La scuola medica alessandrina. La via dei fenomeni su base quantitativa e la loro relativitàn.75, 2017, pp.3407-09, DOI: 10.4487/medchir2017-75-6.

Autori: Silvia Iorio
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Dopo la morte di Alessandro Magno, a partire dal IV secolo a.C., e con particolare forza nel corso dell’epoca tolemaica, fiorisce intorno alla corte di Alessandria d’Egitto un movimento culturale di vastissime proporzioni. È infatti grazie alla costituzione di preziose istituzioni – un Museo e una Biblioteca –, che il regno tolemaico si imporrà come ‘frontiera intellettuale’ (von Staden, 1989) di fondamentale interesse per tutti i campi della scienza antica. Nei fondi librari della Biblioteca confluirono papiri provenienti dal territorio greco e secondo alcune fonti anche opere attribuibili ad Aristotele, mentre i contenuti delle sezioni letterarie, scientifiche e filologiche del Museo furono successivamente ricordati da Plutarco, Dione Cassio, Luciano e Galeno come un tesoro di incalcolabile prestigio. L’autorevolezza di tali istituzioni richiamò l’attenzione di molti scienziati: il matematico Euclide; il fondatore della meccanica Ctesibio; l’autore della teoria eliocentrica Aristarco di Samo; Archimede, che ad Alessandria d’Egitto avrebbe avuto contatti con Eratostene, matematico, astronomo e geografo, nonché inventore del primo sistema di misurazione del meridiano terrestre; Ipparco di Nicea, autore del più attento catalogo stellare dell’antichità e fondatore dell’astrometria.

La stabilità economica e politica dell’era tolemaica (protrattasi fino al II secolo a.C.) determina così, la nascita di un nuovo crocevia culturale derivante dall’incontro e dalla conseguente prolificazione di combinazioni armoniose tra tradizione greca, egizia e mesopotamica. Ad Alessandria le ibridazioni culturali sono il risultato di un complesso di contaminazioni tra il pensiero filosofico degli intellettuali dell’epoca, soprattutto greci, e le conoscenze mediche e tecnologiche proprie della cultura egizia e mesopotamica.

Già gli autori antichi riconoscono al periodo tolemaico e alla città di Alessandria un ruolo centrale nella ridefinizione dei parametri della scienza antica; la città così diventa il centro di una vera rivoluzione epistemologica fondata sul tentativo di misurazione quantitativa dei fenomeni biologici e sulla primissima organizzazione metodologica di un’anatomia ‘osservata’, sul cadavere e sul vivente.

I fondamentali rappresentati del mutamento che in medicina determinò la creazione di un’anatomia e una fisiologia umana per molti aspetti ’moderne’, sono Erofilo di Calcedonia ed Erasistrato di Ceo, rispettivamente allievi di Parassagora di Kos e di Crisippo di Cnido. La tradizione successiva riconosce loro il merito di una ‘paternità fondativa’ di una vera e propria scuola medica, articolata attorno alla riflessione anatomo- fisiologica delle opere biologiche di Aristotele.

Erofilo ed Erasistrato, almeno a giudicare dai frammenti dei loro scritti, rispondono agli interrogativi di Aristotele riconsiderando il corpo come struttura complessa da indagare anatomicamente. Soltanto la conoscenza della composizione delle parti consente la comprensione del loro funzionamento e quindi della fisiologia permettendo, di conseguenza, lo studio della patologia, che è malfunzionamento. Sembra essere attribuibile ad Erasistrato il concetto di ‘osservabilità teorica’ dei fenomeni, per cui il medico deve essere in grado di postulare l’esistenza di organi e funzioni, anche nell’impossibilità di percepirli con i sensi; ed il concetto ‘eziopatogenetico di pletora’, secondo cui le malattie si generano per sovrabbondanza umorale in un’area determinata per dilagare poi in tutto il corpo.

La medicina alessandrina di epoca tolemaica avrebbe, poi, sfruttato una particolare licenza concessa dai Tolomei per dissezionare cadaveri: se l’affermazione di Aulo Cornelio Celso (14 a.C. – 37 d.C.) corrispondesse a verità, si comprenderebbe come Erofilo ed Erasistrato abbiano potuto gettare le fondamenta dell’anatomia antica, creando nuovi elementi metodologici e un vocabolario anatomico. Nella pratica medica che li precede, la dissezione dei cadaveri era infatti assente ed è quindi la prima volta che nella scienza greca si agisce su un corpo umano senza intenti di cura, ma con il solo proposito di approfondirne la conoscenza osservazionale e descrittiva. Sappiamo inoltre, sempre attraverso le testimonianze di Aulo Cornelio Celso (Celso, De medicina, proemio, 23-6 = test. 63a [von Staden]), della possibilità per Erofilo di usare nei suoi esperimenti in vivo condannati a morte forniti direttamente dal sovrano per poterne studiare il funzionamento. La possibilità di vivisezione, già discussa nel suo essere reale o meno dai commentatori antichi, costituirebbe il punto nodale del superamento di tabù intellettuali e religiosi, che fino al III secolo hanno condizionato l’indagine medica e la riflessione sulle strutture del corpo.

