Dossier: Il progetto site visit. L’esperienza di dieci anni di lavoron.69, 2016, pp. 3138-3149, DOI: 10.4487/medchir2016-69-4

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Abstract

The ten years Site Visit Project by CPPCLMC leaded, during the last repetition, to the first internal provisional validation of all Italian CLMMC, within the CPPCLMC, on the basis of the requisites commonly accepted. Comparison among the four repetitions performed from 2004 and 2014 shows that the project itself and the other Conference activities contributed to the gradual quality improvement of the courses educational and training programs and execution. Such improvements appear to enhance students performances, courses Presidents opinions and evaluation committees judgements through the years. An efficient quality control system is established, now the goals for the CPPCLMC are to maintain it in the future and to make it more sustainable.

Articolo

Introduzione

Come è noto il progetto On Site Visit della CPPCLMMC rappresenta il tentativo della Conferenza, e di tutti i corsi di laurea magistrale di medicina e chirurgia italiani, di ricercare un sistema di valutazione tra pari il più obbiettivo e affidabile possibile. A questo scopo, per ben quattro volte, a distanza mediamente di circa due anni accademici l’una dall’altra, sono state visitate tutte le sedi universitarie italiane dove è presente un corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia.A nostra conoscenza si tratta di un’esperienza unica a livello europeo, e verosimilmente mondiale, realizzata in completa autonomia dalla Conferenza e resa sostenibile dall’impegno individuale di tutti i suoi membri anche in termini di reperimento delle poche risorse utilizzate. A fronte di una gestione in gran parte “volontaristica” e grazie all’inesauribile desiderio e capacità di confronto edi ricerca di soluzioni che da sempre caratterizzano le attività della CNPCLMMC, il risultato raggiunto sembra di essere di assoluta qualità e in grado di innescare quel circolo virtuoso che porta al miglioramento continuo dell’attività dei nostri corsi tramite la progressiva eliminazione delle criticità e la condivisione delle eccellenze riscontrate e divulgate. Scopo di questo articolo è quello di ripercorrere l’evoluzione dell’esperienza decennale nella prospettiva di innescare una riflessione collettiva su quello che sembra possa essere considerato un buon modello metodologico per il raggiungimento di un sistema di valutazione condiviso e partecipato, avvertito come realmente utilizzabile ai fini del miglioramento della propria attività e non come strumento di censura. Al tempo stesso si tenterà di valutare l’impatto del progetto e delle altre attività della Conferenza sull’offerta formativa dei CdL in base ai requisiti adottati.

L’evoluzione della metodologia

Come già ricordato in questi dieci anni sono stati svolti quattro esercizi del progetto Site Visit; tre di questi hanno costituito il primo ciclo del progetto durante il quale sono state compiute sperimentazioni anche di tipo metodologico che sono servite ad affinare lo strumento rendendolo di volta in volta più agile e concreto; i risultati dei primi tre esercizi sono serviti anche ad effettuare le simulazioni necessarie per arrivare a stabilire requisiti minimi che garantissero al tempo stesso il raggiungimento di un livello di accreditamento di qualità certa e la sua reale sostenibilità da parte dei singoli CdL. Il primo esercizio del II ciclo ha rappresentato invece il primo vero tentativo di accreditamento dei CLMMC italiani interno alla Conferenza, secondo i requisiti minimi stabiliti e condivisi alla fine del primo ciclo.

Tutti gli esercizi sono stati svolti in almeno tre fasi:

– la prima fase è stata costituita dalla compilazione di un questionario di autovalutazione che nel tempo è stato semplificato e perfezionato da parte del CdL; tale questionario nel primo esercizio è stato somministrato per via cartacea mentre nei successivi tre è stato somministrato per via informatica onde facilitare sia la raccolta, sia l’analisi dei dati

– la seconda fase è stata costituita dalla visita in loco da parte di una commissione visitatrice costituita da presidenti e/o ex presidenti di CdL italiani i quali quindi erano, o erano stati, membri del Conferenza per i primi tre esercizi. La commissione è stata obbligatoriamente formata da tre commissari di cui almeno due Presidenti in carica. Mentre per il terzo esercizio il terzo componente è stato considerato facoltativo per permettere maggiore agilità alla fase di visita; nella composizione delle commissioni nel tempo si è avuto sempre cura di di mantenere almeno un componente, garantendo così la possibilità di un confronto anche “diretto” tra le visite, e di variarne almeno uno per prevenire fenomeni, anche involontari, di adattamento/cooptazione.

