Sportello Counseling Accoglienza Studenti “Fatti Vivo!”. Un’opportunità per gli studenti di Sapienzan.54, 2012, pp.2407-2411, DOI: 10.4425/medchir2012-54-6

Abstract

The University Counseling Services were established in the United States in the late 1930s and afterwards became widely popular in Europe. Psychological counseling plays a primary role to fight the stigma against mental illness and significantly contributes to prevention. In November 2008, the university counseling service “Fatti vivo!” was established in “Sapienza” University of Rome. It addresses the university students, particularly medical students. The service provides 3-4 weekly meetings with a six-months follow-up and, if necessary, a post-counseling individual or group therapy and/or pharmacotherapy. We received 160 requests and 132 route consultations were activated, with a drop-out percentage of 21,6%. The mean age of the sample was 24,7 years (37,3% Male, 62,7% Female). While the 21,6% of the sample reported troubles to study, the 50% reported difficulties to study connected with other problems (such as anxiety, asthenia, difficulty in relationships) and the 28,4% reported psychiatric symptoms. The 23,5% of the students were diagnosed with at least one Axis I psychiatric di¬sorder, assessed by DSM IV-TR. The 43,1% of the sample was proposed a post-counseling group psychotherapy, while the 25,5% received other indications (individual psychotherapy and/or pharmacotherapy).

Articolo

Il counseling universitario

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il counseling come “un processo focalizzato, limitato nel tempo e specifico, che tramite il dialogo e l’interazione personale mette in condizione gli individui di gestire i problemi e rispondere a disagi e bisogni psicosociali nel modo migliore possibile secondo le loro potenzialità”1.

 I servizi di counseling universitari sono sorti negli Stati Uniti alla fine degli anni trenta e hanno poi trovato ampia diffusione anche in Europa2.

Il counseling psicologico in modo specifico, ha trovato spazi propri nelle Università, con offerte ampie ed eterogenee. È questa un’attività che non si limita all’orientamento o al mero supporto di particolari utenti. Prevedendo tra i propri compiti quello dell’informazione psicologica, dell’analisi della domanda e della diagnosi psicologica precoce, riveste un ruolo primario nella lotta allo stigma contro la malattia mentale e favorendo la soluzione di situazioni che possono trasformare il disagio esistenziale e relazionale in psicopatologia, contribuisce significativamente all’opera della prevenzione.

In Italia il primo servizio di counseling in ambito universitario è stato istituito negli anni ottanta presso la Cattedra di Psicologia dell’Università di Napoli.

Nel 12 novembre 2001 è stata fondata l’Associazione Universitari, Relazione d’Aiuto e Counseling (AURAC). Al centro dell’attività dell’Associazione si pongono lo studio, la ricerca, la formazione, le iniziative editoriali e l’aggiornamento culturale nel settore della relazione d’aiuto e del counseling svolgendo o partecipando ad una serie di attività di carattere scientifico e culturale e monitorando la realtà universitaria in riferimento ai servizi di aiuto psicologico mediante annuali riunioni in Congresso in diverse sedi.

Lo sportello di counseling-accoglienza studenti “Fatti vivo!”

Sulla base di queste esperienze ed alla luce di ricerche svolte in collaborazione con il “Dottorato di ricerca in Psichiatria: Interventi precoci nelle psicosi”3, nel novembre 2008, con l’approvazione dell’attuale Rettore Prof. L. Frati, del Preside Prof. E. Gaudio e di tutta la I Facoltà di Medicina e Chirurgia della ‘Sapienza’ Università di Roma, è stato attivato presso la UOD di Psicoterapia del dipartimento di Neurologia e Psichiatria uno sportello di counseling-accoglienza studenti dal nome “Fatti vivo!”, rivolto a tutti gli studenti iscritti all’università, con particolare riferimento alla I facoltà di Medicina e Chirurgia.

La scelta di rivolgersi a questo specifico uditorio nasce da diverse considerazioni. Prima fra tutte, l’idea che l’ingresso all’Università impone allo studente il passaggio ad una nuova modalità di formazione e di rapporto con la realtà. Questo non di rado sollecita l’emergenza di un ampio spettro di problematiche psicologiche. Tra queste, le più frequenti sono il conflitto tra dipendenza ed autonomia e le reazioni allo stress, con importanti ripercussioni sull’iter didattico e formativo.

