La valutazione dell’esame di laurea La necessità di una standardizzazionen.70, 2016, pp. 3170-3172, DOI: 10.4487/medchir2016-70-2

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Abstract

It is widely accepted that the final exam grade synopsize the student’s commitment throughout his/her training. This score (graduation mark) is considered for job selection through public competition and, not least, has a weight in the national competition for admission to graduate schools or residency. For this reason, it would be appropriate that all of the Italian MD programs use uniform and shared criteria for the final exam assessment. The conference unanimously adopted a proposal for the composition of the final mark, which, while leaving space for the autonomy of the different locations, adopt uniform criteria and weights. We are confident that all MD programs in Italian universities will soon adopt this proposal.

Articolo

Il 110 e lode è un traguardo a cui ambiscono tutti gli studenti, ma l’impegno nel percorso formativo di coloro che lo raggiungono è uguale per tutti?

Il Regolamento approvato dal Regio decreto no. 1269 del 4 giugno 1938, per molti aspetti anacronistico ma mai abrogato, prevede che la valutazione della prova finale (esame di laurea) sia espressa con un voto in centodecimi da una commissione di 11 componenti, ciascuno dei quali dispone di 10 punti e che il voto finale corrisponda alla somma dei voti dei singoli commissari. In caso di “pieni voti assoluti” (110/110), la commissione può concedere la lode, nel solo caso di unanimità.

Tale formulazione, sebbene molto lineare ed equilibrata, non consente di includere, nella sintetica valutazione dell’esame finale, un rendiconto dell’intera carriera dello studente ma si limita a consentire una valutazione del lavoro di tesi e della sua presentazione alla commissione.

Dal momento che il voto di laurea rappresenta, per sintesi e con valore legale, la stima del titolo di studio conseguito, da moltissimi anni le commissioni si avvalgono, per la composizione del voto finale, di criteri orientativi che prendono in considerazione anche la carriera dello studente al fine di realizzare un’analisi efficiente e non eccessivamente riduttiva. I criteri in questione sono solitamente riportati nel regolamento didattico del Corso di Studi oppure in apposito regolamento e, sebbene siano diversi per ciascuna sede e CdS, in generale tengono conto sia della carriera, misurata come media dei voti conseguiti negli esami curriculari, a cui sono aggiunte in modo variabile altre premialità (lodi, soggiorni all’estero, etc), che della performance nella prova finale in termini di qualità della tesi e della sua presentazione.

La CPPCLMMC aveva già evidenziato questo problema nel 2008 e, sulla base di una proposta del gruppo di lavoro coordinato dai proff. Tenore e Gaudio, aveva una formulato una raccomandazione di adozione, in tutte le sedi, di criteri omogenei per la composizione ed il calcolo del voto, così come proposti dalla commissione. Tale proposta, che non fu resa cogente, prevedeva che il punteggio venisse calcolato dalle componenti riportate qui di seguito:

  1. Punteggio medio derivato dal curriculum (media aritmetica semplice, convertita in centodecimi);
  2. Punteggio attribuito dalla Commissione in seduta di laurea:

B.1  punteggio per la discussione della tesi;

B.2  punteggio aggiuntivo per le lodi;

B.3  punteggio aggiuntivo per partecipazione a programmi di scambio internazionale;

B.4  punteggio aggiuntivo per la durata del corso.

La proposta prevedeva che, alla media espressa in centodecimi, fosse aggiunto un massimo di 14 punti, di cui sette per la valutazione della tesi e sette per gli altri punteggi aggiuntivi e che la commissione, con parere unanime, potesse attribuire la lode ai candidati che avessero conseguito un punteggio finale superiore o uguale a 113.

Malauguratamente, da una ricognizione effettuata nell’estate 2015 è emerso che pochissimi Corsi di Laurea avevano adottato il sistema proposto. La commissione della CPPCLMMC, coordinata dalla professoressa Basili, ha quindi svolto un’analisi comparativa dei criteri utilizzati nelle varie sedi. Da tale analisi è emerso che, in tutte le sedi, gli elementi concorrenti alla composizione erano costanti (valutazione conseguita nelle verifiche di profitto ed votazione aggiunta dalla Commissione in seduta di laurea, una parte della quale era costituita dalla valutazione della tesi di laurea) ma estremamente variabili erano le votazioni che a questi elementi erano attribuite. Tale variabilità riguardava vari aspetti:

–  la valutazione conseguita nelle verifiche di profitto (media aritmetica semplice vs media ponderata, esclusione dal calcolo della media dei voti più bassi, considerazione delle attività elettive nel calcolo della media);

–  gli elementi della carriera oggetto di premialità (durata degli studi, partecipazione a programmi di scambio internazionali, numero di lodi conseguite o corrispondenti CFU);

–  i criteri di valutazione della tesi presentata (sperimentale vs compilativa, qualità della presentazione, etc).

