Editorialen.77, 2018, pp. 3445

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.00

Questo primo numero dell’anno 2018 è un fascicolo prezioso per tutti i Docenti attuali e quelli che verranno. Infatti, nella parte centrale troverete un “documento”, frutto della cooperazione tra la “Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia”, con il suo “Gruppo di Innovazione Pedagogica” e la “Società Italiana di Pedagogia Medica” con il contributo del Prof. Pietro Lucisano, professore ordinario di Pedagogia sperimentale. Il documento, del quale avevo già dato annuncio nell’ultimo numero, è relativo ai Test con risposte a scelta multipla multipla (Multiple choice question, MCQ): strumento di verifica dell’apprendimento e/o delle conoscenze che il futuro medico incontra in varie occasioni durante il suo percorso formativo. Al giorno d’oggi i MCQs sono la forma di verifica sempre più utilizzata, dai test di ammissione al corso fino a quelli di ammissione alle scuole di specializzazione e, pertanto, ho ritenuto necessaria la redazione di questo documento allo scopo del corretto allestimento di questo tipo di test .
Il numero è ulteriormente arricchito dallo scritto sulla formazione pre-laurea in cure palliative e terapia del dolore. Da molto tempo la Conferenza si sta occupando di tali argomenti grazie al Gruppo di Lavoro dedicato, tanto che durante l’assemblea del 22 gennaio 2018 è stata approvata una mozione (che troverete alla fine dell’articolo) che raccomanda a tutti i CLMs in Medicina e Chirurgia di integrare le Cure Palliative e la Terapia del Dolore nell’ambito dei tirocini professionalizzanti .
Da Ferrara, arriva come preannunciato nell’ultima adunanza della Conferenza, una altra bella iniziativa relativa alla medicina di genere. Infatti, troverete un articolo sulla creazione di un ambiente strutturato, fruibile online, che racchiude molta della letteratura raccolta sulla medicina di genere dalla Prof. Fulvia Signani e che verrà messa prestissimo a disposizione della Conferenza .
Chiude il numero l’articolo nella sezione “uomini, scuole e immagini della storia della medicina”, che Giovanni Danieli ha sempre ritenuto fiore all’occhiello della rivista .
Nel notiziario sempre presenti i nostri Studenti attraverso il SISM e la voce dell’ANVUR grazie alla puntuale presenza del suo Presidente, il Prof. Paolo Miccoli. Proprio quest’ultimo scritto è di grande importanza riportando, tra l’altro, notizie dell’accreditamento dei Corsi di Dottorato di Ricerca e sul riaccreditamento delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria .
Mi sembra giusto fare cenno alla sempre più fedele presenza delle altre Conferenze che ci onorano ogni volta di un piccolo scritto nella sezione “News”. Il nome dato dai fondatori alla nostra rivista oggi diventa una realtà. Questo sono e dovranno sempre più essere i “Quaderni delle Conferenze Permanenti” .
Buona lettura,
Andrea Lenzi
Presidente dell’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia

Lettera di Intenti dell’associazione CPPCLMM&C – I Quesiti a Scelta Multipla nel Percorso Formativo Del Medicon.76, 2017, pp.3414-3415

Lettera di Intenti dell’associazione CPPCLMM&C

I Quesiti a Scelta Multipla del Percorso

Associazione

CONFERENZA PERMANENTE DEI PRESIDENTI DI CONSIGLIO DI CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MEDICINA E CHIRURGIA

 

Presidente: Andrea Lenzi

Alla cortese attenzione – Prof Marco Mancini c/o MIUR – Dott.ssa Maria Letizia Melina c/o MIUR – Dott.ssa Rossana Ugenti c/o Min Salute – Dott.ssa Roberta Chersevani C/o FNOMCeO

 

Oggetto : Linee Guida della Associazione “Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCLMM&C)” in tema di MCQ

Carissime/o,

vi invio in allegato la nota della Associazione “Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCLMM&C)” con cui la stessa ha annunciato a tutti gli interessati, a partire dai presidenti di CLM stessi, la predisposizione di Linee Guida in tema di quesiti a risposta multipla.

Penso che in funzione della prossima emanazione del DM di revisione dell’Esame di Abilitazione alla professione di Medico Chirurgo, queste Linee Guida, assieme all’esperienza accumulata dalla Conferenza in 12 anni di Progress test sugli oltre 50 CLM italiani e su tutti gli anni di corso, siano un importante momento di condivisione a garanzia della qualità dei quesiti, della loro validazione e della valutazione dei risultati.

Un cordiale saluto

Andrea Lenzi

I QUESITI A SCELTA MULTIPLA NEL PERCORSO FORMATIVO DEL MEDICO

Lo studente in Medicina, durante il suo percorso formativo, deve sottoporsi numerose volte a valutazioni o selezioni che utilizzano i quesiti a scelta multipla (MCQ=multiple choice question) come strumento di accertamento di conoscenze. Sebbene questo strumento non sia adatto alla verifica di tutte le tipologie di apprendimento, esso deve la sua diffusione alla facilità di somministrazione contestuale ad un gran numero di candidati ed alla obiettività del risultato. Proprio per questi motivi i MCQ vengono utilizzati, in ambito dell’area medica, in batterie con un numero vario di elementi, per fini molto differenti:

 prove di selezione (ad es.: ammissione al CLM in Medicina e Chirurgia, alle Scuole di Specializzazione dell’area medica o al Corso di formazione per Medici di medicina generale);

 prove certificative di valutazione di profitto (ad es.: esami di profitto di corso integrato);

 prove autovalutative di profitto (ad es.: verifiche in itinere dell’insegnamento, non certificative);

 prove valutative di sistema (ad es.: progress test);

 prove abilitanti (ad es.: esame di abilitazione all’esercizio della professione)

Non è superfluo rilevare a questo punto che uno strumento, per essere efficace, deve essere adatto allo scopo e ben dimensionato

Pertanto una batteria di MCQ deve contenere quesiti:

 riferiti a contenuti condivisi, pubblicizzati ex ante e coerenti con il progetto formativo (o parte di esso) a cui sono associati;

 in numero e di difficoltà adeguata allo scopo della prova;

 formulati in maniera adeguata al tipo di competenze che è prioritario valutare ai fini della prova

Altro aspetto da considerare è la metrica da utilizzare per la analisi dei risultati, anche questa da correlare alle finalità della prova.

Ad una prova valutativa è chiesto di misurare il grado di acquisizione di conoscenze e competenze da parte di un singolo studente, mentre in una prova selettiva viene chiesta una valutazione comparativa delle conoscenze di un candidato relativamente agli altri, mentre ancora in una prova abilitativa è necessario predefinire un livello soglia del risultato riconducibile alle conoscenze minime per l’abilitazione.

Dalle semplici considerazioni fin qui riportate appare evidente che la formulazione di batterie di MCQ non può non tenere conto del contesto ma, a seconda del tipo di utilizzo, dovrebbe attenersi a delle indicazioni metodologiche costruite sulla base di conoscenze avanzate nel campo della valutazione e della docimologia.

Essa inoltre dovrebbe essere correlata a contenuti condivisi da tutto il campione (di studenti) da esaminare ed una non sempre adeguata attenzione a questi aspetti ha portato ad una risonanza mediatica negativa per alcune prove a valenza nazionale con forte competitività che hanno rischiato di minare la validità di questi sistemi di valutazione.

La Associazione “Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCLMM&C)”, in coerenza con i propri scopi istituzionali ed obiettivi strategici dichiarati, ha approfondito l’argomento e testato più volte se stessa con il Progress test (in atto da oltre 10 anni in tutti i corsi e su tutti gli anni) ed anche al fine della auspicata modifica dell’Esame di Abilitazione nazionale all’esercizio della professione, sta predisponendo un Documento di Linee Guida sul tema, da mettere a disposizione della comunità e delle Istituzioni governative di riferimento, che fornisca indicazioni sulle auspicabili caratteristiche strutturali e docimologiche dei singoli MCQ, delle batterie da predisporre e della relativa valutazione, in relazione alle differenti finalità per cui tale strumento viene utilizzato nel lungo percorso di formazione del medico (pre- e post-lauream) nel nostro sistema nazionale.

Editorialen.76, 2017, pp. 3413

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.00Questo numero deve obbligatoriamente iniziare con i ringraziamenti per tutti i componenti della Conferenza che con il loro lavoro e partecipazione hanno contribuito alla realizzazione dei numeri della rivista in questo 2017. I ringraziamenti vanno estesi all’ANVUR, al CUN e alle altre Conferenze che, puntualmente, ci hanno onorato dei loro contributi nella sezione delle news.

Un ringraziamento speciale al nostro grande Maestro, il Prof. Giovanni Danieli, che mi ha donato questa sua creatura assicurandomi sempre il suo appoggio e supervisione.

Il 2017 ha visto la creazione dell’Associazione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia che diventata Ente di consultazione e progettazione delle Istituzioni e dei Ministeri. Nel prossimo 2018 vedrete la Conferenza sempre più attiva e con nuovi progetti. Infatti, come saprete, e in elaborazione il DDL sulla “laurea abilitante” che e stato in larga parte scritto proprio grazie al contributo dell’Associazione. In questo numero, per esempio, vi e già un primo forte segnale della neonata Associazione con la lettera di intenti relativa alla creazione delle linee guida per la corretta confezione dei quesiti a scelta multipla.