Il servizio è presente sulla homepage di molte Facoltà e diversamente pubblicizzato. Ha una propria pagina web (http://w3.uniroma1.it/fattivivo/) ed è facilmente fruibile in quanto agevolmente raggiungibile e gratuito.

Le motivazioni che hanno indotto la sua costituzione sono diverse, dalla necessità di rispondere in generale agli obiettivi principali della Medicina attuale (ridurre la prevalenza, l’incidenza e la cronicizzazione delle malattie) e più specificatamente a quelli della Psichiatria (la prevenzione nel riconoscimento ed intervento sui prodromi e la presa in carico dei pazienti al loro esordio psicopatologico), all’analisi della recente letteratura che sottolinea il dato inquietante dell’insorgenza di disturbi psichiatrici gravi nel 75% dei casi prima dei 24 anni4.

Gli studenti universitari non solo rientrano in questa fascia d’età, ma rappresentano anche una categoria significativa di “giovani adulti” (ovvero, la potenziale futura classe dirigenziale).

Tuttavia, solo una minoranza di giovani con problematiche psicopatologiche cerca un aiuto specialistico. Da uno studio effettuato nel nostro ateneo ((Armando M, Dario C, Rigetti V, Saba R, Cavaggioni G, Lia C, Fiori Nastro P: Distribuzione della sintomatologia depressiva e ansiosa e correlazione con le condotte di Help-Seeking in un campione comunitario di giovani adulti. La Clinica Terapeutica 2010; 161 (2): 25-32)), su un campione di 1660 studenti universitari, è emerso che il 46,4% degli studenti ha sentito almeno una volta l’esigenza di rivolgersi ad uno psichiatra/psicologo, anche se solo il 31,0% di questi lo ha effettivamente fatto. Questo parrebbe significare che nel 69,0% dei casi l’esigenza di una richiesta d’aiuto rimane una “domanda inespressa” per “paura” (31,4% dei casi), “costo” (25,1% dei casi), “sfiducia” (23,5% dei casi) e “disinformazione” (20,0% dei casi).

Inoltre l’82,6% degli studenti troverebbe utile un servizio di supporto psicologico/psichiatrico pubblico esclusivamente dedicato alla fascia di popolazione dei “giovani adulti”. Date le sue caratteristiche, lo sportello risponde in pieno a questa richiesta.

Caratteristiche organizzative

La prenotazione di un incontro è possibile telefonando alla segreteria dello sportello, collegandosi all’indirizzo web o inviando una mail all’indirizzo e-mail: fattivivo@uniroma1.it. Il tempo medio di latenza tra la richiesta ed primo incontro è di circa 7,4 giorni.

Il servizio è caratterizzato da 3-4 incontri gratuiti della durata di circa 50 minuti l’uno effettuati da personale medico specialista in psichiatria (nei quali viene somministrata una batteria di test psicodiagnostici). Se da questi incontri non risulta necessaria una cura e quindi nessuna indicazione terapeutica, si fissa un incontro di follow-up dopo 6 mesi. Se, invece, dai primi incontri si evince una necessità di cura, lo sportello offre la possibilità di presa in carico in psicoterapia di gruppo post counseling, psicoterapia individuale e/o farmacoterapia in relazione al quadro psicopatologico dello studente. In particolari circostanze, può avvenire un invio presso il centro di salute mentale (CSM) di competenza territoriale o altri servizi pubblici. Per tutti gli utenti è previsto un incontro di follow-up dopo 6 mesi (Figura 1).

Figura 1

Alcuni numeri

Ad oggi abbiamo ricevuto 160 richieste di colloquio, sono stati attivati 132 percorsi di consultazione, sono stati effettuati 435 incontri, di cui 67 di follow-up ed abbiamo registrato il 21.6% di drop-out.

