Il “Progetto accoglienza”. Partecipazione e valutazione del livello di gradimento degli studenti coinvoltin.57, 2013, pp.2532-2535, DOI: 10.4487/medchir2013-57-3

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Abstract

The medical faculty of University of Brescia (Italy)  since four years experimented a specific project focused on new students of its medicine course. It was  oriented both to practical aspects  young people encountered moving from high schools to  an university organization and  mainly to psychological aspects  connected to this  transition . The project  planned during the first course year is organized on plenary sections and on small group meetings and is carried out by psychologists and senior students as tutors.

The results of project are summarized and the  compliance and  degree of  acceptance  together  with  the  increased problem solving  capability by students are discussed.

Articolo

Da alcuni anni è in fase di sperimentazione, presso il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Brescia, un percorso di accoglienza e accompagnamento psicologico rivolto a studenti neo iscritti.

Alla base di tale progetto vi è la considerazione che l’avvio degli studi universitari rappresenti per lo studente un momento denso di possibilità evolutive, ma possa al contempo essere foriero di rischi patogeni, al pari di tutte le situazioni di cambiamento e crescita. Il passaggio dall’istruzione secondaria di secondo grado a quella universitaria impegna gli studenti in un processo complesso che richiede loro non solo la consapevolezza delle proprie capacità e della preparazione raggiunta, ma anche un’analisi delle proprie motivazioni e interessi (Maslow, 1954; Hamilton, 1987; Rheinberg, 1997). Fare il medico rappresenta infatti una scelta faticosa, che comporta quasi quotidianamente il confronto con il dolore, la sofferenza, la salute e la malattia, il guarire, il declinare ed il morire di un paziente (Cesa-Bianchi et al., 2000; Cristini et al., 2011). Sono in gioco, oltre alla diagnosi e alla terapia, la relazione e la comunicazione con il malato e i suoi familiari, il lavoro in équipe, l’organizzazione dei servizi.

In medicina la relazione fra medico e paziente costituisce l’assunto di base di un processo terapeutico. Qualunque cura, che si prefigga di essere veramente tale, non passa soltanto attraverso i sussidi farmacologici e fisici della medicina, ma anche dalla relazione, che travalica le parole e che agisce psicosomaticamente. Le competenze comunicative non dovrebbero rappresentare qualità tecniche, speciali proprie di qualche specialista, come lo psicologo, ma dovrebbero costituire la deontologia di ogni medico. Né d’altra parte le capacità comunicative possono basarsi solo sulla buona volontà, la sensibilità naturale o la vocazione, ma devono essere acquisiste (Imbasciati, 2008). Il tipo di apprendimento che conferisce capacità comunicative e di ascolto riguarda l’intelligenza emotiva (Goleman, 1996) e pertanto necessita di strumenti d’apprendimento diversi da quelli tradizionali. Per iniziare gli studenti di Medicina a tale tipo di apprendimento è necessario che questo sia sperimentato dalla loro stessa persona, facilitato dalle condizioni emotive di bisogno e forse di disagio, in cui si trova la matricola. Una sia pure limitata modalità di tale tipo di esperienza può essere conseguita attraverso un percorso, che abbiamo definito accoglienza, che è stato incentrato, nei limiti delle risorse a disposizione, su di un lavoro emotivo gruppale. Proprio in funzione dei suddetti limiti, che non avrebbero permesso l’applicazione diretta di tali strumenti alla totalità degli studenti, si è pensato di applicarlo selettivamente ai tutor studenteschi, che l’avrebbero poi trasmesso, tramite analoghi strumenti gruppali, a tutti gli studenti.