Tornando agli altri contenuti della nostra rivista, mi piace segnalare lo scritto del gruppo di lavoro “Medical Education” sulle strategie per far fronte al ritardo studentesco nel CLM in Medicina, cosi come i risultati dell’indagine sulle abitudini relative al consumo di bevande alcoliche, l’atteggiamento verso l’alcol e le credenze e le conoscenze di base relative ai rischi per la salute in un campione di quasi 2000 studenti universitari, afferenti a differenti Atenei frequentanti diverse Facoltà. Nello spazio dell’ospite l’articolo sui farmaci equivalenti e farmaci biosimilari considerati ad oggi carte vincenti per la sostenibilità dei servizi sanitari.

La foto con gli auguri dei “nostri ragazzi” del SISM e con le loro iniziative e il gioiello che chiude il numero.

Concludendo, mi resta il compito ed il piacere di augurarvi un anno meraviglioso, denso di condivisioni, iniziative, idee, progetti … un 2018 “modello Conferenza”.

Un vero augurio a Tutti Voi Lettori e Amici perche il nuovo anno realizzi tutto quello che più vi sta a cuore.

Andrea Lenzi Presidente dell’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia

Il Progress Test 2016n.75, 2017, pp.3386-3390, DOI: 10.4487/medchir2017-75-2

Alfred Tenore,* Stefania Basili,** Andrea Lenzi**.

*Department of Medical Education California University of Science and Medicine San Bernardino,California, USA; **Sapienza- Università di Roma.

Abstract

Since 2006, the PT has been held annually. During these 11 years, the percentage of Italian medical schools that have participated has increased from 50% to approximately 96% and has seen the number of participating students increase from 3,300 to approximately 33,000.

Even though the PT was developed to respond to a new educational curriculum that introduced Problem Based Learning (PBL), it has been subsequently demonstrated that the application of a longitudinal, progressive method of assessment and evaluation is valid not only for PBL-based curricula, but also for those (still) using “traditional” curricula.

This report describes the Italian experience over the last 11 years and in particular, focuses on the results obtained from the last PT (november 2016) taken by 33,369 Italian medical students.

Parole Chiave/ Key-Words: Progress Test, 2016

Articolo

Introduzione

Il “Progress Test” (PT), rappresenta un metodo di valutazione longitudinale delle conoscenze con peculiarità particolari: (a) lo studente non può prepararsi per il PT, (b) la valutazione è basata solo sulla capacità dello studente di acquisire e ritenere le conoscenze riguardo agli obiettivi del curriculum formativo globale e non del singolo corso integrato.

Il PT rappresenta quindi un metodo per valutare l’apprendimento dello studente rispetto al dominio totale delle conoscenze richieste per un laureato ideale di un Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia.

Dal 2006 l’associazione “Conferenza dei Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia” ha iniziato ad usare questo strumento costantemente con una sempre maggiore partecipazione del corpo Docente e degli studenti. Ad oggi il Progress Test rappresenta per i Corsi di Laurea Italiani un tassello importante della formazione e della valutazione e sempre più la Commissione Esame di Stato porta avanti l’idea di poterlo inserire nel nuovo progetto della “laurea abilitante”.

Materiali, Metodi e Risultati

Brevemente, si ricorda le modalità di somministrazione e la composizione del progress test.

Il test è sostenuto in due tempi: dalle 9:00 alle 12:00 la prima parte e dalle 14:00 alle 17:00 la seconda, mediamente con 80 secondi di tempo per rispondere a ciascuna domanda.

Il test viene somministrato in tutta Italia nello stesso giorno (in genere un mercoledì dei primi 15 giorni di novembre) in contemporanea, con un sistema di controllo attento che non permette a nessun Corso di Laurea di conoscere le risposte alle domande. Inoltre le domande vengono cambiate ogni anno e trasmesse ai Corsi di laurea con tempistiche strettissime per evitare ogni tipo di possibile diffusione agli studenti. Esiste un coordinamento centrale che mantiene la segretezza del tutto e che si occupa anche di istruire tutto il personale coinvolto nelle varie sedi.

Il test è composto da 300 domande del tipo a scelta multipla (“nozionistiche” o “di ragionamento”) come quello effettuato alla McMaster University in Canada.

Le domande sono divise per ambiti disciplinari: 150 nell’area delle Scienze di Base e 150 nell’Area Clinica.

Per il risultato del test sono valutate solo le risposte corrette alle quali è attribuito un punto.

Ogni sede ottiene quindi delle informazioni sia in forma aggregata (numerica) che analitica rispetto agli ambiti culturali presi in considerazione. A livello centrale è poi elaborata una media nazionale con la quale ogni sede può paragonare i risultati ottenuti dagli studenti dello stesso anno della propria Facoltà.

Il 16 novembre 2016 è stato condotto l’undicesimo PT che ha visto coinvolti 47 dei 49 corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CLMMC) degli Atenei italiani (2 Atenei non hanno potuto partecipare. Uno per problemi organizzativi e l’altro per la contemporaneità con l’apertura dell’Anno Accademico).

Inoltre, per la prima volta, anche 1 dei 9 Corsi in lingua inglese ha partecipato al PT.

In totale sono stati quini 48 CLMs a partecipare.

In totale, considerando i 48 Atenei, 33369 studenti hanno partecipato in Italia al Progress test 2016. Nelle figure e tabelle che seguiranno verranno tuttavia riportati i dati su 32176 studenti appartenenti ai 47 CLMs che hanno inviato i risultati.

Il 68% dei CLMs ha somministrato il test ai 6 anni di corso. Il 15% a 5 anni, l’11% a 4 anni e il 6% a 3 anni di corso.

Come riportato in Tabella 1, si è osservato un incremento significativo (in media +30%) della partecipazione in quasi tutti gli anni di corso ad eccezione del secondo anno (ricordiamo essere l’anno del grande numero di subentri per ricorso).

La partecipazione degli studenti al test somministrato il pomeriggio rispetto a quello somministrato la mattina è stata simile con uno scarto massimo del -1.9% al terzo anno (n=148).

Nella Figura 1 è riportata la percentuale di partecipanti rispetto al numero totale di inscritti negli 11 anni di somministrazione del PT. La linea tratteggiata in orizzontale rappresenta la media dei partecipanti tra il 2006 ed il 2015.

Negli ultimi anni l’importanza data al PT non solo come strumento di valutazione ma come premialità alla carriera dello studente ha portato la partecipazione media a circa il 50%. Nel 2016 la percentuale è arrivata a sfiorare il 60%.

Tuttavia, come evidente in Figura 2, dove è disegnata la distribuzione della percentuale di studenti che hanno sostenuto il PT rispetto al numero potenziale di studenti iscritti a quell’anno di corso questa alta percentuale è sostenuta dai primi 4 anni di corso mentre scende sotto il 50% negli ultimi anni.

L’analisi dei risultati globalmente ottenuti per le scienze di base e quelle cliniche ha mostrato come riportato nelle Figure 3 e 4 un andamento paragonabile a quello della media nazionale mettendo insieme tutte le informazioni ottenute dal 2011 al 2016. Infatti, la media nazionale dal 2011 al 2015 è stata di 38 con una deviazione standard del 12.4% per le scienze di base e quella del 2016 del 42.3±13.8%. Parimenti per le scienze cliniche la media nazionale ottenuta dal 2011 al 2015 è stata di 28.2±13.6% mentre quella del 2016 è stata 30.9±12.3%.

Analisi dei Risultati per anno di corso

Nelle figure 5 (scienze di base) e 6 (scienze cliniche) sono riportate le percentuali di risposte corrette per ciascun anno di corso e poste a confronto con le percentuali ottenute negli anni 2014 e 2015. Tali anni sono stati scelti per la ampissima numerosità di partecipanti che ha superato i 20000 studenti (2014: 22955; 2015: 26899; 2016: 32176).

Per il I anno c’è un lieve aumento della performance sia nelle scienze di base (23%) che per le scienze cliniche (17.7%). Per il II anno la percentuale delle risposte giuste per le Scienze di Base è molto alta (29.4%) rispetto a quelle del 2015 (25%) e del 2014 (27.6%) mentre la percentuale per le scienze cliniche è paragonabile a quella deli anni precedenti. Nel III anno, si è osservato un aumento delle risposte esatte sia nelle scienze di base (41%) sia nelle scienze cliniche (24.2%).

Dal IV anno al VI anno per le scienze di base si è osservato un aumento della percentuale delle risposte corrette (49.2%, 53.9%, 57.4%, rispettivamente). Tale andamento non è stato osservato invece per le scienze cliniche (Figura 6).

Analisi individuale delle aree disciplinari.

Scienze di Base (Figure 7-13) Come atteso “Morfologia e Biologia” (Figura 7) presentano un aumento nei primi tre anni fino a superare il 50% (quello appreso entro la fine del terzo anno); tuttavia la percentuale di risposte esatte è in aumento anche fino al sesto anno evidenziando come la conoscenza raggiunta non viene persa ma soltanto implementata dall’ulteriore conoscenza in altre aree disciplinari. Anche la “Fisiologia” presenta lo stesso andamento (Figura 8). La “Biochimica e Biologia Molecolare” sembrano avere un aumento progressivo nei primi tre – quattro anni e poi il raggiungimento ed il mantenimento di un plateau (Figura 9).

“Microbiologia ed Immunologia” (Figura 10) mostrano un picco al terzo anno che da ragione del buon lavoro condotto al secondo anno quando si insegnano materiale ricomprese in questa area disciplinare. Anche per questa area disciplinare esiste il fenomeno della conservazione della conoscenza e addirittura un incremento fino al 59% negli ultimi anni dove la conoscenza clinica richiama la conoscenza di base.