La correlazione tra le medie del punteggio degli esami ed i voti medi di laurea per ciascuna sede ci restituisce un visualizzazione grafica della variabilità tra le varie sedi, ponendo in evidenza il peso differenziale della quota che viene aggiunta al punteggio derivato dalla media degli esami di profitto nel calcolo del voto finale di laurea. I dati del grafico, estratti da AlmaLaurea, riguardano 6312 laureati dell’anno 2015 in 39 sedi (vedi figura 1). Anche i criteri di assegnazione della lode variavano da sede a sede, con differenti soglie minime relative alla votazione della carriera o a quella finale.

La conseguenza di questa situazione variegata è che il voto di laurea di uno stesso ipotetico studente “standard” può differire di più punti da una sede ad un’altra.

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Questa disparità di valutazione tra le sedi risulta inaccettabile considerando che l’attuale concorso nazionale di accesso alle Scuole di Specializzazione dell’area medica prevede una premialità (max 2 punti) attribuita in maniera proporzionale al voto di laurea conseguito nel range tra 105 e 110 e lode.

Nel settembre 2015, La CPPCLMMC ha dato mandato ad una commissione, coordinata dal professor Della Rocca, di formulare una proposta semplificata che consentisse di uniformare i criteri di calcolo del voto di laurea, lasciando alle varie sedi un margine di autonomia per l’adattamento alla situazione di contesto.

Nel novembre 2015, tale proposta è stata condivisa dalla Conferenza durante la 120ma riunione, con approvazione di una mozione affinché entro la sessione di luglio 2016 tutti i CdS adottino le modalità riportate nella tabella (vedere Mozione).

I punti fondanti della proposta sono:

–  utilizzo di un numero fisso di esami ( max 36, relativi ad attività didattiche di discipline di base, caratterizzanti o affini) nel calcolo, tramite media aritmetica semplice, del punteggio derivato dalle valutazioni delle verifiche di profitto;

–  valutazione della prova finale, in termini di qualità, tipologia e presentazione dell’elaborato, secondo criteri e modalità scelti dalla sede, fino ad un massimo categorico di 7 punti;

–  ampia libertà per la sede di scegliere i criteri di attribuzione delle premialità relative alla carriera dello studente, ma fino ad un massimo categorico di 7 punti

–  uniformità del criterio di determinazione della soglia minima per l’attribuzione della lode e della necessità del parere unanime della commissione.

L’adozione delle suddette modalità di attribuzione del voto di laurea da parte di tutte le sedi consentirà una valutazione equa dell’impegno dello studente nel proprio percorso formativo, tenendo conto delle opportunità e delle difficoltà caratteristiche di ciascuna sede.

Al momento, l’adozione del modello in questione è ancora incompleta. In una buona percentuale delle sedi che l’hanno adottato si è reso necessario il ricorso a sistemi correttivi transitori per le più immediate sessioni di laurea. Ciononostante, l’auspicio è che si possa raggiungere la completa uniformità in un tempo non superiore a 12-18 mesi e che l’adeguamento coinvolga tutti i corsi di laurea/CdS. L’esercizio di un’adeguata azione di monitoraggio sarà compito della Conferenza stessa.

Un probabile limite del modello proposto è quello di non prendere in specifica considerazione la valutazione delle competenze acquisite nella attività didattica professionalizzante. Attualmente, nella maggior parte delle sedi tale valutazione è integrata nella valutazione degli esami di profitto delle discipline cliniche ma, in previsione della prossima adozione di una moderna “laurea con abilitazione”, sarebbe opportuno iniziare la sperimentazione di un’evoluzione di questo modello che possa accogliere, in una fase più matura, anche la valutazione dell’attività professionalizzante.

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Moncharmont B., La valutazione dell’esame di laurea  La necessità di una standardizzazione, Medicina e Chirurgia, 70: 3170-3172, 2016. DOI:  10.4487/medchir2016-70-2

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