La Scuola (Ferrata, Introzzi), Larizzan.65, 2015, pp.2994-2997

Autori: Fausto Grignani
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Schermata 2015-07-09 alle 11.25.25Il Capostipite della nostra Scuola Medica è stato senza dubbio Adolfo Ferrata, per tanti anni Clinico Medico a Pavia – o se si vuole è stato il nostro Emoistioblasto, per usare una terminologia a lui cara. Ma è molto difficile rintracciare tutte le cellule, alcune anche illustri, che sono derivate da quell’Emoistioblasto. Basti pensare che i primi e più importanti Allievi di Adolfo Ferrata furono Giovanni Di Guglielmo ( e dico poco!) presto sbarcato nella Capitale, il cremonese (come me) Aminta Fieschi che ha colonizzato Genova e l’intera Liguria, Angelo Baserga che ha portato la Scuola Pavese a Ferrara, Paolo Introzzi che ha preso l’eredità di Ferrata proprio a Pavia, Edoardo Storti che ha retto a lungo la Clinica di Modena e che poi ha sostituito Introzzi a Pavia. Tutti meritavano i galloni e l’hanno dimostrato con la loro attività: Adolfo Ferrata non era uomo che temeva i confronti e promuoveva i mediocri.

Così, questi primi Allievi hanno interiorizzato l’insegnamento del Maestro ed hanno a loro volta lanciato Seguaci degni del Capo. Se si ricordassero tutti si correrebbe il rischio concreto di fornire una serie di nomi da elenco telefonico. Quindi occorre scegliere una linea, eritroide, mieloide, linfoide o altro e seguire quella. Si potrà capire meglio il significato di una Scuola e l’importanza che essa riveste nella Ricerca e nella Clinica.

Nella scelta non posso non riferirmi alla mia esperienza personale e quindi non posso dimenticare una fredda giornata del gennaio 1955 – il 7 gennaio per la precisione – quando in una banchina della stazione ferroviaria di Pavia io, laureato da qualche mese, aspettavo con una certa ansia Paolo Larizza, Allievo di Paolo Introzzi e mio futuro Capo con lo scopo non banale di partire con lui per Cagliari per affrontare, con ruoli ovviamente diversi, una nuova avventura. La scelta è dunque fatta: la linea da seguire (eritroide all’inizio, ma successivamente anche mieloide, come si vedrà) è quella Ferrata- Introzzi –Larizza. Di Adolfo Ferrata ho già fatto cenno: non l’ho conosciuto personalmente perché è morto nel 1946 quando io ero ancora al liceo, ma negli anni 50 la sua presenza era ancora sensibilissima nella Clinica Medica dell’Università di Pavia che frequentavo in qualità di “studente interno”. Era il Grande Capo che aveva individuato il ruolo dell’Emoistioblasto ed i suoi rapporti con l’Emocitoblasto e con tutte le filiere ematopoietiche. La Clinica di Pavia, molto grande e polimorfa, si caratterizzava ancora per la sua impronta ematologica e le ricerche di Ferrata costituivano per tutta l’Ematologia mondiale un esempio di profondità e di successo. Per la verità, l’Ematologia non era l’unico campo che Adolfo Ferrata aveva arato: basti pensare agli studi sui villi intestinali ed a quelli sulla struttura e sulla embriologia del rene; ma quelli ematologici avevano un fascino e forse anche una validità scientifica molto maggiore ed erano codificati in importanti Trattati ( il famoso testo di Ematologia di Ferrata e Storti) che andavano per le mani di tutti gli studiosi dell’argomento ed anche degli studenti più intraprendenti. Così tutti si aspettavano che Paolo Introzzi, come successore di Ferrata prendesse in mano il testimone e portasse avanti prevalentemente il solco ematologico iniziato dal suo Maestro. Ma Introzzi aveva una sua personalità e, senza abbandonare l’Ematologia, si era dedicato anche ad altri campi di studio.

Inoltre si era circondato di numerosi allevi con interessi diversi e li aveva spinti ad allargare il loro campo di ricerca. Così si devono ricordare le sue personali ricerche sulle anemie megaloblastiche e sul ruolo della milza nell’emopoiesi, ma anche quelle sul potere amilolitico della saliva e del siero di sangue, che in qualche maniera si collegavano alla mia tesi di laurea che verteva sull’uropepsinogeno. Fu un trattatista attento chiaro ed aggiornato come dimostrano i capitoli sulle malattie dell’intestino nel trattato di Ferrata sulle malattie dell’apparato digerente, redatto assieme a Paolo Larizza e le rassegne sul metabolismo del ferro assieme a Sandro Ventura, di cui dovremo ancora parlare in seguito. Nelle corsie dei piani bassi si faceva vedere di rado, ma la sua fama di ottimo medico e di accurato terapeuta era ben consolidata fra tutti i Collaboratori. Uno di questi, Caporeparto di uno dei numerosi Reparti della Clinica Medica, era Paolo Larizza, un calabrese ottimamente trapiantato al Nord, coadiuvato da Sandro Ventura e da Antonia Notario e da altri bravi Collaboratori .