In ambito universitario poco si conosce di ciò che accade allo studente fuori dal contesto istituzionalizzato delle lezioni e degli esami. Il contatto con i docenti e con il personale universitario è molto diverso da quello che lo studente aveva quotidianamente con i professori nella scuola superiore. Il rapporto in Università avviene principalmente in grandi aule, che ospitano centinaia di studenti, i contenuti sono quelli delle lezioni e quelli relativi alla conoscenza di aspetti organizzativi (appelli, scadenze amministrative, ecc). Il mondo dei vissuti e delle esperienze individuali del singolo studente è sfuggente, così come la dinamica dei rapporti che egli intesse con l’istituzione (Ghilardi e Ronchi, 2005). Alcune esperienze condotte in ambito universitario paiono segnalare che esista una difficoltà, soprattutto per gli studenti di Medicina, a rivolgersi a personale adulto per l’esplicitazione di bisogni di ordine personale (Ghilardi e Costa, 2007). Più vicina e rassicurante sembra connotarsi la figura del tutor, studente-senior, a cui una matricola può rivolgersi quando si presentano particolari problemi di studio, esami, ecc. Lo studente-senior può ricostruire la propria esperienza passata di studente ed elaborarla nel «qui ed ora» della consultazione tutoriale, in funzione dei bisogni che gli manifesta lo studente, in un apprendimento che è reciproco: la ricostruzione della propria esperienza consente allo studente-senior di rivedere e riappropriarsi di vissuti non solo cognitivi, ma anche emotivi, condividendoli e declinandoli nell’esperienza che lo studente-matricola gli sta trasmettendo.

Il percorso di accoglienza si fonda essenzialmente sull’implementazione della figura di tutor (studenti senior), adeguatamente formati e supervisionati da docenti di Psicologia, quali riferimenti rassicuranti e identificatori per i neo iscritti. Le matricole aderiscono al progetto in modo volontario e per tale attività è previsto il riconoscimento di crediti opzionali per gli studenti, al fine di riconoscere il valore formativo dello scambio fra studenti del primo anno e studenti senior. L’acquisizione di crediti avviene in funzione di una frequenza pari all’80% degli incontri periodici con i tutor.

Obiettivo generale dell’intero progetto è seguire regolarmente l’attività dei tutor, monitorando in tal modo indirettamente il grado di inserimento, interesse ed eventuali difficoltà del maggior numero possibile di studenti iscritti al primo anno.

In un precedente lavoro (Cristini et al., 2009) sono stati illustrati più estesamente i singoli aspetti del progetto. Nel presente articolo vengono presentati i risultati relativi al livello di gradimento raccolto nelle matricole che hanno partecipato al progetto nei suoi primi cinque anni di attivazione (a.a 2007-08, 2008-09, 2009-10, 2010-11, 2011-12).

Materiali e Metodi

Per l’attuazione del progetto è prevista la realizzazione di un’attività formativa rivolta ai tutor, che si svolge attraverso l’utilizzo di modalità gruppali (Bion, 1961) in accordo con specifiche metodologie utilizzate da tempo in psicologia clinica (Ronchi e Ghilardi, 2003; Ghilardi, 2008).

Nello specifico, le modalità con le quali si svolge il progetto prevedono: un preliminare reclutamento di studenti-senior (studenti del V-VI anno) per farne dei tutor, a ognuno dei quali vengono affidate circa 14-15 matricole da accompagnare lungo il primo anno di corso; incontri periodici di gruppo, condotti da uno psicologo clinico e da un docente della Commissione Tutorato, diretti ai tutor, al fine di esaminare le difficoltà da loro incontrate nel percorso di accompagnamento delle matricole e di mantenere le loro motivazioni alla funzione di tutoraggio e la soddisfazione nello svolgimento della loro attività; eventuali incontri individuali con i tutor per affrottare problematiche o esigenze che possono emergere nella loro attività. Nella preparazione alla conduzione del gruppo con le matricole è stato deciso, in accordo con le regole condivise in psicosocioanalisi gruppale (Ronchi e Ghilardi, 2003), che il tutor non abbia una precisa funzione di produzione da svolgere, un compito da far eseguire al gruppo attraverso una conduzione direttiva. Si ritiene che questo consenta di costruire una relazione che favorisce una buona comunicazione emotiva, che permette alle matricole di sperimentare le dinamiche affettive dell’incontro con l’altro, in un contesto protetto, al fine di fornire agli studenti un’esperienza sulla base della quale possano affrontare più «equipaggiati», sul piano emotivo e relazionale, le possibili difficoltà dell’inserimento nell’università nel percorso di studio del primo anno accademico. Il calendario degli incontri prevede per i tutor un incontro al mese di supervisione, della durata di un’ora e mezzo durante il corso di tutto l’anno accademico, fino alle vacanze estive. Ogni incontro si svolge successivamente a quello che ognuno di loro tiene con il proprio gruppo di studenti-matricole, anche questo con cadenza mensile.

