Identificazione precoce e intervento breve nei confronti del bere a rischio. Cosa insegnare ai futuri medicin.61, 2014, pp.2728-2731, DOI: 10.4487/medchir2014-61-4

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Abstract

Aim of this work is to promote the introduction of the alcohology and the “Clinical guidelines for the identification of hazardous and harmful consumption of alcohol and brief intervention” study in Medicine and Surgery degree course, to learn the execution of brief interventions on the population at risk.

The authors report a summary of guidelines and the main tools used for the identification of hazardous and harmful alcohol consumption and for the execution of the brief intervention. Moreover, they reported the results of a survey on medical students’ knowledge and drinking habits. It highlighted the lack in the field of knowledge of alcohology, a high frequency of “occasional drinkers” (34.7%) and “regular drinkers” (25.9%) among the students of the fifth year of the Medicine and Surgery degree course of the Catania University. Intensified education concerning healthy lifestyle coping with consumption of alcohol during medical school could help improve these habits in healthcare professionals and their patients. 

Articolo

Introduzione

Ogni anno sono attribuibili, direttamente o indirettamente, al consumo di alcol: il 10% di tutte le malattie, il 10 % di tutti i tumori, il 63 % delle cirrosi epatiche, il 41 % degli omicidi ed il 45 % di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche*. Nonostante ciò l’abitudine all’alcol è estremamente diffusa ed intimamente legata alla nostra cultura. Il consumo di un bicchiere di vino a tavola può essere considerato parte integrante dell’alimentazione e in generale della vita sociale. Nel corso degli anni, tuttavia, a fronte di una internazionalizzazione dei consumi e di ingenti investimenti relativi al marketing delle pubblicità di alcolici, al tradizionale consumo moderato si è affiancato il consumo eccessivo episodico e/o persistente di alcol, il cosiddetto binge drinking. Inoltre, è cambiato il tipo di bevanda consumata: è diminuita la quota di chi consuma solo vino e/o birra ed è aumentata quella di chi consuma anche aperitivi alcolici, amari e superalcolici, spesso fuori dai pasti. I consumatori più a rischio risultano i giovani2,3,4, anche se non vanno trascurate le altre fasce d’età. Infatti, la propensione al binge drinking appare diffusa anche tra gli adulti, tra le persone con più alto titolo di studio e fra chi si sente in buono stato di salute, evidenziando una lacuna nella diffusione di informazioni corrette e scientificamente fondate sui rapporti tra alcol e salute5.

L’alcol incrementa il rischio di sviluppare malattie e lesioni alcol correlate in modo direttamente proporzionale alla dose ingerita, senza alcun effetto soglia apparente, di conseguenza gli operatori dell’assistenza sanitaria primaria avrebbero l’opportunità di identificare tutti i pazienti adulti che consumano alcol in modo rischioso e dannoso attraverso semplici screening6. In realtà, sebbene la gran parte dei Medici di Medicina Generale dichiari di monitorare il consumo di alcol7,8 attualmente la frequenza con cui vengono effettuati gli screening è bassa9 e gli stessi pazienti affermano che raramente vengono poste domande sull’alcol, anche nel caso di forti bevitori10.

L’OMS ha da tempo evidenziato la necessità di promuovere interventi rivolti alla popolazione generale e in particolare ai giovani, per sollecitare l’adozione di comportamenti di vita sani supportati da una corretta informazione e dalla consapevolezza dei potenziali rischi e dei danni che alcuni atteggiamenti possono causare11.

In Italia, nel 2001, è stata approvata la legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol correlati12. In particolare l’art. 5 di tale legge (Modifiche agli ordinamenti didattici universitari) indica l’opportunità di modificare l’ordinamento didattico del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia allo scopo di assicurare l’apprendimento dell’alcologia durante il corso di studio. Tuttavia, nonostante sia trascorso oltre un decennio, la legge non è mai stata applicata e nonostante esistano diversi programmi volti a modificare i comportamenti a rischio i dati dell’OMS mostrano un’evidente lacuna in merito ai potenziali interventi che si potrebbero attuare per ridurre i danni causati dall’alcol ed evidenziano che l’assistenza sanitaria di base, comunemente riesce ad identificare meno del 10% della popolazione che fa uso problematico di alcol e meno del 5% di coloro che potrebbero beneficiare di interventi brevi13, mentre è noto che l’intervento breve è efficace nel ridurre il consumo di alcol, sia negli uomini che nelle donne, fino a sei/dodici mesi successivi all’intervento stesso14.