L’età media degli utenti è di 24,7 anni (σ 3,9). Gli studenti di sesso maschile rappresentano il 37,3%, quelli di sesso femminile il 62,7%. Per ciò che riguarda la provenienza geografica, il 47,8% degli studenti sono fuori sede, il 42,4% sono in sede, mentre il 9,8% sono pendolari. Il 13,5% degli studenti ha già conseguito la laurea, il 62,8% degli studenti dichiara di essere in corso, il 23,5% fuori corso. (Figura 2)

Figura 2

Il 19,4% degli studenti ha dichiarato di aver fatto uso di sostanze d’abuso (in particolare cannabis) e l’11,8% ne farebbe tuttora uso. Il 20,6% ha dichiarato di far uso di alcol prettamente nel finesettimana. Il 18,6% degli utenti ha in anamnesi pregresse cure psichiatriche (terapie farmacologiche e/o psicoterapie). La maggior parte degli studenti che si sono rivolti allo sportello provengono dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia (Figura 3), settuple questo dato sia influenzato dalla diversa modalità di presentazione dello Sportello, più diretta inizialmente per gli studenti di medicina, e comunque nel tempo si sta uniformando.

Figura 3

Indagando la motivazione alla richiesta d’aiuto presso lo sportello si è visto che il 21,6% degli studenti dichiara esclusivamente difficoltà negli studi; il 50% oltre alla difficoltà negli studi lamenta altre problematiche quali difficoltà relazionali, deflessione del tono dell’umore, sintomi di natura ansiosa, astenia, scarsa autostima; il 28,4% motiva la richiesta con la presenza di una sintomatologia psichiatrica. (Figura 4)

Figura 4

Al 23,5% degli studenti è stato diagnosticato un disturbo psichiatrico in Asse I del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, (DSM IV)5 con l’ausilio della Structured Clinical Interview for DSM IV Axis I Disorders Clinical Version (SCID- I cv) che viene redatta in occasione del primo colloquio. Di questi il 58,3% ha ricevuto diagnosi di Disturbo dell’Adattamento seguito dai Disturbi dell’umore, d’Ansia e dai Disturbi Psicotici6. (Figura 5)

Figura 5

L’indicazione terapeutica per il 43,1% degli studenti è stata la psicoterapia di gruppo post-counseling; il 31,4% non ha ricevuto nessuna indicazione terapeutica; il restante 25,5% ha avuto invece un’altra indicazione (invio o presa in carico per una psicoterapia individuale e/o una farmacoterapia). Gli interventi attivati per gli utenti che necessitavano di una cura (68,6%) sono, quindi, la presa in carico nella nostra UOD per 34,3% e l’invio presso altri servizi pubblici per 12,6%. (Figura 6)

Figura 6

 Conclusioni

L’attività che viene portata avanti e gli obiettivi futuri hanno come fine comune la prevenzione: primaria nell’individuazione degli stadi premorbosi e per questi l’istituzione di una psicoterapia di gruppo post-counseling dedicata; secondaria con il riconoscimento degli stati prodromici e delle franche patologie psichiatriche e attuando per questi terapie adeguate.

Attive in ultimo sono diverse collaborazioni. Tra queste le più significative in Sapienza sono, come accennato, quella con il Dottorato in Psichiatria “Interventi Precoci nelle Psicosi” e quella con la Commissione Medical Education della Facoltà di Medicina, per il recupero del drop-out/ritardo studentesco. Parimenti molteplici sono le compartecipazioni in ricerche ed attività sia con partner nazionali (il Centro Counseling dell’Università di Padova e l’AURAC) che europei (i servizi di counseling dell’Università di Oxford e di Cambridge).

Cita questo articolo

Cavaggioni G., Lia C., Lai E., Sportello Counseling Accoglienza Studenti “Fatti Vivo!”. Un’opportunità per gli studenti di Sapienza, Medicina e Chirurgia, 54: 2407-2411, 2012. DOI: 10.4425/medchir2012-54-6

  1. World Health Organization: Global Programme on AIDS, Psychosocial counseling for persons with HIV infection, AIDS and related desease. Ginevra, 1989 []
  2. Di Fabio A, Sirigatti S (a cura di): Counseling. Prospettive e applicazioni. Ponte alle Grazie, Milano, 2005 []
  3. Armando M, Dario C, Rigetti V, Saba R, Cavaggioni G, Lia C, Fiori Nastro P: Distribuzione della sintomatologia depressiva e ansiosa e correlazione con le condotte di Help-Seeking in un campione comunitario di giovani adulti. La Clinica Terapeutica 2010; 161 (2): 25-32 []
  4. Patel V, Flisher AJ, Hetrick S, et al: Mental health of young people: a global public-health challenge. Lancet 2007; 369: 1302-13 []
  5. American Psychiatric Association: Diagnostic and statistical manual of mental disorders (4th edn). Washington DC, 1994 []
  6. Lia C, Gallo V, Frassanito A, Cavaggioni G, Lai E: Prevalence of Mood Disorders in a university students population. La Clinica Terapeutica 2011; 162(3):e67-e72. []