Per la “Patologia e Fisiopatologia” (Figura 11) sembra riprodursi lo stesso fenomeno della precedente area disciplinare. L’andamento dell’area disciplinare “Farmacologia” (Figura 12) è stato sicuramente migliore di quello degli scorsi anni raggiungendo e superando al quarto anno il 50%. Anche per le “Scienze del Comportamento” si è osservato questo anno un progressivo incremento delle conoscenze che cresce anno per anno (Figura 13).

Per le scienze di base, quindi, abbiamo nel 2016 una buona riproducibilità nella percentuale delle risposte giuste e quest’anno un notevole miglioramento per alcuni ambiti disciplinari.

Scienze cliniche (Figure 14-19) Analizzando i dati riportati nelle figure è possibile osservare come per la disciplina di “Ostetricia e Ginecologia” (Figura 14) vi sia una progressione graduale che progressivamente sale fino a raggiungere una percentuale superiore al 50% al sesto anno di corso. Per la disciplina “Pediatria” (Figura 15) si assiste ad un progressivo miglioramento della percentuale di risposte esatte anche se il massimo raggiunto è poco più del 40%; è tuttavia da sottolineare che tale disciplina viene insegnata nel semestre successivo a quello in cui viene somministrato il PT al sesto anno.

Per la “Medicina Interna e Specialità Mediche”, la “Chirurgia Generale e Specialità Chirurgiche” e la “Medicina Preventiva” si assiste sicuramente ad un incremento delle conoscenze dopo i primi tre anni di corso ma senza il raggiungimento di una percentuale attesa di risposte esatte (Figure 16, 17, 18) La disciplina “Anatomia Patologica”, sempre andata molto bene negli anni scorsi, quest’anno resta una delle poche che, nei vari anni raggiunge quasi il 60 % in media delle risposte esatte.

Le figure 20 e 21 riportano l’analisi dell’incremento delle competenze al sesto anno suddivisi per CLMMC.

Nel range medio c’è una buona percentuale di CLMs dimostrando che dopo 11 anni di lavoro l’associazione Conferenza Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia è riuscita a raggiungere una altissima numerosità di partecipanti ma anche ad utilizzare il PT come un test affidabile nella valutazione delle conoscenze acquisite durante il corso di laurea e a modulare l’insegnamenti fino a raggiungere una buona omogeneità nei curricula italiani.

Si ringrazia Chiara Bresciani per il grande aiuto nell’editing del manoscritto.

Bibliografia

Cita questo articolo

Tenore A., Basili S., Lenzi A., Il Progress Test 2016, Medicina e Chirurgia, 75: 3386-3390, 2017. DOI: 10.4487/medchir2017-75-2

Editorialen.75, 2017, pp. 3381

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.00La Associazione Conferenza dei Presidenti di corso di Laurea in Medicina in questo numero ospita contributi che spero siano di grande stimolo alle sue sempre più numerose attività.

L’attenzione del lettore cadrà subito sulle criticità sottolineate dal Comitato Etico di Sapienza relative alla sottomissione a quest’ultimo delle tesi di laurea. In assenza di precise norme che regolino il tema, è necessario fare riferimento ai principi ed alle normative relative a tutta la cosiddetta Sperimentazione Clinica? Anche l’analisi di come valutano gli studenti la qualità della formazione scritto con competenza da coloro che di qualità sono esperti stimolerà numerose considerazione da parte del lettore.

Il tema delle Cure Palliative è sempre più dibattuto in ambito clinico, organizzativo, etico, scientifico. Il dibattito è alimentato dalla consapevolezza sociale delle problematiche dell’inguaribilità e del fine vita che richiedono una risposta che parta dalla realizzazione di un approccio clinico che migliori la qualità di vita del paziente e della sua famiglia. Nell’articolo di Guido Biasco, Guglielmo Tellan e Sabino De Placido viene quindi sottolineata la importanza di una educazione alle Cure Palliative che venga avviata nel pre-laurea di medici e infermieri, e non sia solo realizzata con la formazione di specialisti nella materia. L’articolo suggerisce modelli di corsi dedicati che dovrebbero essere disegnati in maniera flessibile in modo da poter essere realizzati in funzione delle disponibilità di ogni singola sede universitaria.

Alfred Tenore insieme a me e a Stefania Basili riporta i dati del Progress Test 2016. In totale sono stati 48 CLMs a partecipare con un totale di 33369 studenti partecipanti con il 68% dei CMs che ha somministrato il progress test a tutti gli anni di corso rinforzando sempre più la validità di questo strumento di valutazione dell’apprendimento e della conservazione di questo durante la formazione medica.

La rubrica delle notizie grazie al contributo di Paolo Miccoli per ANVUR, Manuela di Franco per CUN, del SISM e delle altre Conferenze è ricca di spunti interessanti.

Da ultimo mi piace citare l’articolo di Pier Luigi Ingrassia che ci porta nel campo delle tecnologie nel campo della percezione sensoriale che credo apporteranno miglioramenti significativi sia nella formazione in simulazione che nella gestione della simulazione stessa.

Andrea Lenzi
Presidente dell’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia

Editorialen.74, 2017, pp. 3345

Circa 1 anno fa abbiamo iniziato un nuovo progetto, quello di rendere la nostra rivista una risorsa non solo per la letteratura medica nazionale, ma anche, gradualmente, per quella internazionale.

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.00“The Journal of Italian Medical Eduction” in questo numero attraversa l’Oceano ospitando l’articolo di uno dei Membri che hanno fatto la storia della Conferenza, il Prof. Alfred Tenore.

Alfred ci illustra in un dettagliato articolo un nuovo approccio all’insegnamento della Medicina: “The Global Active-Learning Curriculum”.

In questo articolo troverete il core curriculum del ventunesimo secolo che trova nella collaborazione interprofessionale il suo “core” e che egli ha sviluppato alla “California University of Science and Medicine”.

Questa volta non avremo la cassetta degli attrezzi, ma un approfondimento di uno dei gruppi di lavoro della Conferenza sul ritardo studentesco. Questo articolo riferisce sui risultati del Forum che si è tenuto durante la riunione della Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di CCLM in Medicina che si è svolta presso l’Università del Piemonte Orientale il 31 marzo 2017. L’articolo affronta, attraverso i debriefing di restituzione finale, le cause del ritardo studentesco, i possibili interventi di tutoring, counselling, di sportello studentesco o possibili interventi pedagogici.

Nello spazio dell’ospite troverete un articolo sulla Medicina dei Disastri.

L’esperienza del Centro di Ricerca in Medicina d’Emergenza e dei Disastri dell’Università del Piemonte Orientale, raccontata da Francesco Della Corte insieme al SISM, rende evidente come alla luce dell’aumento del numero di Disastri e degli incidenti maggiori a livello globale e la crescente minaccia di attacchi terroristici sia necessario integrare alcune conoscenze di base in Medicina dei Disastri nel bagaglio delle competenze professionali di ogni medico. La formazione in Medicina dei Disastri non può più essere affidata solamente a coraggiose iniziative di pochi centri ma è necessario prevedere un inse-rimento di questa disciplina, anche solo dei principi basilari, nei curricula accademici.

Nella sezione “News” troverete, accanto all’intervento del SISM, i puntuali reports del Prof. Paolo Miccoli per ANVUR e della Prof. Manuela Di Franco per CUN.

Inoltre, sono orgoglioso che la nostra rivista sia tornata ad ospitare le “News” della “Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea Magi-strale in Odontoiatria e Protesi Dentaria” con il suo nuovo Presidente, Lorenzo Lo Muzio, e quelle della “Conferenza Permanente delle Classi di Laurea delle Professioni Sanitarie” con il lungo racconto di una “primavera intensa” fatta dal suo Segretario Generale.

Sarà felice, leggendo questo numero, il past Editor-in-Chief, Giovanni Danieli, che già molto tempo fa immaginava i “Quaderni delle Conferenze Perma-nenti” essere la sede adatta per dibattere su “Teaching Medicine in The 21st Century “.

 

Andrea Lenzi

Presidente dell’Associazione
Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio
di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia

Core Curriculum dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia Editing, razionalizzazione, semplificazione e proposte di evoluzionen.73, 2017, pp. 3315-3321, DOI: 10.4487/medchir2017-73-2.