Pertanto, obiettivo di questo lavoro è promuovere l’introduzione dello studio dell’alcologia e delle “Linee guida cliniche per l’identificazione del consumo rischioso e dannoso di alcol e l’intervento breve”, nell’ordinamento didattico del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, affinché il futuro medico possa acquisire le conoscenze necessarie per l’attuazione di interventi brevi sulla popolazione a rischio. Infine, vengono riportati i risultati di uno studio pilota sulla valutazione delle conoscenze alcologiche e sulle abitudini alcoliche degli studenti del V anno del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania allo scopo di evidenziare con dati oggettivamente acquisiti quale sia l’attuale situazione.

Materiali e Metodi

E’ stata effettuata una sintesi delle “Linee guida cliniche per l’identificazione del consumo rischioso e dannoso di alcol” riportando i principali strumenti utilizzati per l’identificazione e le modalità suggerite per l’intervento breve6.

Quindi allo scopo di indagare le conoscenze alcologiche e le abitudini alcoliche fra gli studenti del V anno del Corso di laurea di Medicina dell’Università di Catania, durante l’anno accademico 2010-2011, dopo aver spiegato le finalità della ricerca e le sue possibili ricadute, è stata proposta a tutti gli studenti presenti in aula la compilazione di una Scheda Questionario (SQ). La SQ è composta da una prima parte destinata alla raccolta dei dati anagrafici, da una seconda parte contenente domande riguardanti l’alcologia, la legge in materia di alcol e problemi alcol-correlati ed infine una terza parte nella quale è stato inserito il questionario AUDIT (Alcohol Use Disorders Identification Test). L’AUDIT, elaborato dall’OMS, è un semplice test di screening costituito da 10 domande, che serve ad identificare il consumo rischioso, dannoso o l’alcol dipendenza15. I risultati del questionario AUDIT sono stati ottenuti in base ai seguenti punteggi: 1) 0-8: risultato negativo, nessun problema da segnalare. 2) >8 – >14: trattasi di un consumatore a rischio, che ha o ha avuto problemi alcol-correlati (infortuni o forti bevute occasionali) ma, probabilmente, non si tratta ancora di una dipendenza fisica da alcol. 3) > 15: trattasi di un consumatore che ha problemi alcol-correlati e/o è un soggetto alcol-dipendente.

Le informazioni raccolte sono state opportunamente codificate, sottoposte a revisione critica ed elaborate utilizzando lo Statistical Package for the Social Sciences (SPSS for windows, release 20, 2012, SPSS, Chicago, Illinois). L’analisi statistica è stata effettuata tramite il T-test ed il test del Chi-quadro al fine di verificare rispettivamente la presenza di differenze significative tra i gruppi di variabili quantitative e qualitative.

E’ stato considerato “bevitore occasionale” chi ha dichiarato di bere una quantità di alcol inferiore a 5g/die e “bevitore abituale” chi ha dichiarato di bere una quantità pari a  5 o più g/die.

Risultati

Linee guida cliniche per l’identificazione e l’intervento breve: identificazione del consumo rischioso e dannoso di alcol.

E’ stato dimostrato che l’identificazione del “consumo rischioso” e del “consumo dannoso” di alcol è più efficace se inserita nella routine della pratica clinica attraverso la somministrazione di semplici test di screening a tutti i nuovi pazienti al momento della registrazione, e a tutti i pazienti che si presentano ad un controllo. Quando un simile approccio non è applicabile, un’opzione plausibile è quella di limitare lo screening a gruppi ad alto rischio o ad alcune situazioni specifiche (per es. l’ipertensione)6.

Esiste una vasta gamma di test utilizzabili per identificare il consumo problematico di alcol, come per esempio l’ AUDIT, l’AUDIT-C, il FAST, il CAGE ecc. Una volta individuato il soggetto che ha un consumo problematico di alcol è auspicabile procedere con un intervento breve. Esso è un provvedimento efficace per la riduzione del “consumo rischioso” e del “consumo dannoso” di alcol, consiste sostanzialmente nel comunicare il rischio al bevitore (feedback), fornire informazioni e avvertenze in forma breve (brief advice), e definire gli obiettivi da raggiungere (goal setting). La durata di ogni intervento può variare da un minimo di 5 minuti  ad un massimo di 20 minuti. Possono essere inclusi, infine, anche l’assistenza e il follow-up a distanza6,14.

Indagine sulle conoscenze alcologiche e sulle abitudini alcoliche degli studenti del V anno del corso di laurea in medicina dell’Università di Catania

La ricerca ha coinvolto un campione di 170 studenti universitari  (51,2% femmine), di età media  pari a 23,6 anni.