Motivazioni del ritardo nella Facoltà di Medicina. Analisi qualitativa e alcune riflessioni per un tutoraggio attivo.n.54, 2012, pp.2392-2395, DOI: 10.4425/medchir2012-54-4

Abstract

In this study a sample of students of Medical School of Sapienza University of Rome that do not take examinations from at least one year (dropout risk) is interviewed to determine the causes of delayThe wide range of found motivations is described and classified. Subsequently some possible recovery strategies are proposed and in-depth discussed.

Articolo

Nell’ambito della commissione Medical Education del CCLC della  “Sapienza” Università di Roma, è stato promosso un gruppo di lavoro sui motivi del ritardo e/o  dell’ ”abbandono” degli studenti della Facoltà e sulle relative possibilità di intervento. Il Gruppo Recupero ha coinvolto i responsabili dello sportello di counseling per studenti “ Fatti vivo”, dell’Università.

Studenti e ritardo nell’ Università

Il corso in Medicina, per la forte selezione all’ingresso, è considerato un corso con maggiore fidelizzazione (bassa frequenza di abbandono dopo il primo anno dall’iscrizione). Diversi studenti tuttavia vanno incontro ad un progressivo rallentamento del loro percorso, premessa talvolta di un abbandono vero e proprio. Questo fenomeno e le possibili azioni da intraprendere nell’ambito del recupero, sono temi che oggigiorno suscitano notevole attenzione.

La Carta dei diritti e dei doveri degli studenti attiva dal 2008-09 include, tra fondamentali, (art.2) il diritto “ a completare il proprio percorso formativo nei tempi previsti “. Riporta, tra gli interventi previsti in quest’ambito dalle facoltà, l’affermazione  (art. 3): “le Facoltà forniscono una assistenza individualizzata, mediante l’assegnazione di docenti come tutor”. E più oltre (art. 10) chiarisce come: “finalità della didattica è quella di far sì che il numero maggiore di studenti consegua nel periodo di durata legale del corso il titolo finale, (…). L’Università attiva iniziative volte a ridurre i fenomeni della dispersione e dell’abbandono”

Si sottolinea quindi come il compito dell’Università non sia solo quello del fornire formazione e competenze qualitativamente adeguate, ma anche che ciò si compia nei tempi previsti.

Nella recente relazione del Nucleo di Valutazione del 2009-2010 della Sapienza un miglioramento del rapporto tra studenti “regolari” e “non regolari” appare di nuovo un obiettivo prioritario anche considerando che la percentuale degli studenti non regolari nell’a.a.2008-2009 risulta del 35%  nelle  Università italiane, ma del 39% alla Sapienza (dati MIUR).  Il documento  richiama quindi “ a un miglioramento della attività di tutoraggio passando (…) da un tutoraggio essenzialmente passivo ad un tutoraggio attivo, in grado di monitorare e contattare gli studenti, almeno quelli il cui percorso appare in affanno, per indagare sulle motivazioni e offrire aiuto.”  Nella stessa relazione, per quanto riguarda la Facoltà di Medicina e Chirurgia 1 è riportato che la percentuale di studenti inattivi (nessun credito acquisito nell’ultimo anno) nell’anno accademico 2008-2009 è risultato del 14,25%.

Infine nel documento del 2011, “Assicurazione della Qualità dei Corsi di Studio universitari: il modello CRUI”  è riportato come “il servizio orientamento e tutorato in itinere, dovrebbe:  favorire un efficace avanzamento nella carriera degli studenti (…)”.

Naturalmente le possibilità di un’efficace attività di recupero sono associate ad un’adeguata e tempestiva conoscenza dei risultati relativi alla carriera accademica degli studenti. E’ primario attivare sistemi informatici in grado di elaborare informazioni attendibili: “ relativi alla progressione nella carriera degli studenti, con  riferimento, in particolare, ai passaggi da un anno di corso al successivo e alle relative dispersioni”

A questo proposito è stato recentemente attivato  presso la Sapienza un sistema informatico di registrazione e monitoraggio degli studenti di tutte le facoltà (Infostud), in grado, pur con alcuni limiti, di monitorare i risultati relativi alla progressione nella carriera degli studenti iscritti.