Abstract

The “Core Curriculum” for the Italian degree course in Medicine has been recently revised. Due to its over 15 years challenging and sometimes troubled evolution, it appeared to need an important editing intervention. Style standardization, rationalization and simplification were adopted and, at the end of the editing process, the number of the curriculum items (named in Italian Unità Didattiche Elementari – UDE i.e. Elementary Educational Unit) was significantly lowered. Four learning field were introduced, named and organized to provide an idea of learning progression; each UDE was unilaterally referred to one of them. Further evolutions are certainly possible and some of them are here discussed

Key words: Core Curriculum, Learning field, Elementary Educational Unit, Skill

Parole chiave: Core Curriculum, Area di Apprendimento, Unità Didattica Elementare, Abilità pratica

Articolo

Introduzione

La storia del Core Curriculum dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia1 nasce all’inizio degli anni 2000 dalla necessità di contrastare la parcellizzazione delle conoscenze sempre più favorita dalla “disintegrazione” dei corsi integrati in moduli disciplinari spesso semplicemente incollati tra loro e con una discreta percentuale di ridondanza dei contenuti. Tale situazione, come è noto, si era venuta a creare per una non corretta attuazione delle progressive riforme ordinamentali, nonostante gli sforzi in contro tendenza fatti dalla Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. L’intuizione di Giovanni Danieli e il lavoro lungo e faticoso delle diverse commissioni succedutesi nel tempo all’interno della Conferenza per la stesura e l’aggiornamento del Core Curriculum, di cui si trova fedele traccia bibliografica nell’articolo scritto da Giuseppe Familiari per il numero 67 di Medicina e Chirurgia redatto in occasione dei trent’anni della conferenza2, hanno condotto alla produzione e alla approvazione di un Core Curriculum costituito da Unità Didattiche Elementari (UDE), intese come “particelle del sapere medico con un contenuto tematico circoscrivibile e coerente, caratteristiche didattico-pedagogiche omogenee, descritte in un linguaggio comprensibile in modo univoco dagli studenti e dai docenti e verificabili nel grado di apprendimento”, raggruppate in Ambiti Culturali Integrati (ACI) e facilmente accessibili/consultabili in quanto presenti on-line sul sito della Conferenza. In altre parole si è giunti a proporre uno strumento in grado di rendere omogenei a livello nazionale gli obbiettivi di apprendimento dei CLMMC e a cui i singoli CdL si possono ispirare nella propria autonomia decisionale, adattando il risultato finale alle caratteristiche peculiari di ogni sede. L’adozione delle UDE ha segnato il passaggio epocale dai curricula basati sul “cosa insegnare” a quelli basati sul “cosa lo studente deve apprendere”, mentre il ricorso agli ACI ha rappresentato un primo passaggio verso il superamento delle barriere disciplinari a favore dell’integrazione dei contenuti. Per le caratteristiche proprie dello strumento “Core Curriculum” lo stesso è bisognoso di continua manutenzione, aggiornamento e integrazione, ma nelle successive versioni tali operazioni sono esitate di sovente in un aumento numerico delle UDE che hanno raggiunto una quantità non più compatibile con i tempi di svolgimento dei CLMMC. Per tale motivo, nell’ultimo triennio, è stato dato mandato dalla Conferenza a una commissione coordinata da Calogero Caruso di operare, insieme alla consueta opera di manutenzione, aggiornamento e integrazione del Core Curriculum, anche una radicale revisione dello stesso ai fini di una possibile sostanziale riduzione del numero complessivo delle UDE. Alla fine dei lavori di tale commissione, che ha compiuto anche una rilevante opera di integrazione inserendo UDE relative a 12 argomenti di grande attualità con riformulazione ex-novo degli obbiettivi3, il Core Curriculum è risultato sicuramente più snello. La rilettura critica di tutto il lavoro svolto in questi anni sull’argomento ha evidenziato come l’intervento di diverse commissioni, e quindi di diversi autori nel tempo, da una parte è stato foriero di grande arricchimento, dall’altra ha reso necessario un intervento radicale di “editing” per uniformare e razionalizzare e, ove possibile, semplificare la forma di quanto reso. Scopo di questo articolo è quello di relazionare sui lavori svolti dalla commissione temporanea, costituita a questo scopo, dalla CPPCLMMC.

 

I lavori della Commissione “Editing” del Core Curriculum

La situazione di partenza

Prima dei lavori della Commissione coordinata da Calogero Caruso, gli aggiornamenti succedutesi nel tempo avevano condotto ad un numero di 2.254 UDE 4 raccolte in 16 Ambiti Culturali Integrati (Fig. 1)

Il paziente e meticoloso lavoro della Commissione, effettuato anche tramite la consultazione di esperti esterni, sempre comunque selezionati tra coloro che condividevano le impostazioni della Conferenza, in particolare circa la necessità di superare i contesti disciplinari, ha portato alla riduzione del numero delle UDE fino a 1.770, e questo nonostante l’introduzione di un discreto numero di nuove UDE relative ad alcuni argomenti di recente introduzione nell’ambito degli obbiettivi di apprendimento essenziali dei CLMMC. La collocazione nei 16 ACI era rimasta invariata.

Gli interventi effettuati

La revisione della forma

In termini di forma sono state condotte alcune modifiche sistematiche, nel tentativo di rendere il “corpus” più fruibile alla consultazione e di renderlo congruo con una progettazione per competenze senza snaturare il suo significato originario di repertorio delle unità “elementari” su cui fondare le attività didattiche. In questo senso si è cercato di uniformare la totalità delle UDE, per quanto possibile, allo schema verbo + contesto + contenuto. Anche la scelta dei verbi è stata standardizzata al massimo e contestualizzata al tipo di UDE in questione (Fig. 2)

Fig. 1: Ambiti Culturali Integrati

Ambiti Culturali Integrati

  • Clinica medica, chirurgia e cure primarie
  • Etiologia e patogenesi delle malattie
  • Fisiopatologia dell’attività fisica e malattie dell’apparato locomotore
  • Funzioni biologiche integrate degli organi e apparati umani
  • Malattie neurologiche e degli organi di senso
  • Medicina bio-molecolare e biotecnologica
  • Medicina della riproduzione e materno-infantile
  • Medicina e sanità pubblica
  • Metodologia clinica
  • Metodologie e tecniche diagnostiche
  • Morfologia umana
  • Patologia sistematica integrata
  • Scienze del comportamento umano
  • Scienze umane
  • Trattamento del paziente
  • Urgenza, emergenza e primo soccorso

 

Fig. 2: Verbi preferiti

Verbi preferiti

da utilizzare, a meno che non sia richiesto un verbo o espressione molto specifica (ad es. disegnare un albero genealogico)

  • per UDE cognitive di livello mnemonico: elencare, descrivere, definire
  • per UDE cognitive di livello argomentativo: discutere, correlare, applicare conoscenze
  • per UDE relative ad abilità o competenze tecniche: eseguire, condurre, utilizzare, applicare tecniche, ricercare
  • perUDE relative a competenze interpretative: valutare, interpretare
  • perUDE relative a competenze cliniche: ipotizzare diagnosi differenziali, diagnosticare, prescrivere, indicare (un approccio diagnostico o terapeutico)
  • perUDE relative a competenze comunìcativo-rclazionalì: comunicare, spiegare, educare
  • per UDE relative a competenze gestionali: formulare un iter/pianificare, gestire, controllare, cooperare

Generalizzazione delle UDE

Questa operazione si è rilevata particolarmente utile per semplificare il Core Curriculum e diminuire il numero di UDE. Nei fatti si è provveduto a raggruppare tutte le UDE con medesimo verbo e contesto, ma con contenuto diverso, in un’unica UDE con lo stesso verbo e contesto e contenuto generalizzato affiancandola ad una serie di contenuti possibili in cui la stessa UDE si potesse articolare (Fig. 3).

Oltre l’evidente vantaggio in termini di riduzione numerica e di facilità di lettura, la costituzione di un elenco di possibili articolazioni dell’UDE ne consente una maggiore flessibilità anche in termini di aggiornamento che, per ovvi motivi, è limitabile alle sole quantità e qualità delle articolazioni.

Divisione delle UDE

La necessità di divisone delle UDE è nata principalmente per un’esigenza di razionalizzazione. Di frequente erano presenti UDE contenenti contemporaneamente sia obiettivi cognitivi, sia abilità pratiche o competenze professionali complesse con evidente confusione e contraddizione stessa del concetto di unità elementare. Si è proceduto a dividere tali Unità ottenendo, pressoché sempre, UDE omogenee in termini di tipologia di obbiettivi (Fig. 4).

L’aumento di UDE dovuto a questa operazione è stato ampiamente compensato dall’operazione di generalizzazione descritta precedentemente.

Fig. 3: Generalizzazione delle UDE

 

Descrivere le caratteristiche di alcoli, fenoli, tioli, eteri e tioeteri valutandone il ruolo biologico generale mnemonico-interpretativa teorica alcoli, fenoli, tioli. eteri e tioeteri
Descrivere le caratteristiche di aldeidi e chetoni acidi carbossilici e amine e derivati valutandone il ruolo biologico generale mnemonico-interpretativa teorica Descrivere le caratteristiche, valutandone il aldeidi e chetoni addi carbossili e amine e derivati
Descrivere le caratteristiche dei derivati degli acidi carbossilici valutandone il ruolo biologico generale mnemonico-interpretativa teorica ruolo biologico, delle diverse sostanze di interesse derivati degli acidi carbossilici
Descrivere le caratteristiche chimiche di carboidrati lipidi, proteine, nucleotidi ed eterociclici valutandone il ruolo biologico generale mnemoni cointerpretativa teorica carboidrati lipidi, proteine, nucleotidi ed eterociclici

 

 

Introduzione delle Aree di Apprendimento e raggruppamento delle UDE in base alla corrispondenza tra Ambiti Culturali Integrati di appartenenza a Area di Apprendimento