Il caso volle che nel 1952 fossi assegnato, come studente del 4° anno, proprio a quel Reparto, con mia grande soddisfazione perché aveva la fama di essere uno dei migliori. Ebbi così modo di apprezzare, ancor prima della laurea, le doti cliniche e didattiche di Paolo Larizza che frequentava i piani alti, ovviamente, ma che dedicava gran parte del suo tempo, con assoluto scrupolo, al Reparto che dirigeva. Se ho imparato qualcosa di Medicina lo devo anche a quel periodo di lavoro intenso e gratificante. La svolta per Paolo Larizza (e, in maniera inaspettata, anche per me) avvenne nell’estate del 1954 quando fu chiamato a dirigere la Patologia Medica dell’Università di Cagliari. In quei tempi vigeva la norma, tutto sommato abbastanza saggia, che il Direttore di un Istituto Universitario poteva portare con sé qualche Allievo di cui si fidava. Oggi questo non sarebbe più possibile e, secondo il nostro parere di anziani che hanno passato una vita in Università, non è detto che sia un bene. Anzi. In ogni caso, ai primi di gennaio del 1955 il gruppo iniziale della Scuola Larizza partì per Cagliari. Era composto da Alessandro Ventura, Aiuto “anziano”, benché giovanissimo, da Antonia Notario e Demetrio Meduri Assistenti, e da me neolaureato. A Cagliari trovammo altri leali Collaboratori in Efisio Sulis, Antonio Medda, Efisio Fancello, Antonio Pirastu.

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Il gruppo era pronto ad affrontare sfide cliniche e di ricerca. Le sfide cliniche erano rappresentate dalla necessità di ricostruire tecnicamente una attività che si era un po’ deteriorata per la mancanza di continuità direzionale, quelle di ricerca erano vastissime, come sempre, ma in particolare rappresentate dalla singolare patologia ematologica presente in Sardegna: la talassemia e il favismo. I primi due anni hanno consentito di ripristinare un’attività clinica di prim’ordine. Non c’erano “piani alti” nella Patologia Medica di Cagliari: il Capo dormiva in Clinica ed era sempre presente, gli arrivi da Pavia vivevano per lavorare non avendo altro da fare a Cagliari. In parallelo con l’attività clinica si è subito iniziata una attività di ricerca in un laboratorio interno progressivamente meglio attrezzato. Ma non saremmo mai usciti da mediocri risultati senza l’arrivo di due rinforzi (neolaureati) da Pavia : Paolo Brunetti e Gastone Mattioli.

Questo gruppo ha affrontato il problema del favismo ed in un tempo sorprendentemente breve è arrivato alla soluzione del mistero: i globuli rossi del soggetto fabico erano geneticamente carenti di Glucosio-6 -fosfato deidrogenasi. Assieme alle indagini sul metabolismo del ferro condotte da Sandro Ventura, è stato il primo successo della “linea eritroide” della Scuola che ha compattato il gruppo ed ha spinto verso ulteriori traguardi. Larizza si è però accorto che era necessario allargare gli orizzonti ed ha iniziato la politica di inviare i propri uomini all’estero per sprovincializzare l’équipe ed acquisire contatti. Così sono partito per la Germania a frequentare la Clinica Medica di Marburg/Lahn che stava facendo ricerche analoghe sulla Glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Ma dopo di me sono partiti per gli Stati Uniti Paolo Brunetti e Gastone Mattioli. Quest’ultimo ha ottenuto una magnifica posizione presso un Istituto di Microbiologia americano ed ha iniziato il ciclo delle nostre “metastasi benigne” che si sono ripetute nel futuro.

A rimpiazzare quelli che erano partiti, si unirono al gruppo alcuni fra i primi laureati cagliaritani come Adolfo Puxeddu ed Elio Del Piano che poi hanno seguito Larizza a Perugia. Infatti nel 1959 terminò il ciclo cagliaritano e Larizza si trasferì a Perugia con Sandro Ventura, Paolo Brunetti, con i neolaureati Adolfo Puxeddu ed Elio Del Piano, con Alberto Colonna, proveniente dalla Puglia e con me, reduce dal soggiorno tedesco. Meduri ritornò nella sua Calabria e Antonia Notario rientrò a Pavia. L’esperienza cagliaritana era stata fondamentale perché aveva cementato il gruppo e tracciato chiaramente gli obiettivi: ricerca approfondita e grande attenzione alla clinica.

