Sassi e stelle. Idee sull’inter-professionalità al margine del Congresso SIPeM 2014n.64, 2014, pp.2905-2906, DOI: 10.4487/medchir2014-64-6

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Abstract

The 17th National Congress of the Italian Society for Medical Education (SIPeM) was held in Matera, September 25th-27th and was devoted to “Rethinking the clinics: education to caring and inter-professional education”. The discussion during the sessions showed how difficult still is to manage the concept of inter-professional practice and education. The fundamental starting point is the awareness and the acceptance of the diverse epistemology underlying the various professional points of view on care.

The adoption of a competency-based educational design is a good  first step in the direction of a closer integration of the educational processes of the various professions of care. It is a huge change and the process of change management must be carefully considerate, across a set of steps addressed toward a medium term goal. The way the city of Matera has changed along the centuries and the way a sea star moves and hunts, slowly and sensitive to the environment, may be a good metaphor of this process.

Articolo

Se i “Sassi” nel titolo di questo commento al 17° Congresso nazionale della SIPeM, appena concluso, fanno ovvio riferimento a Matera, la città piena di fascino che ha ospitato l’evento, forse è meno immediato capire di quali “stelle” io stia parlando. Non degli astri notturni ma delle stelle marine, animali enigmatici ed eleganti con la loro simmetria pentagonale. Quello che pochi sanno è che le stelle marine non hanno praticamente predatori naturali ma loro stesse sono tra i predatori più voraci dei nostri mari. Si nutrono di crostacei e conchiglie che afferrano tra le braccia, esercitando una trazione lenta ma continua e per questo poderosa, in grado di sfiancare il più potente muscolo opercolare di qualsiasi vongola o mitilo.

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Quando – a congresso concluso – ho lasciato vagare la mente per sondare le mie sensazioni, è emersa questa curiosa associazione di immagini, che vi consegno, con queste brevi riflessioni. Matera e le stelle marine condividono la stessa impressione di organismi che vengono da epoche remote, rocciosi, immobili. Se le conosci meglio, la città e l’animale, ti accorgi che in realtà si muovono ad un loro ritmo sapiente, adeguate perfettamente al loro ambiente. Matera ha saputo trasformare la “vergogna nazionale” dei due quartieri Sassi (come la chiamò non senza qualche ragione De Gasperi nel ‘52) in patrimonio mondiale UNESCO dell’umanità, la stella striscia silenziosa sui fondali e sugli scogli, palpando instancabile coi pedicelli in cerca di granchiolini e bivalve da divorare, al tempo stesso feroce e delicatissima. Non ha infatti alcun sistema di filtraggio dell’acqua e assimila qualsiasi tossina sia presente nel suo ambiente.

Il tema al centro della riflessione congressuale quest’anno era molto ambizioso: “Ridiscutere la clinica: formazione alla cura e inter-professionalità” e l’intensità che spesso ha raggiunto la discussione  nei momenti assembleari ha testimoniato la difficoltà dell’impresa e la necessità di affrontare e continuare ad approfondire l’argomento.

Non è stato sempre facile, anche nei laboratori e nella presentazione dei poster e delle comunicazioni orali, mantenere il fuoco sull’inter-professionalità come punto di vista privilegiato sui processi di formazione alla cura. E’ pur vero che SIPeM è una società inter-professionale per natura, che raccoglie al suo interno medici di ambiti disciplinari diversi, infermieri, fisioterapisti, psicologi, pedagogisti e tante altre figure. Ciò potrebbe indurre a ritenere che la visione inter-professionale emerga quasi spontaneamente, ma non è così. I processi cognitivi e formativi sono intenzionali ed anche quella forma particolare di apprendimento implicito che va sotto il nome di “hidden curriculum” in realtà origina da sistemi di significato forse non pienamente presenti alla coscienza ma profondamente radicati nel nostro essere, specie professionale. Quando nei comportamenti e negli atteggiamenti qualcuno testimonia un modello di ruolo o una epistemologia professionale (ad esempio quella della dominanza ed auto-sufficienza medica), li “vuole” proporre all’imitazione delle persone che sta formando. Se quella persona venisse interrogata a proposito, riaffermerebbe quel ruolo e quel pensiero nelle parole, anche se ciò di solito non viene fatto spontaneamente, per il timore di entrare in contrasto con la visione “ufficiale” che le istituzioni formative hanno dei valori e dei modelli teorici tipici delle diverse professioni.