La scelta di introdurre le Aree di Apprendimento intese come aree omogenee, anche parzialmente sovrapponibili, all’interno delle quali i diversi corsi integrati mettono in condizione lo studente di conseguire obbiettivi di apprendimento congrui con la tematica propria dell’area stessa, è nata dall’esigenza di superare l’esperienza, pur positiva, degli Ambiti Culturali Integrati. Questi ultimi avevano certamente avuto il merito di superare le segmentazioni disciplinari, ma erano ancora slegati da una logica stringente di progressione di apprendimento, indispensabile ai fini del tentativo di rendere omogenei i percorsi formativi dei CLMMC italiani. In tema di semplificazione massima sono state individuate quattro differenti aree che sono state immaginate anche in una possibile progressione di apprendimento al fine di indirizzare la collocazione delle UDE nell’ambito dei curricula dei CdL. L’area delle Scienze di Base, che probabilmente dovrebbe essere denominata più propriamente Scienze di Base Precliniche per sottolineare la finalizzazione univoca di tutto il percorso pedagogico dei CLMMC verso la formazione di competenze mediche e quindi cliniche, ricomprende tutte le UDE necessarie alla formazione di base indispensabili alla comprensione dei fenomeni fisiologici e fisiopatologici. L’area delle Metodologie e Scienze precliniche è di riferimento per tutte le attività didattiche volte all’apprendimento, da parte dello studente, dei metodi e delle metodologie di studio, di approccio all’assistito e ai problemi di salute nonché dei meccanismi etiopatogenetici e fisiopatologici alla base delle malattie. L’area delle Scienze Cliniche Diagnostiche, Mediche e Chirurgiche, di gran lunga la più vasta, rappresenta l’ambito di apprendimento centrale dei CLMMC nella quale si articolano le UDE volte al conseguimento delle competenze che mettano lo studente in grado di costruire i corretti iter diagnostico-terapeutici per gli assistiti con cui interagirà durante la sua professione di medico; peraltro va sottolineato che gli obbiettivi di quest’area di apprendimento sono, di fatto, irraggiungibili in assenza del propedeutico raggiungimento di quelli relativi alle aree già descritte. L’area delle Emergenze e Urgenze Specialistiche riguarda l’apprendimento di tutte le competenze indispensabili per fronteggiare le situazioni di pericolo di vita ed è quindi un’area altrettanto caratterizzante la figura del medico che i CLMMC si prefiggono di formare.

Così individuate le aree, sono state stabilite le corrette corrispondenze tra le stesse e gli ACI (Fig. 5) per poi pervenire alla sostituzione di questi ultimi e alla corrispondenza delle UDE direttamente con le Aree di Apprendimento.

Fig. 4: UDE e tipologia di obbiettivi

Discutere gli altri effetti centrali delle risposte di fase acuta; gli effetti ipotalamici delle chitochine: il comportamento malattia (anoressia, apatia, astenia, sonnolenza) ed il suo significato teleonomico. Descrivere l’attivazione dell’asse ipotalamico-ipofisario nello stress e nella risposta infiammatoria: i glucocorticoidi e le risposte infiammatorie generale mnemonica-argomentativa 1. Discutere gli altri effetti centrali delle risposte di fase acuta; gli effetti ipotalamici delle citochine: il comportamento malattia (anoressia, apatie, astenia,sonnolenza) e il suo significato teleonomico. 2. Descrivere l’attivazione dell’asse ipotalamico-ipofisario nello stress e nella risposta infiammatoria: i glucocorticoidi e le risposte infiammatorie.

 

Fig. 5

1) Scienze di base Morfologia umana
1) Scienze di base Morfologia umana
1) Scienze di base Morfologia umana
1) Scienze di base Morfologia umana
1) Scienze di base Morfologia umana
1) Scienze di base Morfologa umana
Area di apprendimento Nuovo Ambito Culturale Integrato (ADI)
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie
2) Metodologie e scienze precliniche Etiologia o patogenesi delle malattie

 

Il problema delle cosiddette UDE pratiche e i loro rapporto con le cosiddette Skills

Durante le operazioni di “editing” descritte, che hanno comportato la rilettura totale e ripetuta da parte di tutti i componenti la Commissione della totalità del curriculum (metodologia questa che ha permesso a tutti di averne una visione complessiva e non parcellare e di poter sviluppare un confronto tra i componenti sull’insieme dell’elaborato), è apparsa evidente la ridondanza di un certo numero di UDE cosiddette pratiche e le cosiddette Skills (intese come abilità che lo studente deve necessariamente apprendere per poter completare il suo percorso formativo) elaborate dalla Conferenza. Qual era il rapporto tra UDE pratiche e Skills? Era evidente la necessità di condividere delle definizioni precise delle due entità anche per scegliere che cosa dovesse far parte del Core Curriculum e cosa dovesse esserne escluso. In questo senso si è proceduto a condividere, anche in seno alla Conferenza, le seguenti definizioni:

  • UDE Pratiche
    • Unità didattiche elementari che prevedono l’insegnamento/apprendimento di un’attività anche di tipo pratico, non necessariamente da sottoporre a valutazione tramite una prova pratica, nell’ambito di unità didattiche complesse all’interno del corso integrato di riferimento
  • Skills
    • Abilità pratiche che debbono essere insegnate/apprese eventualmente anche al di fuori dei CI di riferimento e la cui acquisizione/effettuazione dovrebbe essere sempre verificata La conseguente decisione è stata quella

di eliminare tutte le UDE pratiche corrispondenti alle Skills approvate dalla Conferenza dal Core Curriculum, in quanto il loro apprendimento è dato già come necessario ai fini del conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia.

 

Il risultato

Le operazioni nel complesso hanno condotto alla modifica di 460 UDE su 1.770 (pari al 25,98 per cento) che ha esitato in un numero finale di UDE pari a 1.659 raccolte in quattro Aree di Apprendimento. Il Core Curriculm in tale forma è pubblicato sul sito della Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia5. Nel complesso la revisione operata dalla commissione Caruso e il successivo Editing hanno portato ad una diminuzione totale di circa ¼ delle UDE.

Analizzando il risultato ottenuto in base alla distribuzione per aree di apprendimento (Fig. 6) a al grado di competenza (Fig. 7) si ritiene che la stessa sia abbastanza congrua in tutti e due i casi.

Fig. 6

Area di Apprendimento Numero assoluto Percentuale
Scienze di Base 281 16,18 %
Metodologie e Scienze Precliniche 426 24,52 %
Scienze cliniche integrate Diagnostiche, Mediche e Chirurgiche 1002 57,69 %
Emergenze e Urgenze specialistiche 28 1,61
Totale 1737 100 %

 

Fig. 7

Grado di competenza Numero assoluto Percentuale
Mnemoniche 986 56,77 %
Argomentative 147 8,46 %
Tecniche 102 5,87 %
Interpretative 92 5,29 %
Cliniche 311 17,91 %
Comunicativo-relazionali 87 5,00 %
Gestionali 12 0,70 %
Totale 1737 100 %

 

Nello specifico è presente un rapporto corretto tra le Aree di Apprendimento con un’attesa preponderanza di quella cliniche, mentre per quel che concerne il grado di competenza, quella teorica sebbene ancor di lunga prevalente, si attesta appena sopra il 50%.

Un dato meno incoraggiante è quello relativo alla distribuzione del grado di abilità (Fig. 8).

È evidente come le abilità pratiche rappresentino ancora un frazione bassa del bagaglio di apprendimento previsto nei CLMMC, sebbene il fatto che insieme a quelle teorico-pratiche ormai raggiungano e superino ¼ della totalità delle UDE previste, debba essere testimonianza di una chiara inversione di tendenza rispetto al passato. D’altro canto, se è vero che la preparazione teorica del laureato in Medicina e Chirurgia italiano è considerata mediamente superiore a quella degli altri Paesi europei e extra-europei, questo è dovuto al fatto che tradizionalmente nel nostro Paese l’esposizione alla pratica clinica è stata sempre riservata al periodo post-laurea. Ovviamente non deve essere più così, ma se il dato derivante dall’attuale rielaborazione del Core Curriculum fosse realmente corrispondente a quello che sarà appreso dai nostri studenti nel prossimo futuro in termini di abilità pratiche, ci potremmo considerare ampiamente soddisfatti.

Fig. 8

Grado di abilità Numero assoluto Percentuale
Autonoma 14 0,80 %
Pratica 308 17,73 %
Teorica 1270 73,12 %
Teorico/pratica 145 8,35 %
Totale 1737 100 %

 

Considerazioni conclusive

Certo il Core Curriculum, così revisionato e rielaborato, è sicuramente strumento più adeguato a essere utilizzato per la costruzione dei curricula dei CLMMC italiani benché sia certamente ancora migliorabile.

Per scelta, la Commissione “editing” non ha effettuato tagli concettuali, ma ha solo eliminato ridondanze, agito sulla forma per renderla omogenea, e cercato di semplificare al massimo la struttura. L’unica proposta in qualche senso politica, fatta propria dalla Conferenza tutta, è stata quella di sostituire gli Ambiti Culturali Integrati con le Aree di Apprendimento cercando in questo modo di indicare una progressione temporale e concettuale degli obbiettivi di apprendimento. Ciò nonostante sembrano necessari ulteriori interventi che si ritiene la commissione permanente della Conferenza, denominata non a caso, “Core Curriculum, definizione e monitoraggio” debba mettere in agenda. Anche quest’ultima revisione, infatti, sembra ancora viziata da un’idea di “core” riferita più alle diverse branche specialistiche che al concetto del cosiddetto “medico standard”, inteso come il neolaureato che possiede le basi della professione medica ed è quindi in grado di affrontare e risolvere i problemi di salute posti dai singoli pazienti e dalla comunità nella prevenzione, nella diagnosi, nella terapia e nelle riabilitazione delle malattie di più comune riscontro, individuando, cercando, acquisendo e infine mettendo in pratica, al proprio livello operativo, le conoscenze e le strategie adeguate. Ci sarà tempo per affinare, in senso specialistico

o generalistico, le competenze necessarie all’esercizio pieno della professione durante la formazione post-laurea. Il neolaureato deve possedere gli strumenti indispensabili per perfezionare la sua formazione di base che oggi, stante la continua e veloce progressione delle conoscenze, non può essere mai considerata realmente completa perché dovrà continuare per tutta la vita professionale nell’ambito di una educazione medica continua. In questo senso è possibile che, affinando le tecniche di generalizzazione e migliorando la definizione degli obbiettivi di apprendimento veramente indispensabili a partenza dai problemi prevalenti di salute che il “medico standard”, così come definito, si troverà ad affrontare, si possa arrivare ad una ulteriore importante riduzione del numero della UDE. Provocatoriamente si potrebbe lanciare uno slogan del tipo “1.000 e non più di 1.000” ponendo l’obbiettivo di arrivare ad un Core Curriculum di 1.000 UDE. Un’ulteriore riduzione, specie se della consistenza proposta, sicuramente aumenterebbe la fruibilità dello strumentoda parte dei singoli CdL, altro problema noto che ha limitato la diffusione dell’adozione delle UDE nei corsi,come dimostrato anche dai dati dell’ultimo esercizio delle Site Visit 6. In questo senso sarebbe importante anche concepire delle linee guida per l’utilizzo del Core Curriculum, magari partendo da una simulazione di un curriculum tipo per un CLMMC, basato su Unità Didattiche Complesse costruite utilizzando le Unità Didattiche Elementari secondo la progressione suggerita dall’appartenenza delle stesse alle diverse aree di apprendimento.

