Perché la pseudoscienza trova ascolton.65, 2015, pp.2922-2924, DOI: 10.4487/medchir2015-65-1

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Abstract

Some episodes recently occurred in Italy which show that prevail in the country, on important topics such as stem cell treatments or vaccinations, scientifically unfounded beliefs that are nevertheless discussed and used as if they were proved and controlled. These pseudoscientific ideas are rooted in human psychology and must be countered with an effective science education, in order to preserve the benefits that medicine brought to mankind.

Articolo

Schermata 2015-04-27 alle 12.48.44La letteratura sperimentale prodotta nell’ambito degli studi di psicologia sociale ha confermato l’esistenza, nella cosiddetta mente umana, di una sorta di sistema immunitario che protegge da credenze e opinioni diverse da quello maturate con l’educazione o l’esperienza, in quanto le nuove credenze o opinioni sono percepite come potenzialmente destabilizzanti per un’identità psicologico-sociale individuale fin lì faticosamente costruita e mantenuta. Si tratta di un’immunità che riguarda ogni ambito delle decisioni umane che possono associarsi a qualche percezione, vera o falsa, di minacce, e che può riguardare persino le resistenze che scienziati e medici possono maturare contro spiegazioni dei fatti diverse da quelle preferite. Quella che potrebbe essere definita una sorta di “legge” dell’immunità ideologica, dice che le persone con forti credenze sbagliate e fondate su false percezioni di alcuni fatti, reagiscono ai tentativi altrui di correggere tali inganni, accentuando quelle false credenze. Quello che sta accadendo di interessante nello studio dei bias cognitivi umani, che sono poi delle varianti degli idola di Francis Bacon solo meglio dettagliate a livello sperimentale, è che si comincia a constatare come tali fraintendimenti influenzano la  comunicazione medico-sanitaria.

Pediatrics, la più autorevole rivista mondiale di pediatria, ha pubblicato l’anno scorso (nel mese di marzo) uno studio, ideato principalmente da Brendan Nyhan che insegna scienze politiche alla Michigan University, in cui si dimostra che la comunicazione pubblica sui vaccini è in larga parte sbagliata, perché non tiene conto dei bias cognitivi ed emotivi attraverso cui le persone filtrano i fatti e le informazioni. Insomma, si è visto che raramente le false percezioni, anche di fatti scientificamente acclarati, si possono correggere somministrando, semplicemente, la “verità”.

Lo studio ha arruolato 1759 genitori statunitensi coinvolgendoli in un esperimento in cui essi erano casualmente suddivisi in quattro gruppi, ognuno oggetto di specifiche e differenziate forme di comunicazione volte a far capire l’utilità della vaccinazione MMR (quella ritenuta dai fanatici responsabile dell’autismo), o a un gruppo di controllo. Il risultato è stato che nessuno degli interventi di comunicazione rivolti ai genitori che non intendevano vaccinare il figlio li ha smossi da quell’atteggiamento. Tra l’altro, quando i genitori che avevano l’atteggiamento meno favorevole verso il vaccino capivano la falsità delle tesi che associano la vaccinazione MMR all’autismo, essi correggevano le loro false percezioni, ma riducevano anche ulteriormente l’intenzione di vaccinare i figli. Inoltre, l’uso di immagini o racconti che mettevano in evidenza i rischi di non vaccinare, inducevano nei genitori un aumento della credenza in un legame tra vaccino e autismo, o un’aumentata percezione dei rischi di effetti collaterali dovuti alla vaccinazione. Anche se l’esperimento può essere criticato, perché i partecipanti in qualche modo sapevano di esser parte di una situazione costruita, in realtà risultati analoghi sono stati ottenuti per altre vie. E confermano, tra l’altro, una scoperta costante sulle figure e i contesti che portano le persone a fidarsi delle informazioni sanitarie dissonanti rispetto a quello in cui credono.