Il questionario di valutazione

Per la valutazione del livello di gradimento è stato predisposto un questionario ad hoc, elaborato in parte sulla base di strumenti utilizzati nei corsi professionali in cui è previsto l’accreditamento e in parte sulla base di proposte e riflessioni fra i docenti di psicologia dell’Ateneo, che non hanno preso parte al progetto. Il questionario si compone di 12 domande che indagano il livello di soddisfazione relativo alla rilevanza delle seguenti aree: gradimento complessivo per il progetto; utilità ed efficacia dell’esperienza formativa; qualità dell’esperienza con i tutor e con i docenti del CdL; valutazione dell’esperienza di gruppo; valutazione della metodologia utilizzata; disponibilità a ripetere l’esperienza o a consigliarla ad altri. Il soggetto può indicare, su una scala tipo Likert a cinque punti, il livello di frequenza osservata di tali aspetti. La risposta va da un minimo di «non rilevante» a un massimo di «molto rilevante», oppure da un minimo di «scarso» a un massimo di «ottimo».

Risultati

Il numero di studenti che ha partecipato con regolarità al percorso di accoglienza è cresciuto nei cinque anni (Fig. 1).

Fig. 1 – Numero di matricole iscritte al Progetto Accoglienza

Gli studenti hanno in media un’età di 19.3 anni (ds=1.7) e sono in prevalenza costituiti da femmine (60%). Il questionario di gradimento viene compilato in media dall’85% degli studenti che partecipano al percorso di accoglienza. I risultati complessivi descrivono un gradimento medio-alto del progetto, che si mantiene costante nei cinque anni (Fig. 2).

Fig. 2 – Gradimento complessivo del progetto di accoglienza

Quasi la totalità degli studenti coinvolti riferisce che ripeterebbe l’esperienza, anche senza crediti formativi: rispettivamente il 92% degli studenti dell’a.a. 2007-08, il 98% degli studenti degli a.a. 2008-09 e 2009-10, e il 95.5% degli studenti degli a.a. 2010-11 e 2011-12. Oltre il 90% la consiglierebbe ad una nuova matricola. In questo caso la percentuale si mantiene simile nei cinque anni.

Per quanto riguarda rilevanza, efficacia e utilità del percorso rispetto alle proprie esigenze formative, così come per la metodologia utilizzata, la maggior parte degli studenti riporta una valutazione positiva che si mantiene costante nei cinque anni, seppur con piccole variazioni nella distribuzione dei punteggi (Figg. 3-6).

Fig. 3 – Rilevanza del progetto di accoglienza

Fig. 4 – Efficacia del progetto di accoglienza

Fig. 5 – Utilità del progetto di accoglienza

Fig. 6 – Metodologia utilizzata

Complessivamente si mantiene costante anche la valutazione che le matricole forniscono dell’esperienza di gruppo (Fig. 7) e dell’esperienza con i tutor. Quest’ultima si colloca ad un livello di gradimento alto (Fig. 8).

Fig. 7 – Valutazione dell’esperienza di gruppo

Fig. 8 – Qualità dell’esperienza con i tutor

Infine, per quanto concerne l’esperienza con i docenti del Corso di Laurea (Fig. 9), benchè il livello di gradimento si presenti positivo, i risultati mostrano una soddisfazione complessiva inferiore, rispetto alle altre aree indagate, che necessita di approfondimenti.