A Perugia, dopo un breve periodo in Patologia Medica, Larizza prese possesso della Clinica Medica diretta fino a quel momento da Giorgio Dominici che aveva lasciato un’ottima Scuola di gastroenterologi e di cardiologi. L’atteggiamento di Larizza nei confronti dei suoi Allievi e degli Allievi di Dominici che aveva ereditato, fu molto intelligente e determinato: grande controllo “top-down”, ma anche grande libertà ed incoraggiamento “bottom-up” e fu un atteggiamento vincente: non si crearono malumori o rivalità malsane con la Scuola di Dominici che vide riconosciuti i suoi meriti. Così Giorgio Menghini, gastroenterologo di punta, inventore del famoso ago per biopsie epatiche, ottenne un primariato nelle Marche con l’appoggio di Larizza, mentre per Diogene Furbetta fu creata la cattedra di Medicina del Lavoro che divenne in breve tempo un ottimo centro clinico e di ricerca. Uno dei giovani Allievi di Larizza, Giuseppe Abbritti, fu affiancato a Furbetta e ne divenne successore. Oggi la Medicina del Lavoro è diretta da Giacomo Muzzi, anch’egli derivato della Scuola. Francesco Orlandi, Allievo di Menghini, rimase per qualche tempo in Clinica con il nostro gruppo avviando un filone gastroenterologico che continuava le tradizioni di Dominici. Quando Orlandi vinse la Cattedra di Gastroenterologia di Ancona sempre con il pieno appoggio di Larizza, questa specialità fu presa in mano da Antonio Morelli, Ricercatore del gruppo Larizza e destinato a diventare Professore Ordinario di Gastroenterologia a Perugia, con grande successo. Rimasero in Clinica anche i Cardiologi Pasquale Solinas e Franco Santucci che diedero vita ad un gruppo di Ospedalieri molto stimato e destinato ad autonomizzarsi. Purtroppo, nel corso degli anni, ci furono anche episodi assai tristi per tutti noi: si verificarono due gravi lutti che ci colpirono profondamente: la morte di Pietro Rambotti, avviato, come Professore Associato, ad una brillante carriera nel campo dell’Immunologia e di Francesco Narducci anch’egli Professore Associato, valido Collaboratore di Antonio Morelli in Gastroenterologia. Pietro Rambotti mi era particolarmente vicino e anche negli anni successivi sentii molto la sua mancanza.

Il clima da noi creato era comunque molto stimolante, divenne noto in Italia ed attirò moltissimi giovani Medici che trovarono a Perugia un ambiente nel quale si univano l’interesse per l’ammalato ed un grande desiderio di ricerca. L’abbondanza di cervelli che gravitavano attorno al nostro gruppo consentì un periodo di attività difficilmente riproducibile e di grande rilievo. Con l’aumento dei Ricercatori anche i campi di interesse si ampliavano e nascevamo gruppi di Lavoro in numerosi settori della Medicina Interna, ciascuno dei quali era destinato ad una propria autonomia. Il primo ad rendersi indipendente non poteva che essere Sandro Ventura, che aveva spostato i propri interessi alla patologia dell’anziano. Nacque così la Geriatria, con Umberto Senin all’inizio valido ricercatore, ma destinato a succedere a Sandro Ventura e con Elmo Mannarino, allora alle prime armi e oggi Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Perugia. All’ordinariato è giunta anche Patrizia Mecocci che, al momento della nascita della Geriatria, era una giovane Assistente.