Sulla base di tali informazioni l’Ateneo ha  inviato una lettera a tutti gli studenti fuori corso, informando riguardo ad un possibile futuro aumento delle tasse per coloro che non completano gli studi nei tempi previsti e offrendo iniziative di tutoraggio da parte di studenti degli anni superiori arruolati attraverso il finanziamento di borse di collaborazione. Questo approccio tuttavia sembra aver riscosso scarso successo pur in assenza di dati ufficiali a riguardo.

Primo intervento conoscitivo

Sulla base di queste premesse abbiamo effettuato alcune riunioni nelle quali si è scelto di focalizzare l’attenzione sulle principali cause del ritardo definendole attraverso una indagine pilota di tipo qualitativo.  In particolare  si è  scelto di contattare studenti iscritti a Medicina che nel loro curriculum risultavano non aver svolto esami da almeno 12 mesi. Abbiamo considerato questi studenti la “punta di un iceberg” rappresentativa di coloro che sperimentano un  progressivo rallentamento degli studi per varie difficoltà.

Abbiamo quindi  richiesto al sistema  Infostud i nominativi e i recapiti di detti studenti. La valutazione era basata sugli esami verbalizzati, acquisiti dal sistema informatico.  Gli studenti del primo anno sono stati esclusi dalla valutazione in quanto al momento della richiesta (Marzo) non avevano comunque il tempo di valutazione minimo. Dalla lista ottenuta sono stati inoltre estratti i soli studenti appartenenti all’ordinamento 270, rappresentativi di una leva più recente di iscrizione.

Per stabilire il primo contatto con lo studente, si è scelto di inviare una e-mail presentandosi come un gruppo di docenti della Facoltà, spiegando brevemente il motivo della richiesta di colloquio  e preannunciando un successivo contatto telefonico (Appendice 1).  La e-mail veniva inviata da un sito ufficiale creato allo scopo. Questo primo contatto consentiva  allo studente anche di rifiutare il colloquio, rispondendo direttamente  per posta elettronica.

Nel corso del contatto telefonico è stato utilizzato un questionario semistrutturato per confermare alcune informazioni generali  (età, sesso, anno di corso, condizione di fuorisede, ecc..) in parte già note, lasciando tuttavia prevalentemente spazio a quanto lo studente voleva comunicare relativamente ai motivi della sua interruzione o ritardo. La modalità del colloquio si rivolgeva soprattutto alla percezione soggettiva delle cause  “A cosa attribuisci il tuo ritardo negli esami? Problemi familiari, economici, salute, ecc….?”

Caratteristiche degli studenti  contattati

Gli studenti individuati per l’invio della mail, sono stati 50, 26 maschi e 24 femmine. 13 erano studenti stranieri e 18 studenti fuorisede. La maggioranza degli studenti (26) risultava iscritta al II anno, 7 al III, 6 al IV, 4 al V e 7 al VI. Tutti sono stati suddivisi in gruppi e contattati da docenti diversi. Il docente non apparteneva allo stesso CL dello studente per ridurre l’eventuale disagio nella risposta. L’esito riassuntivo dei  contatti è riportato in Tabella 1.

Tabella 1
Esito dei contatti ricercati con un campione di studenti della Facoltà di Medicina della Sapienza Università di Roma che non aveva sostenuto esami da 12 mesi

Studenti che non hanno risposto al contatto mail o telefonico

30%

Studenti che hanno rifiutato il contatto telefonico pur rispondendo via mail

15%

Studenti che hanno comunque espresso un giudizio positivo sul contatto

50%

Studenti che hanno riferito problemi relativi alla loro condizione di stranieri

7%

Studenti che hanno riferito problemi relativi all’organizzazione didattica

5%

Studenti che hanno riferito problemi organizzativi di vario tipo

12%

Studenti che hanno avuto o richiesto un contatto con lo sportello counseling

3%

Circa un terzo degli studenti non è risultato rintracciabile. Dei contattati, la maggioranza ha espresso spontaneamente un parere positivo sull’essere stato avvicinato “attivamente”, anche quando riteneva di non avere necessità di aiuto, ma principalmente difficoltà legate a problemi definiti come “personali” (Appendice 1). Abbiamo rilevato come in alcuni casi, la scarsa abitudine ad essere contattati attivamente dalla “istituzione/facoltà” ha determinato un atteggiamento di iniziale diffidenza (“se mi chiamano sono in torto per qualcosa”) che è stato tuttavia superato iniziando il colloquio in modo “amichevole”. Le nostre modalità di approccio erano state discusse nelle riunioni preliminari per essere il più possibile uniformi. (Tabella 2)