Infatti, è proprio il pensiero ufficiale dei professionisti sanitari che afferma il valore dell’inter-professionalità. Solo per citare le due comunità più ampie, l’articolo 66 del nuovo codice di deontologia dei medici recita: ”Il medico si adopera per favorire la collaborazione, la condivisione e l’integrazione fra tutti i professionisti sanitari coinvolti nel processo di assistenza e cura, nel rispetto delle reciproche competenze, autonomie e correlate responsabilità. Il medico sostiene la formazione inter-professionale”, mentre l’articolo 15 del codice di deontologia degli infermieri afferma che: “L’infermiere riconosce che l’interazione fra professionisti e l’integrazione interprofessionale sono modalità fondamentali per far fronte ai bisogni dell’assistito.”

Nonostante quindi l’inter-professionalità sia nel DNA della SIPeM e sia valore ufficiale condiviso delle professioni di cura, l’esperienza del congresso 2014, così come quella della realtà assistenziale che molti di noi vivono quotidianamente, ci ricorda quanto sia difficile mutare atteggiamenti e accettare punti di vista professionali diversi. Se qualche volta lavorare insieme significa solo essere collaterali o coadiutori, la vera essenza dell’inter-professionalità in realtà è questa: riconoscere che una “diagnosi infermieristica” ha una propria epistemologia, che la rende originale e legittima esattamente come una “diagnosi medica”, anche se sono due cose diverse, e comprendere come ciò migliora il proprio lavoro. Lo stesso discorso si potrebbe fare anche dell’interazione inter-disciplinare, che così spesso vede contrapposti medici dell’ospedale e del territorio, della cronicità e dell’acuzie, dei servizi e della gestione clinica.

Tornano a questo punto utili le lezioni che i Sassi e le stelle marine possono offrirci: presenza e impegno umile ma caparbio, apparentemente tetragono ma in realtà sensibilissimo all’ambiente in cui si opera. Non possiamo infatti ignorare le “tossine” sociali del diffuso atteggiamento individualista, l’accondiscendenza a modalità di pensiero molto superficiale, la scarsa propensione alla fatica e il ridotto senso etico che – come gli inquinanti marini – pervadono il nostro ambiente formativo provenendo dal “grande mondo” esterno. Sono elementi ineludibili del problema educativo che fronteggiamo tutti i giorni e non pre-condizioni da rimuovere e che – se non rimosse – ci impediscono di lavorare o peggio giustificano il disimpegno. Occorre sporcarcisi le mani e sviluppare resilienza (non a caso uno dei laboratori del congresso era dedicato proprio alla resilienza).

La società e gli organismi professionali chiedono a gran voce agli operatori della salute di lavorare come squadra. I Corsi di Laurea devono fare la loro parte, con una introduzione lenta, sapiente ma continua di innovazione, un metro cubo di calcare scavato alla volta – come nei Sassi – una valva aperta alla volta, come fanno le stelle marine. I presidenti di CL sono spesso forzatamente appiattiti sulla contingenza, come il resto di questo nostro paese in perenne emergenza, ma noi siamo educatori: non perdiamo la bussola di un orientamento strategico di medio periodo!

Mi permetto quindi in conclusione di indicarvi la progettazione formativa per competenze, in un’ottica inter-professionale, come meta da non perdere di vista. Se poi la fatica vi sembra avere la meglio, avete sempre la Conferenza e gli eventi SIPeM per ritemprare le energie e il morale.

Cita questo articolo

Consorti F., Sassi e stelle Idee sull’inter-professionalità al margine del Congresso SIPeM 2014, Medicina e Chirurgia, 64: 2905-2906, 2014. DOI:  10.4487/medchir2014-64-6

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