Fig. 9 – Qualità dell’esperienza con i docenti del Corso di Laurea

Conclusioni

I dati raccolti nei primi cinque anni di attivazione del percorso di accoglienza sembrano confermare il gradimento complessivo per l’iniziativa da parte delle matricole coinvolte. Si ritiene che sia soprattutto il confronto periodico con i tutor e i compagni di corso l’elemento che contribuisce maggiormente a favorire l’integrazione nell’ambiente accademico. Tale risultato conferma uno dei presupposti alla base del progetto, ossia che il buon inserimento in un nuovo contesto di apprendimento è cosa tutt’altro che scontata e, se non adeguatamente predisposta, può comportare fenomeni di isolamento, inadeguata ricerca di supporto e maggior rischio, di fronte ad un ostacolo, di blocchi o ritardi di percorso. L’ingresso nell’Università, come qualsiasi condizione di mutamento, può comportare infatti difficoltà, legate in primis alla separazione da precedenti contesti di vita familiare e scolastica che la vita universitaria comporta, secondariamente ad altri disagi più direttamente associati allo studio, che possono incidere sui risultati.

Il percorso di accoglienza intende fornire un aiuto per fronteggiare questi problemi, muovendo dall’assunto che l’utilità di consimili interventi si possa misurare, nel lungo periodo, in termini di prevenzione del drop out e di allungamenti temporali del corso di studi.

Bibliografia

1) Bion W. (1961). Esperienze nei gruppi. Armando, Roma 1997.

2) Cristini C., Imbasciati A., Ghilardi G., Cena L., Della Vedova A.M., Buizza C., Bresciani R., Apostoli P. (2009). Progetto Accoglienza. L’esperienza della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Brescia. Med Chir 47:2027-2029.

3) Cristini C., Porro A., Cesa-Bianchi M. (eds) (2011). Le capacità di recupero dell’anziano. Modelli, strumenti e interventi per i professionisti della salute. FrancoAngeli, Milano.

4) Cesa-Bianchi M., Cristini C., Cesa-Bianchi G. (2000). Anziani e comunicazione. Tra salute e malattia. Mediserve. Napoli.

5) Ghilardi A. (2008). Psicoterapia, gruppi ed istituzioni. In: Imbasciati A., Cristini C., Dabrassi F., Buizza C. (a cura di). Psicoterapie: orientamenti e Scuole. Scienza, misconoscenza e caos nell’artigianato delle psicoterapie. Centro Scientifico Editore, Torino.

6) Ghilardi A. (2009). Curarsi delle emozioni. Una nuova prospettiva per la Medicina. In: Cristini C., Ghilardi A. Sentire e pensare. Emozioni e apprendimento fra mente e cervello. Springer, Milano.

7) Ghilardi A., Costa A. (2007). Cultura  medica e  cultura psicologica. In: Atti II Convegno Verso una nuova qualità dell’insegnamento e apprendimento della Psicologia. Padova, 2-3 febbraio 2007.

8) Ghilardi A., Ronchi E. (2005). Il sogno e la cura. L’istituzione come soggetto vivente. Ananke, Torino.

9) Goleman D. (1996). Intelligenza emotiva. BUR, Milano.

10) Hamilton V. (1987). Strutture e processi cognitivi della motivazione e della personalità. Il Mulino, Bologna.

11) Imbasciati A. (2008). La mente medica. Che significa “umanizzazione” della medicina? Springer. Milano.

12) Maslow AH. (1954). Motivation and personality. Harper, New York.

13) Rheinberg F. (1997). Psicologia della motivazione. Il Mulino, Bologna.

14) Ronchi E., Ghilardi A. (a cura di) (2003). Professione psicoterapeuta. Il lavoro di gruppo nelle istituzioni. FrancoAngeli, Milano.

Cita questo articolo

Apostoli P., Imbasciati A., Ghilardi A., Bresciani R., Della Vedova A. M., Buizza C., Cristini C.,  Il “Progetto accoglienza”. Partecipazione e valutazione del livello di gradimento degli studenti coinvolti, Medicina e Chirurgia, 57: 2532-2535, 2013. DOI:  10.4487/medchir2013-57-3

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