Le pseudoscienze e le credenze non scientifiche sono largamente diffuse e fioriscono anche nelle società il cui funzionamento dipende sempre più, se non quasi del tutto, da conoscenze scientifiche, di base e applicate. E’ ormai piuttosto facile, anche per chi di mestiere fa lo storico, capire e spiegare quali processi e meccanismi comportamentali hanno fatto sì che così a lungo l’uomo si sia lasciato ingannare dai venditori di illusioni. Esiste una letteratura monumentale da cui risulta che veniamo al mondo con un cervello e delle predisposizioni cognitive ed emotive che nella sostanza non sono diverse da quelle evolute dai nostri antenati per sopravvivere nel Paleolitico, e che se non educhiamo opportunamente i cuccioli umani e non facciamo una costante manutenzione degli strumenti critici che ci può fornire l’istruzione scientifica, è del tutto normale cadere nelle trappole delle credenze intuitive, che ci mettono alla mercé di diverse categorie di impostori.

Le credenze pseudoscientifiche e le loro origini possono essere ricondotte a spiegazioni che emergono da studi soprattutto neurocognitivi, ovvero anche psicologici ed epistemologici, dai quali risulta appunto che se non si interviene correggendo una serie di bias e fraintendimenti che strutturano il modo comune o più spontaneo di ragionare, non si riesce a distinguere tra spiegazioni scientifiche e argomenti o credenze pseudoscientifiche. Senza contare che i fattori che condizionano la comunicazione interpersonale in contesti sbilanciati e che determinano l’efficacia persuasiva degli impostori, agganciano predisposizioni emotive, anch’esse ancestrali e molto resistenti ad argomenti che siano solo… razionali.

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E’ importante che studiosi dei bias cognitivi che sono all’opera nelle mistificazioni politiche dei fatti, collaborino con i medici per entrare nel merito di come funziona la mente umana e quali sono le strategie più efficaci per combattere false credenze che possono danneggiare persone e comunità. Come è stato per il caso Stamina, o l’idea che i vaccini siano pericolosi. Perché i fenomeni sono più o meno della stessa natura. E studi come quello pubblicato da Pediatrics  dimostrano che le idee di democrazia deliberativa o partecipativa rispetto a questioni mediche percepite come controverse sono parzialmente illusorie se non si interviene direttamente ai livelli decisionali istituzionali per assicurarsi che le scelte siano effettuate sulla base di fatti accertati e non falsamente interpretati.

Se i meccanismi e processi che inducono o fanno preferire agli esemplari della specie umana di “credere” senza “controllare”, sono ben descritti, meno chiaro è come riuscire a modificarli per renderli adeguati ai contesti della modernità. Intanto ci si dovrebbe domandare chi e in quanti riconoscono l’esistenza del problema, in quali termini, etc. Probabilmente la questione della dissonanza tra le nostre dotazioni cognitive più naturali e le esigenze di efficienza poste da società fondate sull’uso di conoscenze controllate, è avvertita da una minoranza, e diventa di interesse generale quando esplodono casi eclatanti o abusi. Come il caso Stamina. Senza che ci si accorga che i casi esplodono perché esistono condizioni specifiche che lo consentono.

Si può sostenere che più cultura scientifica risolverebbe il problema? Forse. Ma non c’è da scommetterci. L’espressione “cultura scientifica”, nonché la sorella “comunicazione scientifica” rimangono troppo vaghe, ed esistono indizi per cui si può ipotizzare che non sia tanto la cultura scientifica quanto piuttosto la comprensione critica di come funziona la scienza, che può essere acquisita solo attraverso specifici processi di istruzione, che può riprogrammare l’immunità ideologica per indirizzarla contro le imposture della pseudoscienza e la loro contagiosa diffusione sociale. Ma questo significa usare nelle scelte politiche, in ambito scolastico e universitario, soprattutto per quanto riguarda la formazione delle élite professionali, le migliori prove su come sia possibile o più probabile ottenere come risultati dei percorsi di apprendimento capacità di critica razionale, rispetto per i fatti controllati e autonomia di giudizio. E su questo punto, purtroppo, i politici sono i primi a resistere perché sarebbero decisioni che non producono consenso.

Bibliografia

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Corbellini G, Perché la pseudoscienza trova ascolto, Medicina e Chirurgia, 65: 2922-2924, 2015. DOI:  10.4487/medchir2015-65-1

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