La scuola internistica padovana di medicina clinica e sperimentale di Gino Patrassin.60, 2013, pp.2710-2712

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Gino Patrassi nacque ad Amelia (Terni) il 31 agosto del 1904. Laureatosi a Firenze nel 1927, si dedicò nei suoi primi anni accademici allo studio della morfologia, come allievo e docente nell’Istituto di Anatomia Patologica diretto dal prof. Bindo De Vecchi, e ottenne l’incarico di insegnamento di Istologia Patologia  e poi di Anatomia Patologica presso l’Università di Firenze. Completò la sua preparazione mediante periodi di perfezionamento all’estero, in Germania, presso le scuole allora famose di Rossle e a Berlino, presso l’Istituto di von Bergmann, il padre dell’anatomia funzionale. Al ritorno dalla Germania passò dall’Anatomia Patologica alla Clinica medica, diretta dal prof. Pio Bastai, con il quale si trasferì, come suo aiuto,  alla Clinica Medica di Padova nel 1939. Divenne professore straordinario di Patologia Speciale Medica nel 1949, cattedra tenuta presso l’Università di Cagliari, e poi di nuovo a Padova, chiamato dalla Facoltà ad occupare la medesima cattedra e a dirigere l’Istituto. Nel 1963 è chiamato a dirigere la cattedra e l’istituto di Clinica Medica generale dell’Università, dove rimase fino al 1974, anno del suo pensionamento. Il prof. Patrassi morì a Padova, il 12 settembre 1981.

La sua produzione scientifica è multiforme, come si usava nelle cliniche mediche quando la medicina non era così specializzata com’è adesso. La sua bibliografia contiene studi sulla patologia del sangue – meritano di essere ricordate l’anemia ellitto-poichilocitica che ha avuto l’eponimo di Fanconi-Patrassi e gli studi sulle leucemie aleucemiche e subleucemiche; poi gli studi di splenoepatologia, di cui fondamentale fu la monografia su La questione del Morbo di Banti, contributo a quell’epoca fortemente originale, indirizzato allo studio delle correlazioni fisiopatologiche tra malattie epatiche progressive fino alla cirrosi e all’ipertensione portale e le variazioni emodinamiche nel contesto splenico e splancnico. Da qui gli studi sulle cirrosi splenomegaliche e sulla circolazione portale, argomento conclusosi, con la partecipazione degli allievi C. Dal Palù, A. Ruol e P. D’Agnolo, con la relazione La pletora portale, al Congresso Nazionale di Medicina Interna, tenutosi a Torino, nel 1961, in collaborazione con il chirurgo di Roma, prof. P. Valdoni. Altro settore di studio di Patrassi fu la patologia endocrina in particolare quella tiroidea, che culminò con una  relazione al Congresso nazionale di Medicina Interna sulla Terapia delle Distireosi, allora agli albori della pratica clinica. Ancora, a sottolineare la multiformità degli studi clinici di Patrassi e il suo prestigio a livello nazionale, vi furono le relazioni, sempre alla Medicina Interna nazionale, sull’Ipertensione reno-vascolare”1968), in collaborazione con C. Dal Palù e A. Ruol, e sulle Iperlipoproteinemie (1971), in collaborazione con G. Crepaldi. Ma sono soprattutto i suoi contributi sulla descrizione di casi clinici che stanno a significare la sua profonda capacità e competenza clinica in tutti i settori della medicina, espresse dalla visita quotidiana in corsia, dove era di impareggiabile insegnamento il suo rapporto con il malato e la sua grande umanità con pazienti, personale paramedico, studenti, giovani medici e assistenti anziani. Era puntuale nella visita e meticoloso nell’ascolto dell’anamnesi e nell’esame obiettivo, sereno nella discussione, sempre attento a cogliere il problema principale e proporne soluzioni concrete. Parallelamente alla notevole competenza clinica, ebbe sempre altrettanta attenzione ai giovani, espressa in particolare nell’insegnamento della Medicina interna, sia in lezioni magistrali, sia durante la visita medica, al letto del malato.