Come già detto, di questa grande rivoluzione epistemologica di cui si ha però testimonianza solo indiretta: la tradizione ha privilegiato infatti la conservazione di testi medici classici,  molto diffusi e studiati nel Medio Evo, come quelli di Ippocrate e Galeno, mentre i trattati di Erofilo ed Erasistrato sono andati perduti.

Se ne ha traccia in autori più tardi fra cui proprio Galeno e Polibio, Rufo di Efeso, Oribasio e Marcello Empirico.

Se da un lato Galeno fornisce dati importanti attraverso le dure critiche contro il pensiero anatomico di Erasistrato, dall’altro Celso ci offre una testimonianza, seppur tardiva, della portata rivoluzionaria dei due medici, la cui veridicità è suffragata dall’utilizzo della nomenclatura anatomica corrispondente, in particolar modo a quella usata da Erofilo. La libertà con cui Erofilo introduce la nomenclatura anatomica è cosa del tutto rara. In tutta la tradizione classica, come emerge da Platone e da Aristotele (Aristotele, De interpretatione), la libera scelta era concepibile solamente in relazione alla struttura fonetica delle parole, ma non per la denominazione degli oggetti individuati. Erofilo, invece, nello studio del sistema circolatorio crea concetti nuovi a cui accosta termini in uso e termini creati. Qui risiede uno dei tratti fondamentali della ‘rivoluzione alessandrina’: laddove l’utilizzo strumentale di concetti consapevolmente creati ci guida verso la sperimentalità del metodo, allontanandosi dunque dal metodo razionale (Galeno, De praesagitione ex pulsibus, II, 3 = test. 53 [von Staden]). Erofilo è infatti convinto dell’inesistenza del valore assoluto della teoria, rimarcandone al contrario l’aspetto deduttivo; medesime apparenze infatti, potranno essere spiegate con ipotesi diverse. Esemplificativa è l’attribuzione di non assolutezza che Erofilo accorda alla corrispondenza della previsione associata alla prognosi, così come della teoria associata al caso concreto (Galeno, In Hippocratis prognosticum, I, comment. I.4 = test.

264 [von Staden], 1-2).

Erofilo descrive inoltre in maniera accurata parti del sistema nervoso: il cervello, il cervelletto, le connessioni tra encefalo e midollo spinale, i nervi responsabili del movimento volontario (solidi) e dei processi sensoriali (cavi, contenenti pneuma cerebrale). Dedica parte dei suoi studi all’apparato digerente e al fegato nominandone alcuni tratti come quelli del duodeno e del digiuno, descrive gli organi della riproduzione come le ovaie, le tube e i canali spermatici (dei quali però non comprende la funzione) e si occupa della ritrattazione del modello che identifica l’utero come organo che può muoversi all’interno del corpo. Contribuisce alla fondazione dell’anatomia vascolare descrivendo i ventricoli del cuore e le valvole cardiache; di fondamentale importanza è anche il suo trattato dedicato all’occhio, dal quale deriva la prima descrizione e denominazione della retina e del nervo.

La prospettiva innovatrice di Erofilo non sembra aver interessato però la dimensione clinica, rimasta ancorata a concetti di stampo ippocratico, e la farmacologia, a cui Erofilo attribuisce ancora una derivazione divina.

Gran parte degli interessi scientifici di Erofilo sembrano condivisi da Erasistrato al quale viene attribuita la scoperta dei nervi e l’autorità di trattati sull’apparato digerente, l’idropisia, le febbri, la podagra e la paralisi.

I suoi studi anatomici sono stati dedicati ad approfondire lo studio del cuore e dei vasi (il ventricolo destro distribuisce sangue nelle vene, il sinistro pneuma nelle arterie, destinato a gonfiare i muscoli e a generare moto); la struttura e il funzionamento dello stomaco e del diaframma. Il papiro Anonimo londinese – uno dei rari testi medici autografi conosciuti, datato nel I secolo d.C., di carattere aristotelico – ci dice che avrebbe tentato di dimostrare la traspirazione insensibile (esalazioni dei corpi), attraverso la pesatura di un uccello con una bilancia.

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Ricostruzione panoramica della Biblioteca

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Il faro di Alessandria in un’illustrazione di Maarten van Heemskerck

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Vincenzo Camuccini, Tolomeo Filadelfo nella biblioteca di Alessandria

Bibliografia essenziale

Gazzaniga V, La medicina ellenistica: il contesto e i maggiori rappresentatnti. In: Conforti M, Corbellini G, Gazzaniga V, Dalla Cura alla Scienza. Milano, Encyclomedia, 2010.

Manetti D, Autografi e incompiuti: Il Caso Dell’Anonimo Londinese P. Lett Lond. Zeitschrift für Papyrologie Und Epigraphik. 1994; 100: 47-58.

Russo L., La rivoluzione dimenticata. Milano, Feltrinelli, 1996.

von Staden H, Herophilus: the art of Medicin in early Alexandria. Cambridge, Cambridge University Press, 1989.

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Iorio S., La scuola medica alessandrina. La via dei fenomeni su base quantitativa e la loro relatività, Medicina e Chirurgia, 75: 3407-3409, 2017. DOI: 10.4487/medchir2017-75-6

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