Tabella 2
Alcune modalità scelte per contattare studenti che non avevano sostenuto esami da 12 mesi

“Siamo docenti della tua facoltà, stiamo cercando di capire se ci sono studenti che presentano problemi nel percorso di studi  per inadempienza della struttura universitaria”
“Infostud ci permette di conoscere con più oggettività il problema degli studenti in ritardo con il percorso di studi. Questo ha determinato il nostro interesse e desiderio di essere più attivi”
“Ci siamo chiesti, perché alcuni studenti, dopo l’ impegno per superare la selezione dell’ ingresso a Medicina e aver iniziato gli studi si trovino poi in difficoltà nel proseguire”
“Ci interessa la tua esperienza per aiutarti e aiutare altri con la stessa categoria di problemi”
“Ci chiediamo se un tutor possa svolgere un ruolo positivo nella risoluzione di alcuni problemi dello studente in ritardo negli studi”

Problematiche emerse

Le problematiche degli studenti che non hanno effettuato esami da 12 mesi sono risultate di varia origine (Appendice 2).  Alcuni studenti lavoratori, pur con difficoltà, preferiscono restare nel corso regolare piuttosto che usufruire delle facilitazioni offerte.  Alcuni studenti stranieri hanno incontrato numerose difficoltà  di ordine burocratico amministrativo. Difficoltà relative all’organizzazione didattica o  a specifici ostacoli nel superamento di un esame sono ammesse raramente dagli studenti a fronte dei vari problemi personali. A volte tuttavia possono rappresentare l’innesco di una condizione di sfiducia che, se non affrontata, determina una progressiva difficoltà nel proseguire  i ritmi di studio.

Alcune Proposte

Commissioni  per  monitoraggio e recupero

A nostro parere ogni CL dovrebbe dotarsi di una commissione specifica per il monitoraggio e recupero mediante strumenti dedicati. Esistono infatti studenti che divengono ripetenti  (mancanza d’esami superati per iscrizione all’ anno successivo) o fuori corso (superamento del numero di anni previsto per la laurea). Questi gruppi, che non rientrano tra quelli da contattati in quanto svolgono comunque alcuni esami nell’arco di 12 mesi, sono un numero consistente e rendono, in toto, disomogeneo il rapporto con la didattica. Riteniamo che, nel tempo, possano essere il gruppo a maggior rischio di abbandono. Tale commissione dovrebbe individuare precocemente queste situazioni a rischio, prevedere un contatto attivo e fornire programmi di tutoraggio, magari a piccoli gruppi omogenei, per consigliare e supportare lo studente, se motivato, a reinserirsi nel corso di studi. Il nostro campione indica che essere contattati attivamente è considerato un fattore positivo da oltre i due terzi degli studenti.

Sportelli dedicati

Soprattutto nelle grandi università, l’attività di “sportelli di facilitazione” per problemi specifici (studenti stranieri, convalida di esami in altre sedi, trasferimenti) dovrebbe essere potenziata.

Supporto alle difficoltà psicologiche e altro

Studenti con problemi di carattere psicologico o relazionali nelle modalità di affrontare lo studio, il rapporto con i docenti ecc.. dovrebbero avere facile accesso a strutture di counseling come quelle dello sportello “Fatti vivo!”  (vedi articolo su questo numero). Inoltre, un aspetto specifico di Medicina è il rapporto con il proprio futuro ruolo professionale, considerando le diverse peculiarità (rapporto con il corpo altrui, la sofferenza e la morte, la responsabilità verso la vita di altri). La collaborazione con  “Fatti vivo!”  ha portato alla proposta di attivare  gruppi di confronto per tutti gli studenti della facoltà, nei quali affrontare problematiche e aspettative rispetto al ruolo professionale che lo studente andrà a svolgere una volta entrato nel mondo del lavoro.