La sua attività didattica si svolse per quasi mezzo secolo a Firenze, a Padova, a Cagliari e poi ancora a Padova, ove è ricordato dagli allievi per chiarezza di pensiero, equilibrio, compiutezza di aggiornamento, indirizzo verso le decisioni concrete, essenzialità delle nozioni, nonché la sua innata arguzia toscana. Memorabile fu una sua relazione del 1964 su Prospettive di riforma degli studi medici, dove egli delinea il quadro di grave crisi a cui stava incamminandosi l’Università italiana, quasi a presagire i grandi sconvolgimenti che avrebbero portato alle manifestazioni studentesche del ’68 e alle sue conseguenze. In questa relazione colpisce soprattutto la logica con cui sono delineati i possibili piani di studio in funzione del tipo di medico che si vuole far uscire dall’Università; prevede una maggiore attenzione alla formazione medica e clinica generale, con approccio globale al malato attraverso gli strumenti prioritari dell’anamnesi e dell’esame obiettivo, una riduzione del carico didattico di argomenti specialistici, già allora eccessivamente prevaricanti nel corso di laurea. Riteneva indispensabile una solida formazione metodologica e clinica internistica, prima di approdare a qualsiasi specializzazione, che peraltro guardava sempre con un certo sospetto per l’ineludibile componente riduzionistica propria di ogni specialità, a fronte della visione olistica del malato che sempre aveva propugnato e testimoniato. Auspicava inoltre il coinvolgimento dei medici ospedalieri, in particolari quelli dei grandi ospedali, nella formazione pratica dei neo laureati. Infine illustrava le modalità con cui si sarebbero dovute svolgere le carriere dei ricercatori e degli assistenti. Proposte ragionevoli e illuminate, dettate da esperienza e saggezza, dove la preparazione scientifica e di ricerca doveva trovare un forte connubio con la preparazione clinica e didattica: proposte rimaste inascoltate in questi 40 anni di vita universitaria, dove le riforme degli studi medici succedutesi hanno portato le facoltà mediche alla deplorevole condizione attuale, con progressiva frammentazione della preparazione medica, carenze formative nell’approccio al malato e prevalente dominio dei settori specialistici e tecnologici.

Coerentemente con i suoi interessi scientifici preminenti, il prof. Patrassi ha fondato a Padova e organizzato il Centro di Splenoepatologia, tuttora attivo come centro di ricerche sperimentali e cliniche ad opera degli allievi e dei successori. Patrassi fu insignito della medaglia d’oro dei Benemeriti della Scuola e della Cultura e dell’Arte e gli fu riconosciuto il premio Ganassini e il premio Marzotto, negli anni 1967-68.

Nell’ambito delle iniziative accademiche ha contribuito a fondare e avviare la Facoltà di Medicina presso l’Università di Trieste, facendo parte del Comitato Ordinatore assieme al prof. Valdoni; inoltre ha fondato e avviato la Facoltà di Medicina presso l’Università di Verona, come sede distaccata dell’Università di Padova. Numerosi suoi allievi furono chiamati ad occupare cattedre di Medicina interna e di specialità mediche presso queste nuove facoltà, dalle quali gemmarono prestigiose Scuole cliniche e di ricerca, affermatasi a livello nazionale e internazionale. A testimoniare il suo vivo interesse per il governo dell’Università, Patrassi fu anche preside di facoltà negli ultimi anni della sua carriera accademica, a dire il vero senza grandi soddisfazioni.

Il ricordo di Gino Patrassi come Maestro e come scienziato sarebbe decisamente parziale e astratto se dovesse prescindere dalla sua personalità reale, ben presente in chi lo ha potuto conoscere direttamente. Tutti coloro che gli sono stati vicini, nelle buone come nelle tristi vicende della vita, lo hanno apprezzato ancor di più come uomo, con il suo corredo di grandi doti intellettuali, morali e civili e anche, perché no (come ebbe a dire Piero Leonardi, uno dei suoi Aiuti più amato, nel ricordo che di Patrassi fece all’Ordine dei Medici di Padova nel 1982 e dal quale sono tratte queste note), di qualche piccola umana debolezza, che imponeva a chiunque lo conoscesse non tanto di venerarlo come un mito, quanto di circondarlo di comprensione e di affetto. Immenso infatti fu il suo attaccamento alla famiglia, negli ultimi anni ripetutamente e atrocemente colpita, il senso di responsabilità e la comprensione verso i malati, la costante fedeltà ai suoi ideali, avulsi da ogni interesse materiale, la profonda onestà intellettuale e professionale, l’amor di Patria, in pace e in guerra, la passione per la musica e le arti in genere, l’entusiasmo per una partita di caccia, la sana giocondità espressa nei convivi con gli amici, ove non si contavano le battute spiritose o pungenti, il riconoscimento ed il rammarico di qualche suo inevitabile errore e infine la serenità con la quale ha accettato la fine dei suoi giorni, da lui lucidamente prevista e coraggiosamente affrontata, sempre circondato dall’affetto dei suoi cari e degli allievi più amati.

