Odontoiatria e protesi dentaria tra presente e futuro

Autori: Marco Ferrari
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In questo momento di forti tensioni e cambiamenti, anche l’odontoiatria italiana, sia nell’ambito della professione privata sia nel contesto accademico, sta vivendo un momento di transizione.

Dopo alcuni anni di progressivo e continuo ridimensionamento del numero degli accessi al corso di laurea su scala nazionale, per l’anno accademico 2010-11 abbiamo ottenuto una inversione di tendenza, con un aumento di un centinaio di posti rispetto all’anno precedente; questo incremento è stato essenzialmente legato al recepimento da parte degli organi competenti ministeriali dei risultati di indagini sulla professione che riportavano come tra circa 10 anni vi sarà un progressivo pensionamento di un numero molto importante di odontoiatri liberi professionisti, in particolare laureati in medicina e chirurgia, specialisti e non; inoltre nelle proiezioni a 15 anni è stato poi apprezzato come nel 2025 vi sarà un dimezzamento del numero degli odontoiatri, grazie ai pensionamenti già citati ed all’efficacia del numero programmato delle sedi nazionali.

Inoltre risulta singolare il contrasto tra il numero degli iscritti all’Albo degli Odontoiatri (circa 58.000, dato CAO), ed il numero di liberi professionisti odontoiatri che risultano al fisco italiano (circa 37.000).

Altro aspetto importante è il fenomeno della migrazione di studenti italiani in università europee, recente tendenza per molti connazionali non entrati nelle nostre università al fine di poter esaudire i propri sogni ed obiettivi; comunque va considerata come una tendenza non pericolosa se si manterrà nei numeri attuali, senza portare ad un importante incremento del numero dei professionisti in rapporto alle esigenze della popolazione.

Quindi è pensabile che la nostra professione continuerà ad essere “ricercata” dai giovani.

Certamente la crisi economica che viviamo e il nuovo ingegnarsi di molti professionisti nell’offrire e gestire la professione porterà a cambiamenti organizzativi e di immagine di fronte ai pazienti come p.e. un maggior numero di studi professionali associati e magari molti studi low cost; ma sostanziale sarà anche l’evoluzione delle terapie odontoiatriche di cui avranno bisogno i nostri pazienti, soprattutto considerando l’efficacia della prevenzione domiciliare e professionale ed il progressivo invecchiamento della popolazione che determineranno cambiamenti nell’organizzazione dell’attività libero professionale.; tutto questo potrà essere ben tollerato dal mercato a patto che la qualità delle prestazioni resti sempre di buon livello.

Certamente a questo cambiamento dovrà contribuire anche la struttura pubblica, cercando di recuperare alle terapie odontoiatriche una buona fetta di quel 70% di italiani che non frequenta gli studi odontoiatrici per motivi economici. A questo scopo sarà importante l’attività pratica alla poltrona degli studenti del corso di laurea nell’ambito dell’insegnamento delle materie professionalizzanti, fornendo una motivata, capace e dedicata forza lavoro alle strutture universitarie con la conseguenza di laureare alla fine del percorso universitario una generazione di neolaureati con maggiore esperienza clinica e pronti ad entrare nel mondo del lavoro. In questo ambito saranno fondamentali accordi a livello regionale con gli assessorati alla sanità, creando sinergie fondamentali per tutti gli attori di queste attività.

Nelle strutture universitarie già in questo nuovo anno accademico sentiamo il problema di molti pensionamenti che porteranno ad una riduzione del personale docente. Purtroppo non si può prevedere a breve una reintegrazione di questi docenti, e pertanto potrebbe divenire scelta quasi obbligata la “federazione” tra corsi di laurea se non addirittura tra facoltà e/o atenei, aspetto di cui si parla molto in questi giorni essendo queste nuove forme aggregative chiaramente indicate nel DDL Gelmini. L’esserne consapevoli potrà sicuramente non far trovare impreparate le strutture universitarie qualora questo problema diventasse ancor più pressante e stringente.

Nonostante tutti questi aspetti che possono essere fonte di riflessione ed anche di stress per la classe odontoiatrica universitaria e libero professionale, assistiamo però a “eccellenze” italiane nei vari settori dell’odontoiatria; molti sono i nostri professionisti considerati al vertice internazionale come specialisti e opinion leaders, così come la produzione scientifica italiana è la 5°-6° mondiale per lavori impattati pubblicati annualmente, quindi il nostro paese è ben vivo, considerato e rispettato. Nel prossimo futuro sarà necessario un ulteriore salto di qualità; questo potrebbe essere costituito dalla creazione ed integrazione di un sistema misto pubblico-privato nell’università, da una maggiore collaborazione tra CAO ed Università p.e. nella composizione delle commissioni di esame di stato, da un’interazione tra strutture pubbliche e professionisti così da coprire l’offerta di cure anche a quei pazienti affetti da patologie odontoiatriche particolari e/o sistemiche curabili preferenzialmente in ambienti protetti. Ma per ottenere questo ulteriore salto di qualità dovremo far in modo che le regole più elementari del libero mercato, sovrane nella nostra professione, siano capite da tutti, giovani e meno giovani, e quindi che il prestigio dei professionisti e dei docenti sia determinato dal saper fare e dal saper insegnare e non sia un “dovuto” dal ricoprire o aver ricoperto posizioni di prestigio associativo o accademico. Se quindi il professionista di riferimento sarà colui il quale apre il proprio studio ai giovani colleghi per insegnare loro in modo disinteressato così come il “maestro” accademico sarà stimato e ben voluto dagli allievi in base al rispetto acquisito sul campo, basato sul suo valore professionale e morale, ebbene allora avremo fatto il salto di qualità che ci è richiesto dalla ruota del tempo che, come è inevitabile, corre molto più veloce di noi tutti.

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