Infine vale la pena di ricordare che il Core Curriculum edito dalla Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, per tutto quello che è stato anche ricordato in questo articolo, oltre che per la sua storia, è uno strumento plastico e in continuo aggiornamento in dipendenza sia dalla evoluzione delle conoscenze, sia dal progresso tecnologico che mette a disposizione in continuazione nuovi mezzi diagnostici e terapeutici, e, pertanto, necessità di costante manutenzione. Tale manutenzione non può che derivare dal continuo confronto tra tutti coloro che lo utilizzano e, quindi, ci si augura, tutti i docenti e tutti gli studenti dei CLMMC italiani i quali, tramite i dibattiti all’interno dei propri CCL, sedi proprie per l’elaborazione di tutto ciò che pertiene all’ottimizzazione dell’erogazione della didattica, possano veicolare le proposte di modifica tramite i rispettivi Presidenti, tenendo sempre bene a mente, però, che la singola UDE non appartiene a nessuna disciplina, ma rappresenta un obbiettivo di apprendimento al quale possono e debbono contribuire tutte le discipline utili alla sua realizzazione.

Ringraziamenti

Gli autori sono profondamente grati alla Dott.ssa Maria Carmen Mazzitelli per la preziosa e competente assistenza fornita durante tutti i lavori della commissione e per la rilettura critica del testo.

Bibliografia

1) Vettore L., Il “Core Curriculum” italiano, storie di ieri e di oggi. Gli inizi, l’evoluzione, le prospettive, Medicina e Chirurgia, 2015; 68: 3079-3084. DOI: 10.4487/medchir2015-68-1

2) Familiari G. La Storia della Conferenza vista attraverso gli articoli pubblicati su Medicina e Chirurgian. 2015; 67: pp.3047-3071. DOI: 10.4487/medchir2015-68-1

3) Caruso C., Il “Core Curriculum” italiano, storie di ieri e di oggi. La revisione del Core Curriculum degli studi di Medicina, Medicina e Chirurgia, 2015; 68: 3085-3088. DOI: 10.4487/ medchir2015-68-2

4) http://presidenti-medicina.it/db/

5) http://presidenti-medicina.it/core-curriculum/

6) Della Rocca C., Lenzi A.,On site visit 2004-Risultati del primo esercizio del secondo ciclo, Medicina e Chirurgia, 2015; 68: 3094-3104. DOI: 10.4487/medchir2015-68-4

Cita questo articolo

Della Rocca C., Basili S., Caiaffa M.F., Caruso C., Murialdo G., Zucchi R., Lenzi A., Core Curriculum dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia Editing, razionalizzazione, semplificazione e proposte di evoluzione, Medicina e Chirurgia, 73: 3315-3321, 2017. DOI:  10.4487/medchir2017-73-2

Una proposta per la formazione degli studenti di Medicina e Chirurgia alla Medicina di Generen.73, 2017, pp. 3310-3314, DOI: 10.4487/medchir2016-73-1.

Tiziana Bellini1, Valeria Raparelli2, Bruno Moncharmont3, Stefania Basili4, Andrea Lenzi2,5.

1 Presidente Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Ferrara.

2 Sezione di Fisiopatologia Medica ed Endocrinologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale di SAPIENZA, Università degli Studi di Roma.

3 Presidente Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi del Molise.

4 Presidente Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia “D”, SAPIENZA, Università degli Studi di Roma.

5 Presidente dell’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCLMM&C)

Abstract

“Gender ass a determinant of health” has recently been promoted by the Ministry of Health, whounderlines how gender dimension in health is not only a requirement for methodology and analysis, but also represent an instrument of government and health planning. Recently, a law proposal on”Recommendations to support the application and dissemination of Gender Medicine” has been presented tothe Italian Parliament. Thus, the Association of Permanent Conference of Presidents of Courses in Medicine and Surgery (CPPCLMM&C), approved the final draft of the new Core Curriculum including Gender Medicine as knowledge and competence element for medical students. In addition, CPPCLMM&C President signed a motion in which recommendto integrate and develop Gender Medicine educational activities in all Italian curriculain Medicine and Surgery.

Key words: Core Curriculum, Gender Medicine.

Parole chiave: Core Curriculum, Medicina di Genere.

Articolo

Introduzione

Anche se l’osservazione che uomini e donne sono diversi è probabilmente antica quanto la vita umana, in ambito biomedico la consapevolezza che il sesso di un individuo sia un determinante cruciale dello stato di salute o di malattia è solo un’acquisizione degli ultimi decenni. Per poter comprendere la rivoluzione attualmente in corso, si tenga in considerazione che le donne hanno cominciato ad essere incluse negli studi clinici in numero congruo per testare le ipotesi sperimentali solo di recente. I termini “sesso” e “genere”, ben lungi dall’essere sinonimi, sono invece integralmente connessi e possono avere delle diverse ripercussioni sullo stato di salute.

Il sesso è considerato una componente biologica, definita dal corredo cromosomicoche produce differenze a livello sia cellulare che molecolare. I termini maschio e femmina dovrebbero, quindi, essere usati quando si fa riferimento a fattori biologici o fisiologici determinati dalla differenza di sesso. Le donne, infatti, hanno una fisiologia unica e la loro esperienza di malattia, nonché le risposte agli interventi terapeutici, sono spesso significativamente diversi da quelle degli uomini. Nonostante la crescenti evidenze che il sesso di un individuo è uno tra i più importanti modulatori del rischio di malattia e di risposta al trattamento, la considerazione del sesso del paziente nelle decisioni cliniche (compresa la scelta di testdiagnostici, farmaci e altri trattamenti) è spesso carente.

Quando, invece, usiamo il termine genere facciamo riferimento a un concetto più complesso che comprende aspetti sociali, ambientali, culturali e comportamentali, nonché tutte le scelte che influenzano l’identità di un individuo e il suo stato di salute. Il genere include l’identità di genere (come l’individuo e la collettività si percepiscono e si mostrano), le norme di genere (norme non scritte, nel contesto familiare, lavorativo, istituzionale o nella cultura in generale, che influenzano le attitudini e i comportamenti dell’individuo) e le relazioni di genere (rapporti tra individui di diverse identità di genere). Quindi il genere comprende differenze sociali tra donne e uomini, apprese e modificabili nel corso del tempo, con caratteristiche diverse dentro e tra le culture.

Lo stato di salute o di malattia, pertanto, può essere influenzato sia da aspetti biologici legati al sesso sia da aspetti socio-economici e culturali, propri del genere: di questi aspetti si occupa la Medicina di Genere. La Medicina di Genere, quindi non è la medicina che studia malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini. La Medicina di Genere analizza come lo stato di salute risenta della complessa interazione ed integrazione fra sesso (inteso come differenza biologica e funzionale dell’organismo) ed il comportamento psicologico e culturale dell’individuo che deriva dalla sua formazione etnica, educativa, sociale e religiosa.

Pertanto la Medicina di Genere è una scienza multidisciplinare e traslazionale che ha come obiettivo quello di valutare l’influenza che sesso e genere hanno sulla fisiologia, la fisiopatologia e la clinica delle malattie, nonché sulla risposta ai trattamenti, per giungere a decisioni terapeutiche basate sull’evidenza sia nell’uomo che nella donna.

La Medicina di Genere si pone come una medicina personalizzata che utilizza evidenze scientifiche e metodi che consentano la personalizzazione della cura. Negli ultimi anni anche le istituzioni internazionali hanno riconosciuto nella Medicina di Genere un obiettivo strategico di sanità pubblica e molta attenzione è stata data alle differenze di sesso e genere nella programmazione delle politiche sanitarie attuali. Infatti, l’approccio di genere in medicina migliora significativamente la qualità e l’appropriatezza delle cure, con una riduzione favorevole in termini di costi del sistema sanitario.

La Medicina di Genere rappresenta pertanto una nuova ed innovativa modalità di approccio alla ricerca e alla scienza in ambito biomedico, che mette al centro l’individuo nella sua complessità. Risulta pertanto indispensabile approfondire, caratterizzare e informare la collettività sui fattori attraverso cui le differenze legate al sesso e al genere agiscono sull’andamento di molte patologie, nonché sulla risposta alle terapie. Sarà pertanto necessario nel prossimo futuro strutturare nuovi percorsi di prevenzione, diagnosi e terapia tenendo in considerazione di queste differenze 1, 2.