Gli Allievi

Professori di prima fascia

Titolarità di Cattedra di 1° Fascia conseguita durante la vita accademica del Maestro

– In Medicina Interna: M. Austoni (Padova), G. Crepaldi (Padova), C. Dal Palù (Padova, Trieste, Verona, Padova), G. De Sandre (Padova, Verona), A. Ruol (Padova, Trieste, Padova)

– In Cardiologia: S. Dalla Volta (Padova)

Titolarità di Cattedra di 1° Fascia conseguita con gli Allievi del Maestro

– In Medicina Interna: G. Baggio (Sassari), R. Corrocher (Parma, Verona), R. Fellin (Ferrara), A Gatta (Padova), D. Girelli (Verona), O. Olivieri (Verona), A. Pagnan (Castelfranco Veneto, Padova), P. Palatini (Padova), P. Pauletto (Padova-Treviso), A.C. Pessina (Trieste, Verona, Padova), P. Prandoni (Padova), G. Realdi (Siena, Sassari, Padova), G.P. Rossi (Padova), L. Vettore (Verona)

– In Geriatria-Gerontologia: G. Curri (Trieste), G. Enzi (Padova), M. Frezza (Trieste), E. Manzato (Padova)

– In Malattie del Metabolismo: A. Avogaro (Padova), S. Del Prato (Pisa), D. Fedele (Padova), M. Muggeo (Verona), A. Tiengo (Padova)

– In Cardiologia: G.P. Trevi (Chieti, Novara, Torino)

– In Immunologia Clinica ed Ematologia: G. Perona (Verona), G. Pizzolo (Verona), G.P. Semenzato (Padova)

– In Oncologia Medica: R. Cellerino (Ancona), G.L. Cetto (Verona)

– In Gastroenterologia: A. Alberti (Padova)

– In Pneumologia: M. Saetta (Padova), R. Zuin (Padova)

– In Anatomia Umana Normale: F. Munari (Padova)

– In Alimentazione e Nutrizione Umana: P. Tessari (Parma, Padova)

Professori di 2° fascia con responsabilità primariale

– G.B. Ambrosio (Venezia), G.C. Falezza (Verona-Negrar), L. Caregaro Negrin (Padova), A. Semplicini (Venezia)

Primari ospedalieri

– G. Andolfatto-Zaglia, P. Avogaro, G. Battaglia, G. Belloni, A. Benedetti, G. Bertelli, F. Binda, A. Bonanome, A. Bonadonna, G. Bovo, G. Buttò, D. Corà, V. Crepaldi, G. Dagnini, B. D’Agnolo, L. Dalla Palma, C. Dalla Rosa, I. Dal Zotto, S. De Biase, M. Di Lollo, G. Diodati, W. Donadon, G. Donaggio, Francescon, F. Furlanello, S. Gabaldo, G. Ghiotto, Gregoris, P. Leonardi, L. Lusiani, A. Maggia, I. Masetto, G. Mazzei, R. Miori, Nardini, F. Palermo, E. Piccolo, Porro, G. Roberti, P. Spandri, F. Tremolada, R. Trevisan, G. Vescovo, Vignato, A. Visonà, S. Zamboni, E. Zerbini, Zerman

Principali linee di ricerca della Scuola

– Linea di Medicina Interna (epidemiologia clinica, metodologia clinica e sperimentale): M. Austoni, C. Dal Palù, A. Ruol, G. Crepaldi, G. Realdi, R. Corrocher

– Linea cardiovascolare (clinica e sperimentale): C. Dal Palù, S. Dalla Volta, A. Pessina, A. Pagnan, G.P. Trevi, R. Corrocher, G.P. Rossi, P. Palatini, P. Pauletto, O. Olivieri, D. Girelli

– Linea endocrina-metabolica: (patologia endocrina, dislipidemie, diabete): G. Crepaldi, A. Tiengo, M. Muggeo, G. Enzi, E. Manzato, G. Baggio, D. Fedele, A. Avogaro, S. Dal Prato

– Linea ematologica-immunologica: (clinica e sperimentale) G. De Sandre, G. Perona, L. Vettore, G. Pizzolo, G.P. Semenzato

– Linea pneumologica (clinica e sperimentale): M. Saetta, R. Zuin

– Linea gastroenterologica ed epatologica (Clinica e sperimentale): A. Alberti, A. Gatta, G. Realdi

– Linea oncologica: R. Cellerino, G.L. Cetto

 

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