Figura del tutor e supporto didattico

Alcuni studenti incontrano problemi relativi alla organizzazione dello studio o hanno difficoltà nell’affrontare un singolo esame o nel rapporto con i docenti del corso. Il tutor può affiancare  lo studente nel prefigurare le modalità autonome di risoluzione di tali problemi. Abbiamo individuato alcune caratteristiche auspicabili del tutor che sono riportate in Tabella 4

Tabella 4
Caratteristiche prevalenti per il ruolo del tutor

Reperibilità Tutor ben conosciuto e contattabile, sia a distanza che fisicamente, in modo semplice e possibilmente rapido
Empatia Capacità di accogliere e ascoltare le problematiche dello studente
Capacità di discernere Capacità di individuare le motivazioni fondamentali alla base del disagio riferito dallo studente
 Capacità di orientare Capacità di orientare verso le persone  e servizi più consoni alla soluzione della difficoltà
Capacità di mediare tra lo studente e l’organizzazione universitaria o suoi membri
Capacità di proporre soluzioni di ‘sistema’ Capacità di proporre all’organizzazione universitaria le soluzioni di sistema ritenute più consone ad evitare o minimizzare problematiche diffuse

Conclusioni

Prevedere un aiuto efficace agli studenti in difficoltà nel mantenere i ritmi didattici previsti, presenta molti, differenti, significativi ostacoli. I problemi più rilevanti sembrano essere:

  • incompleta conoscenza delle dimensioni e caratteristiche psicologiche e socio-economiche del problema e rapporto con l’adeguatezza della offerta didattica, la qualità ed efficienza delle strutture di supporto;
  • la eterogeneità delle problematiche individuali, in una popolazione studentesca molto variegata, difficilmente correlabili in modo esclusivo a motivazioni di tipo tradizionale (background culturale, residenza, reddito ecc.)

Per il primo, è auspicabile una più approfondita conoscenza dei dati oggettivi che definiscono il problema nelle sue molteplici sfaccettature: sia di carattere generale (statistiche comparative e trends temporali nel raggiungimento degli obiettivi formativi) sia quelle specifiche, (verifica costante della fruibilità di condizioni di apprendimento adeguate e facilmente accessibili).

Per il secondo, appare cruciale un’attenzione “personalizzata” alle problematiche individuali che fornisca supporto efficiente di orientamento culturale e di valorizzazione delle risorse, senza sconfinare nelle dimensioni del “counseling psicologico” e senza essere orientata al mero superamento di difficoltà burocratiche, che devono trovare risposta nelle sedi deputate.

Su quest’ultimo aspetto il gruppo di lavoro ha formulato la proposta di un programma realistico di attività tutoriali, certi che da queste dipenda, una riduzione significativa del problema se non una soluzione. Condizione assolutamente necessaria alla sua realizzazione rimane comunque l’impegno personale e continuo di tutti i responsabili dell’educazione medica.

Bibliografia

W Arulampalam, RA Naylor, Smith JP., Dropping out of medical school in the UK: explaining the changes over ten years. Medical Education, 41:385-394, 2007.

O’Neill LD, Wallstedt B, Eika B, Hartvigsen J. Factors associated with dropout in medical education: a literature review. Medical Education, 45: 440-454, 2011.

A Squarzoni, E Stefano. Assicurazione della qualità dei corsi di studio Universitari. CRUI 2011

Nucleo di Valutazione di Ateneo, Relazione Annuale Didattica e Ricerca 2009/2010, Sapienza Università di Roma