Anche Paolo Brunetti abbandonò l’Ematologia per dedicarsi all’Endocrinologia ed in particolare allo studio e alla terapia del Diabete, nel momento in cui fu chiamato a dirigere la Patologia Medica. Il Gruppo che si costituì attorno a Brunetti, ancor oggi vivissimo ed in piena attività, vanta nomi di grande prestigio quali Adolfo Puxeddu, futuro efficientissimo Preside di Facoltà, Fausto Santeusanio, Geremia Bolli senza dimenticare la “metastasi benigna” di Roberto Pacifici oggi alla Emory University di Atlanta. In quel periodo era anche cresciuto il ruolo di Giuseppe Nenci che si era dedicato allo studio della coagulazione del sangue affiancato da Giancarlo Agnelli, oggi ricercatore di fama mondiale, che ha sostituito Nenci nella Direzione del Reparto di Medicina interna, e da Paolo Gresele, anch’egli Professore Ordinario di Medicina Interna. La Medicina Nucleare costituì un altro fiore all’occhiello della Clinica Medica e Renato Palumbo ne fu l’animatore ed in seguito l’apprezzato dirigente. Nella seconda metà degli anni 70, l’Università di Perugia decise di aprire dei corsi di laurea a Terni, dove esisteva un moderno Ospedale senza “infiltrazioni” universitarie. Fu affidato a me il compito di dirigere la Clinica Medica e di insegnare la Medicina Interna agli studenti. Ammaestrati dall’esperienza di Cagliari e dal comportamento di Paolo Larizza, riuscimmo a farci accettare dai Colleghi Ospedalieri e, con un gruppo di neolaureati o quasi (Angelo Allegra, Marina Liberati, Franco Buzzi, Francesco Di Costanzo, Bruno Biscottini, Mauro Brugia), riuscimmo a impostare una buona attività Clinica, ad avviare attrezzati laboratori di ricerca ed a far partire un’attività di Oncologia, che rimane una solida acquisizione per l’Ospedale di Terni, ora diretta da Marina Liberati, Associata in Oncologia e da Franco Buzzi, mentre Francesco Di Costanzo dirige oggi l’Oncologia all’Ospedale Careggi di Firenze e costituisce un’altra delle nostre “metastasi benigne”. Bruno Biscottini Lavora come Primario all’Ospedale di Todi. Quando, nel 1982, lasciai Terni per tornare a Perugia come successore di Paolo Larizza, fui lieto di consegnare ad Adolfo Puxeddu, valente Clinico ed ottimo Reumatologo nonché, come si è detto, futuro Preside di Facoltà, un Reparto Clinico e Laboratori di ricerca di buona qualità.

Non posso parlare della mia attività entusiasmante e feconda, durata 18 anni, come successore di Paolo Larizza alla Direzione della Clinica Medica dell’Università di Perugia che ho a mia volta consegnata nelle mani di Albano Del Favero. Posso però indicare due fenomeni che abbiamo provocato e sostenuto con tutte le nostre forze: il potenziamento delle attività specialistiche e lo sforzo di ricerca che abbiamo compiuto negli anni 80 e 90. In quel periodo furono autonomizzate la Gastroenterologia, affidata ad Antonio Morelli, l’Oncologia Ospedaliera guidata da Maurizio Tonato ed ora da Lucio Crinò, chiamato come Professore Universitario di prima fascia per chiara fama, noti per le ricerche sul carcinoma polmonare, la Reumatologia diretta ora da Roberto Gerli, Professore Ordinario della nostra Facoltà. Ma soprattutto va ricordata l’Ematologia, affidata ad uno dei nostri migliori Docenti, Massimo Martelli.

 

Memore degli emoistioblasti ferratiani, l’Ematologia si è sviluppata fortemente con ricerche note a livello internazionale sul trapianto di midollo osseo non compatibile, sulle caratteristiche delle cellule di Hodgkin, sulla genetica delle cellule leucemiche. L’Ematologia perugina è oggi in pena fioritura, guidata da Brunangelo Falini clinico ed istopatologo che la dirige, da Andrea Velardi, clinico ed immunologo e da Cristina Mecucci clinica e genetista, tutti di fama mondiale. Nei laboratori della Clinica Medica, in collaborazione con quelli dell’Ematologia è stata approfondita la patogenesi e la terapia con acido retinoico della leucemia promielocitica, possiamo ben dire in prima mondiale. E’ stato il successo della “linea mieloide” che ha sostituito la cagliaritana linea eritroide.

Questi risultati furono possibili perché a guidare i Laboratori di ricerca furono personaggi che sono altre nostre “metastasi benigne” nel mondo: mi riferisco a Pier Giuseppe Pelicci, allora Ricercatore in Clinica Medica ed ora Direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano come successore di Umberto Veronesi, a Pier Paolo Pandolfi, che ha collaborato con Pelicci nei nostri laboratori ed ora è Direttore del Cancer Center dell’Università di Harvard, a Francesco Grignani che, dopo vaste esperienze estere, è ora ordinario di Patologia Generale a Perugia, a Claudio Anasetti che ha contribuito alla creazione dei nostri laboratori ternani e che ora dirige il Cancer Center and Research Institute di Tampa. Non basterebbe tutto lo spazio a disposizione per riassumere l’attività di ricerca anche di una sola di queste “metastasi benigne”. Ma noi ne siamo orgogliosi.

Cita questo articolo

Grignani F., La Scuola (Ferrata, Introzzi), Larizza, Medicina e Chirurgia, 66: 2994-2997, 2015.

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