Da tali premesse sembra indispensabile sensibilizzare le nuove generazioni di medici già durante il loro percorso formativo nel Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, strutturando l’approccio per genere come parte integratanegli obiettivi di apprendimento.

La Medicina di Generenon deve essere una specialità o disciplina a sé stante, ma un’integrazione trasversale di conoscenze e competenze mediche tali da formare una cultura finalizzata alla presa in carico della persona, che tenga nella dovuta attenzione le differenze di genere.

Il numero 26/2016 dei Quaderni del Ministero della Salute3 ha avuto come titolo “Il genere come determinante di salute”.  Il Ministro scriveva nella sua prefazione “La dimensione di genere nella salute è pertanto una necessità di metodo e analisi che può anche divenire strumento di governo e di programmazione sanitaria. Per arrivare a questo obiettivo è però necessario:

  • promuovere un’attività scientifica e di ricerca con un’ottica di genere;
  • sviluppare attività di prevenzione e individuare fattori di rischio genere-specificiin tutte le aree della medicina;
  • includere uomini e donne nei trials clinici;
  • sviluppare percorsi di diagnosi e cura definiti e orientati al genere;
  • formare e informare il personale sanitario;
  • includere gli aspetti di genere nella raccolta e nell’elaborazione dei flussi informativie nella formulazione dei budget sanitari”.

Inoltre, del tutto recentemente è in corso di valutazione la proposta di Legge di iniziativa parlamentaren. 3606 (la cui prima firmataria è l’Onorevole Paola Boldrini) in merito a “Disposizioni per favorire l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere” che ha compreso un ampio capitolo sulla formazione.

L’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCLMM&C) allo scopo di produrre un Core Curriculum comune al raggiungimento degli obiettivi specifici della Classe LM41, ha trasformato i contenuti dell’apprendimento in unità didattiche elementari (UDE), definite come “particelle del sapere medico con un contenuto tematico circoscrivibile e coerente, caratteristiche didattico-pedagogiche omogenee, descritte in un linguaggio comprensibile in modo univoco dagli studenti e dai docenti e verificabili nel grado di apprendimento”. In questi ultimi anni il Core Curriculum è stato rivisto per il raggiungimento, in tutti i corsi di laurea, di obiettivi formativi qualificanti5.

Ritenendo le differenze di genere come uno degli elementi fondamentali, dalla diagnosi alla terapia, da fornire al futuro laureato in Medicina e Chirurgia per migliorare la pratica clinica ed anche la ricerca ad essa correlata6 l’Associazione, rivedendo il Core Curriculum, ha inserito UDE relative alla Medicina di Genere5.Nel settembre 2016, l’Associazione Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia ha approvato la stesura finale del Core Curriculum con la sua articolazione in UDE, fra cui quelle relative alla Medicina di Genere.

Inoltre, Il 12 dicembre, in occasione della 124a Conferenza che si è tenuta a Roma, il Presidente, Prof. Andrea Lenzi, anche alla luce della proposta di legge, ha firmato una Mozione votata all’unanimità (vedi pag. 3344), nella quale ravvisa la necessità di inserire la Medicina di Genere in modo trasversale e longitudinale nei Corsi Integrati dei CLM in Medicina e Chirurgia, al fine di dare ai discenti la necessaria cultura su tale argomento. Coerentemente co questa mozione, l’Associazione CPPCLMM&C ha raccomandato a tutti i CLM in Medicina e Chirurgia di integrare e implementare in ciascuna sede attività didattiche relative alla Medicina di Genere, inserendo le UDE ad essa pertinenti nella descrizione del percorso di formazione a partire dall’aa 2017-2018.

Allo scopo di rendere operativa la Mozione dell’Associazione devono essere condotte formalmente 2 azioni fondamentali a livello di ciascun CLM in Medicina e Chirurgia:

  • Integrare l’approccio di Genere nella descrizione degli Obiettivi Formativi specifici del Corso di Studio esplicitandolo anche nei risultati di apprendimento (learning outcomes).
  • Attivare, in coerenza con gli obiettivi di cui al punto precedente, una filiera di unità didattiche, sia all’interno di corsi integrati che come attività didattiche elettive o seminari, nella formula più conveniente a ciascun Corso di Studio (CdS) e dandone appropriata evidenzia nella Scheda Unica Annuale del Corso di Studio (SUA CdS).

L’inserimento nella SUA CdS, lo strumento di trasparenza e informazione completa sul Corso di Studio, in particolare nella descrizione degli obiettivi formativi specifici del Corso di studio, di appropriati richiami alla dovuta attenzione per le differenze di genere consentirà lo sviluppo di una corretta consapevolezza nello studente durante il suo percorso universitario.

La indicazione operativa da parte della Associazione CPPCLMM&C è quella di apportare nell’A.A. 2017/2018 integrazioni alla SUA-cds. Per quei corsi che hanno adottato e riportato nella SUA-cds la formulazione degli obiettivi formativi specifici e dei risultati di apprendimento (descrittori di Dublino) suggeriti e condivisi dalla CPPCLMM&C, le modifiche sono quelle evidenziate di seguito in corsivo e grassetto.

Quadro A4a della SUA CdS -Obiettivi formativi specifici del corso

Ai fini del raggiungimento degli obiettivi didattici, …

  • una profonda conoscenza delle nuove esigenze di cura e di salute, incentrate non soltanto sulla malattia, ma, soprattutto, sull’essere umano ammalato, considerato nella sua globalità di soma e psiche, nella sua specificità di genere e di popolazione, inserito in uno specifico contesto sociale.…..
  • La conoscenza dei processi morbosi e dei meccanismi che li provocano, anche al fine di impostare la prevenzione, la diagnosi e la terapia anche in una ottica di genere;…

L’acquisizione della metodologia scientifica, medica, clinica e professionale rivolta ai problemi di salute del singolo e della comunità, con la doverosa attenzione alle differenze di popolazione e di sesso/genere. …..

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.20

Inoltre nel quadro successivo (scheda SUA CdS- A4b) vi è l’indicazione a modulare i risultati di apprendimento relativi a Conoscenza e capacità di comprensione (Descrittore di Dublino #1) e Capacità di applicare conoscenza e comprensione (Descrittore di Dublino #2)

con la annotazione: con attenzione alle differenze di sesso/genere e di popolazione.

Di seguito sono illustrati alcuni esempi di differenti azioni intraprese o da intraprendere per dare esecuzione a quanto sopra descritto sotto forma di predisposizione di una filieradi argomenti da porre in vario modo alla attenzione discenti, distribuiti longitudinalmente nel piano formativo.

Nel CLM in Medicina e Chirurgiadell’Università di Ferrara almeno un insegnamento per anno di corso evidenzia l’approccio per genere di cui viene fatta esplicita menzione nella relativa Scheda d’Insegnamento (vedi Tabella 1).

Il CLM del’Università del Molise ha invece predisposto una lista di temi specifici della Medicina di Genere (periodicamente aggiornabile) su cui ciascun docente, per le relative competenze, deve far convergere l’attenzione dello studente durante lo svolgimento del corso (Tabella 2).

Un ulteriore utile strumento, disponibile agli studenti del CLM di Ferrara, è il corso FAD “Elementi di Medicina di Genere -responsabile: Dott. Fulvia Signani),fruibile gratuitamente grazie alla collaborazione tra AUSL e UNIFEe già testato.

Attualmente la maggior parte dei CdS stainserendo la Medicina di Genere nella sua offerta formativa nell’ottica di quanto l’Associazione CPPCLMM&C ha sempre sostenuto: formare un medico che sappia curare e prendersi cura della persona e la cui formazione sia, grazie ad un Core Curriculum nazionale comune, il più possibile omogenea nel rispetto, però, delle autonomie.

Tab. 1: Filiera di unità didattiche nel CdS di Ferrara

Anno di Corso Insegnamento Obiettivi
I Medical Humanities Nel corso si pone molta attenzione al problema delle giustizia e delle pari opportunità quando vi sono in gioco questioni etiche legate alla diversità (di età, sesso, genere, etnia, cultura, alfabetizzazione, stato socio-economico ecc.) del paziente. Si dedica particolare riflessione al tema della diversità di sesso e genere.
II Anatomia Implicazioni morfologiche e di valutazione differenziale legate al sesso/genere
III Patologia generale Diagnostica per Immagini Le malattie autoimmunitarie coniugate al femminile: la donna come bersaglio sensibile alle patologie autoaggressive Metodologia clinica radiologica: i percorsi diagnostici sono riferiti agli aspetti della Medi-cina di Genere. La radioprotezione nell’adulto, nella donna in età fertile, nel bambino.
IV Farmacologia Medicina Interna Endocrinologia Illustrare le differenze farmacodinamiche e farmacocinetiche in relazione al sesso/ genere per capirne l’influenza in termini di risposta farmacologica e rapporto rischio/ beneficio dei diversi farmaci Integrare la conoscenza dei fattori sesso/genere-specifici, con particolare attenzione alle differenze, all’interno del percorso diagnostico-terapeutico e del ragionamento cli-nico olistico in medicina interna Identificare il ruolo delle differenze di genere in termini di incidenza, fisiopatologia, percorso diagnostico e terapeutico delle endocrinopatie
V Psichiatria Neurologia/Cardiologia Implicazioni eziopatogenetiche, psicopatologiche e terapeutiche legate al genere e superamento dello stigma. Implicazioni eziopatogenetiche, sintomatologiche e terapeutiche legate al sesso/genere
VI Medicina del lavoro Geriatria e Medicina del Territorio Emergenze-Urgenze Valutare il ruolo delle differenze di genere nel determinismo dei rischi per la salute legati all’ambiente professionale e alla tipologia del lavoro Illustrare le differenze legate al genere a livello di demografia e modificazioni fisiopatologiche età correlate per comprenderne la rilevanza sulle modalità d’invecchiamento e come determinanti della qualità di vita della persona anziana. Analisi di reazioni e comportamenti diversi in rapporto al genere nelle situazioni di urgenza-emergenza