I dati relativi alle conoscenze alcologiche hanno evidenziato che il 91,7% degli studenti sa che cos’è l’alcol (M: 86,4%; F: 97,0%; p<0,05). Il 54,5% sa cosa si intende per “grado alcolico” (M: 47,0%; F: 62,1%; p< 0,005). Il 72,0% conosce il limite, previsto dal codice della strada, di 0,5 g/L di alcol nel sangue, limite oltre il quale il conducente viene definito in stato di ebbrezza e, quindi, soggetto a provvedimenti sanzionatori.

Il 90,0% degli studenti afferma di aver già sperimentato le bevande alcoliche. La prima degustazione di bevande alcoliche viene fatta risalire mediamente all’età di 14,3 anni.

Per quanto attiene le abitudini alcoliche dichiarate il 34,7% degli studenti consuma mediamente meno di 5,0 g/die di alcol anidro pertanto sono stati considerati “bevitori occasionali” (M: 27,7%; F: 41,4%), mentre il 25,9% degli studenti consuma 5.0 o più g/die di alcol anidro e sono considerati “bevitori abituali”.

Il 67,9% degli studenti consuma bevande alcoliche durante i pasti (M: 69,8%; F: 65,8%), con una differenza statisticamente significativa rispetto agli studenti che consumano alcolici fuori pasto (p=0,0004), sia per i maschi (p=0,0034) che per le femmine (p=0,042).

I dati relativi all’AUDIT sono riportati nella tabella 1.

Tab.1 - Distribuzione percentuale degli studenti in funzione dello score ottenuto rispondendo al questionario AUDIT

Tab.1 – Distribuzione percentuale degli studenti in funzione dello score ottenuto rispondendo al questionario AUDIT

Discussione e conclusioni

Questo studio offre una preziosa occasione per formulare alcune importanti considerazioni sull’importanza dell’“intervento breve”, sulle conoscenze alcologiche e sulle abitudini alcoliche fra gli studenti del V anno del C.d.L in Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania. Purtroppo, tra i futuri medici coinvolti in questa ed in altre indagini, le percentuali dei “bevitori abituali” ed “occasionali” non sono trascurabili16,17.

Considerato che la percentuale di consumatori di bevande alcoliche aumenta all’aumentare del titolo di studio posseduto, il fenomeno diventa ancora più allarmante se si prende in considerazione la possibilità che ad abusare di alcol possano essere proprio i medici18. È evidente che sono necessari dei provvedimenti a breve scadenza, anche in considerazione delle abitudini rilevate da studi effettuati sugli adolescenti19.

Il Piano d’Azione Europeo 2012-2020 per ridurre il consumo dannoso di alcol fra gli obiettivi da raggiungere prevede di “rafforzare e diffondere la conoscenza di base sulle dimensioni e sui determinanti del danno alcol correlato e sugli interventi efficaci per la riduzione e prevenzione di tali danni”.

Il Piano nazionale 2011-2013 prevede fra gli obiettivi da perseguire, di operare a livello culturale per modificare correttamente la percezione del bere in quanto comportamento a rischio, e diffondere informazioni precise e univoche sul rischio connesso.

Inoltre, a più di dieci anni dalla ratifica della legge 125/2001, sembra opportuno riconsiderare la possibilità di introdurre modifiche all’ordinamento didattico del corso di laurea in Medicina e Chirurgia allo scopo di assicurare l’apprendimento dell’alcologia, lo studio delle nuove “Linee guida cliniche per l’identificazione e l’intervento breve”6 e la loro successiva applicazione per arginare questa problematica sanitaria e sociale emergente.

Infine, riteniamo che diffondere l’applicazione dello studio pilota, da noi effettuato solo fra gli studenti del V anno, su tutto il territorio nazionale e coinvolgere insieme ai CCddLL di Medicina anche quelli delle Professioni Sanitarie contribuirebbe in maniera importante a fare acquisire una consapevolezza dei problemi alcol correlati e a sensibilizzare i futuri operatori di sanità Pubblica sull’importanza di recepire e quindi indurre comportamenti non a rischio nei riguardi dell’alcol.

*Consumo a rischio per la salute: il consumo che eccede 2-3 unità alcoliche (ua) al giorno per l’uomo; 1-2 ua per la donna; 1 ua per gli anziani di 65 anni e più; qualsiasi quantità giornaliera per i minori di 11-17 anni; Binge drinking: consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione18. Consumo dannoso: consumo di alcol che porta inevitabilmente ad alterazioni della salute fisica e mentale del consumatore e di conseguenza importanti danni sociali15.

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Cita questo articolo

Fiore M., Catania G., D’Agati M.G., et al, Identificazione precoce e intervento breve nei confronti del bere a rischio. Cosa insegnare ai futuri medici, Medicina e Chirurgia, 61: 2728-2731, 2014. DOI:  10.4487/medchir2014-61-4

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