Appendici

 Appendice I

La mail inviata Modalità di risposta di chi non voleva essere contattato
Buongiorno (nome dello studente),siamo un gruppo di docenti della tua Facoltà  che partecipano alla Commissione “Medical Education”.La recente introduzione del sistema Infostud per la gestione degli esami ci consente oggi di avere informazioni  sintetiche sugli studenti che sembrano in ritardo con gli esami.Poiché pensiamo che questa situazione sia, almeno in parte, legata a problematiche di natura didattica e organizzativa, ti contatteremo(*) telefonicamente al numero (numero telefonico dello studente) il giorno…………. in orario pomeridiano  per sapere se possiamo esserti di supporto nella evoluzione del tuo percorso universitario.Con i migliori saluti(è firmato da tutti i nomi del gruppo e colui che farà la telefonata è individuato da un asterisco) Buongiorno,grazie, ammetto che l’interessamento da parte Vostra nei confronti degli studenti in ritardo con gli esami mi colpisce in modo estremamente positivo. Tuttavia il mio ritardo dipende principalmente da motivi personali che sto cercando di risolvere, l’organizzazione della facoltà c’entra ma in minima parte. Sotto questo punto di vista sento il peso di una facoltà da svecchiare e modernizzare sia perché la medicina è (come tutte le scienze) in continua evoluzione che per coinvolgere ed invogliare maggiormente gli studenti più giovani nello studio. Ciò detto, apprezzo veramente l’iniziativa e ringrazio nuovamente ma mi trovo a rifiutare la vostra offerta di aiuto poiché, come già detto, il mio ritardo dipende principalmente da motivi personali. Grazie comunque.

Appendice II

Alcune risposte ai colloqui telefonici

Tel. 1 Chiamo il cellulare indicato. Più volte, senza successo. Infine mi risponde una donna. Accento campano. Le dico chi cerco. Sembra preoccupata e in parte imbarazzata. Ansiosa. La rassicuro qualificandomi. Mi chiede se ci sono problemi con la didattica e gli esami. Rispondo evasivamente. Mi dice che chi cerco è suo figlio. Voglio il numero? Naturalmente sì. Lo chiamo più volte. Risponde ancora la donna. Ribadisco deciso che nè voglio nè posso parlare con lei. Lo sa. Vorrebbe che il figlio parlasse con qualcuno, ma lui non vuole. Era venuto a Roma dalla provincia per studiare. Invece si è ammalato. Cheratocono. Le difficoltà visive non gli permettevano di leggere e studiare. E’ tornato a casa ed è stato molto frustrante per lui. Era preoccupato, arrabbiato, deluso. Per un lungo periodo non è ha esami. Qualche mese fa si è operato. La situazione è migliorata, ma ha ancora molte difficoltà. Ha fatto un esame da poco. Voto basso, ma superato. L’ umore però resta abbattuto. Magari trovasse accoglienza allo sportello! Ma per ora è triste e non vuole tornare a Roma.
Tel. 2 M. è del 79. Iscritto al 2° anno. Fatica a tenere il passo negli studi. Ha un mutuo da pagare e lavora. Contratto  a tempo indeterminato: 10 ore al giorno in un ospedale come fisioterapista. Dopo la laurea breve aveva iniziato Farmacia. Poi è passato a Medicina. E’ molto motivato, ma lamenta di aver trovato molte difficoltà organizzative e amministrative come nella validazione degli esami o nel riconoscimento dei titoli, che gli rendono il percorso didattico quasi impossibile.
Tel. 3 P. è del 86. E’ iscritta al VI ma ha fatto solo gli esami del III anno. E’ entrata prima al CL di Latina. Più di 2 ore e mezzo per  andare e altrettanto per tornare. Molta fatica. Troppa. A giugno scorso voleva quasi lasciare gli studi. Invece è riuscita a ottenere il trasferimento a  Roma e questo l’ha incoraggiata. E’ sempre pendolare ma ha deciso di riprendere gli esami. Ritiene che un tutor per lei sarebbe importante, ma non sa chi potersi rivolgere.
Tel.4 27 anni, fuori sede. Ripetente al 2° anno e in cerca di lavoro per mantenersi autonomamente. Il ritardo, percepito in termini non drammatici, viene attribuito a difficoltà giudicate superabili in tempi brevi. La prima reazione alla telefonata è di sorpresa. Poi, interesse per l’iniziativa. Ne vorrebbe beneficiare e chiedere supporto soprattutto riguardo a: definizione e ottimizzazione del piano di studi; chiarimenti delle procedure burocratiche e amministrative. Non intende assolutamente rinunciare al suo progetto di studio pur prevedendo di poter rispettare le scadenze definite per rimanere “in corso”.

Cita questo articolo

Merli M. et al., Motivazioni del ritardo nella Facoltà di Medicina. Analisi qualitativa e alcune riflessioni per un tutoraggio attivo, Medicina e Chirurgia, 54:2392-2395, 2012. DOI: 10.4425/medchir2012-54-4