 

Tab. 2: Filiera di unità didattiche nel CdS del Molise

  • Adattamento evoluzionistico del dimorfismo sessuale
  • I processi metabolici con specificità di sesso o di razza
  • Il dimorfismo sessuale nel metabolismo del ferro
  • Dimorfismo sessuale ed emostasi
  • Considerazione delle differenze di genere negli studi epidemiologici
  • Variabilità delle risposte ai farmaci in relazione alle differenze di sesso e popolazione
  • Considerazione delle differenze di genere e delle specificità di popolazioni nei trials clinici
  • Fattori sesso/genere ed etnico-specifici come determinanti della salute mentale.
  • Fattori sesso/genere ed etnico-specifici quali determinanti dell’invecchiamento di successo e della demenza senile
  • Fattori sesso/genere ed etnico-specifici nelle cure primarie
  • Considerazione dei fattori sesso/genere ed etnico-specifici nel percorso diagnostico-terapeutico delle patologie cardio-respiratorie
  • Considerazione dei fattori sesso/genere ed etnico-specifici nel percorso diagnostico-terapeutico delle patologie endocrino-metaboliche
  • Considerazione dei fattori sesso/genere ed etnico-specifici nel percorso diagnostico-terapeutico delle patologie autoimmuni
  • Considerazione dei fattori sesso/genere ed etnico-specifici nel percorso diagnostico-terapeutico delle patologie dell’apparato locomotore e nella riabilitazione

Bibliografia

  1. Clayton JA, Tannenbaum C. Reporting Sex, Gender, or Both in Clinical Research? 2016; 316: 1863-1864.
  2. Legato MJ, Johnson PA, Manson JE. Consideration of Sex Differences in Medicine to Improve Health Care and Patient Outcomes. 2016; 316: 1865-1866.
  3. http://www.quadernidellasalute.it/download/download/26-aprile-2016-quaderno.pdf
  4. http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=3603
  5. http://presidenti-medicina.it/core-curriculum/
  6. Baggio G., Basili S., Lenzi A. Medicina di Genere. Una nuova sfida per la formazione del medico, Medicina e Chirurgia, 2014; 62: 2778-2782,

Cita questo articolo

Bellini T., Raparelli V., Moncharmont B., Basili S., Lenzi A., Una proposta per la formazione degli studenti di Medicina e Chirurgia alla Medicina di Genere, Medicina e Chirurgia, 73: 3310-3314, 2017. DOI: 10.4487/medchir2017-73-1

Editorialen.73, 2017, pp.3309

Schermata 2017-04-26 alle 14.01.00Il 27 ottobre del 2016 è stato redatto l’atto costitutivo dell’Associazione denominata “Associazione-Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia” il cui compito è quello di operare come organismo di supporto gestionale, organizzativo e amministrativo della CPPCCLM-M&C.

Tra i suoi principali compiti vi è anche quello di promuovere e diffondere le proposte e i documenti della CPPCCLM-M&C predisposti su problemi di valenza nazionale informandone le Istituzioni interessate.

La nostra rivista diventa quindi un testimone puntuale di molte delle iniziative della Associazione. Infatti in questo numero ospita articoli relative a varie iniziative della Associazione che testimoniano il grande cammino che la Conferenza sta facendo e la grande partecipazione di tutti i Presidenti in questi ultimi anni.

Per primo devo segnalare l’articolo di Carlo Della Rocca che racconta del lungo percorso che ha condotto alla produzione e alla approvazione di un Core Curriculum costituito da Unità Didattiche Elementari (UDE), raggruppate in Ambiti Culturali Integrati. Si è giunti a preparare uno strumento in grado di rendere omogenei a livello nazionale gli obbiettivi di apprendimento dei CLMMC e a cui i singoli CdL si possono ispirare nella propria autonomia decisionale, adattando il risultato finale alle caratteristiche peculiari di ogni sede. Dopo un lungo lavoro di revisione effettuato negli ultimi 2 anni il numero finale di UDE è pari a 1.659 raccolte in quattro Aree di Apprendimento. Il Core Curriculum in tale forma è pubblicato sul sito della Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e facilmente accessibile/consultabile (http://presidenti-medicina. it/core-curriculum/).

Altro articolo di grande rilievo è quello relativo alla Medicina di Genere, che grazie alla Mozione della Conferenza, è stata inserita tra le UDE del Core Curriculum e nella offerta formativa di molti Corsi di Studio nell’ottica di

quanto l’Associazione CPPCLMM&C ha sempre sostenuto: formare un medico che sappia curare e prendersi cura della persona e la cui formazione sia, grazie ad un Core Curriculum nazionale comune, il più possibile omogenea nel rispetto però delle autonomie.

Questo numero ospita le notizie del CUN e dell’ANVUR come sempre e quelle del SISM ma questa volta anche i risultati di una survey nazionale realizzata dall’Associazione Italiana Giovani Medici con l’obiettivo di rilevare tra i giovani medici italiani gli aspetti motivazionali e vocazionali, nonché il livello di soddisfazione sulle competenze acquisite attraverso la formazione specifica erogata dai corsi regionali in medicina generale.

Come ormai tradizione troverete una dispensa staccabile che rappresenta un altro importante strumento per il Presidente di Corso di Laurea.

 

Buona lettura.

Andrea Lenzi (Editor-in-Chief)

Stefania Basili (Managing Editor)

Editorialen.72, 2016, p.3261

lenzi“Med. Chir. 72” non è un codice segreto ma il riferimento di un numero speciale della nostra rivista.  Forse anche un codice di lunga vita.  È l’ennesima dimostrazione che alcuni tra noi sono segnati dalla nascita come progressisti, uomini di ogni tempo, avvezzi al cambiare dei modi, degli strumenti delle competenze, maestri che insegnano ed imparano dai tempi.   “Med. Chir. 72” è il codice di un grande uomo della medicina interna e della pedagogia medica che per noi tutti è il Maestro: Giovanni Danieli.

Giovanni insieme a me, ed agli altri che mi hanno preceduto e accompagnato, ha portato con volontà ed intelligenza sempre più avanti questa rivista che sta cercando di scavalcare i confini linguistici, quelli geografici e soprattutto quelli normativi.   Infatti proprio in questo periodo stiamo tentando di rientrare tra le riviste classificabili nelle aree non bibliometriche anche ai fini dell’ASN, rientrando fra le riviste classificate da ANVUR.

Scrivo questo Editoriale non sapendo cosa avrà scritto Lui nella rubrica “Il Saluto” ma tutto quello che scriverà sarà per me, per noi, un ulteriore insegnamento.

Il suo “Lasciare la rivista dopo circa trent’anni” non è certamente dovuto all’incapacità di continuare.  È stata la scelta del solito “GRANDE MAESTRO” di dare il suo meraviglioso prodotto nelle mani di persone a cui ha insegnato e che non abbondonerà mai, per far ancora più importante e grande la nostra rivista.

Grazie Giovanni per la tua presenza che spero sarà sempre continua, per l’umiltà, la signorilità, l’Accademia con la quale ci lasci il tuo gioiello.  Grazie Giovanni per essere stato ED ESSERE amico, esempio, per averci costretto a ragionare, a scrivere, a migliorare, a sviluppare sempre nuovi progetti, idee, eventi; il Maestro è un vero Maestro se riesce ad infondere nelle persone che gli sono vicine la sua forza, la sua perseveranza, le sue emozioni, le sue speranze e i suoi sogni e innovazioni.

Questo numero racconta anche quest’ultima parte del corredo di un  Maestro.  La capacità di traslare in una esperienza formativa quella del gruppo di Giuseppe Familiari che passa dall’arte alla diagnosi. L’intelligenza di prevedere, con l’aiuto di Marco Krengly, il percorso MD-PhD.  La sensibilità di riconoscere, come ex-Presidente di CLM, le difficoltà di una leadership nel lavoro di gruppo e farci aiutare dalla metodologia di Maria Grazia Strepparava e Federico Zorzi.

Da loro prendo la definizione che mi sembra la più bella e vicina a quella che è l’immagine della nostra Conferenza “Il gruppo è qualcosa di più e di diverso dalla somma dei suoi membri: ha una struttura propria, fini peculiari e relazioni particolari con gli altri gruppi. Può definirsi come una totalità dinamica”.

Ecco l’aggettivo che mi mancava Giovanni per descrivere te e noi, “una totalità dinamica” del quale tu sei uno degli attori principali.

Questo numero è pieno di tanti bellissimi contributi che sono stati scritti anche per rendere omaggio a te e per dirti grazie e mandarti tutti gli abbracci che in questi trenta anni ti sei meritati.

Ci vediamo Giovanni nelle prossime cento conferenze, un abbraccione.

Andrea