– una terza fase in cui le commissioni hanno compilato e trasmesso alla commissione centrale le relazioni conclusive su quanto riscontrato.

Il I esercizio del II ciclo ha visto una fase aggiuntiva caratterizzata dalla comunicazione preventiva ai singoli CdL del risultato delle simulazioni effettuate sui risultati del III esercizio del I ciclo, analizzati in base ai requisiti stabiliti. Ciò ha permesso ai singoli CdL di focalizzare le proprie criticità e agire per il loro superamento. È evidente cha a regime questa fase sarà nei fatti costituita dal risultato della visita di accreditamento precedente e consentirà il perseguimento del miglioramento continuo aspirato.

L’analisi dei dati effettuata nei diversi esercizi ha fatto emergere nel tempo la necessità di standardizzare il più possibile sia le attività delle commissioni visitatrici, sia le modalità di resa dei risultati delle visite stesse per garantire da un lato che tutti i CdL fossero visitati in modo analogo, dall’altro per permettere un confronto più agevole dei dati tra sedi e tra visite singolarmente e nel loro complesso. Tale necessità ha portato ad adottare nel tempo diversi sistemi di standardizzazione essenzialmente costituiti da check-list condivise e da un form di resa per la relazione conclusiva, cosicché nel I esercizio del II ciclo sono state adottate nello specifico:

– Una check-list che prevedesse i passi fondamentali da effettuare durante la visita della commissione (Fig.1)

– Una check-list che prevedesse gli adempimenti della commissione dopo la visita (Fig.2)

– Una check-list che riassumesse schematicamente la presenza/assenza dei requisiti minimi stabiliti (Fig.3)

– Un form per la relazione conclusiva della commissione

L’effetto positivo della standardizzazione è ben evidenziato dal confronto dell’aderenza alla check-list tra l’ultimo esercizio del I ciclo e il I esercizio del II ciclo (Fig. 4)

Fig.2_2 Fig.1_2

Schermata 2016-04-12 alle 15.36.51 Fig.4_2

È evidente che l’aderenza delle visite alla check-list approvata dalla CPPCLMMC nell’ultimo esercizio è stata praticamente ottimale, ma soprattutto sembra inoppugnabile che il metodo sia ormai giunto a maturità in termini anche di riproducibilità e confrontabilità dei risultati La standardizzazione del metodo, e in particolare l’utilizzazione di check-list da compilare e restituire insieme alla relazione, permette di superare le criticità legate alle differenti modalità di “resa” delle relazioni, stante l’eterogeneità degli stili, e fornisce uno stimolo importante per commissari e visitati nell’organizzazione della visita.

Il confronto dei risultati dei diversi esercizi

Il confronto dei dati dei questionari interpretati alla luce dei requisiti minimi

Nel tempo, come già ricordato, i questionari sono sati rielaborati e semplificati, mantenendo comunque un impianto di indagine su diversi ambiti; nello specifico le aree di interesse sono state costantemente le seguenti:

L’accreditamento e la qualità

L’organizzazione

Le risorse umane

Le risorse strutturali e i servizi

La didattica

L’internazionalizzazione

Il controllo e la valutazione degli studenti

Il controllo e la valutazione dei corsi e dei docenti

La medicina generale

I risultati

La percezione soggettiva della qualità del corso

Con l’introduzione dei requisiti minimi, che evidentemente sono in relazione con le aree di indagine, si è cercato di focalizzare l’attenzione su ciò che si ritiene indispensabile essere presente in un corso di qualità per un offerta formativa efficace. In questo senso, e per valutare l’andamento in questi dieci anni dei parametri rapportabili a tali requisiti, si è tentato di comparare i risultati dei diversi esercizi. Ovviamente non è stato sempre possibile derivare i dati specifici di ogni singolo requisito, stanti le modifiche effettuate nel tempo per ottimizzare la metodica, ma alla fine complessivamente si è riusciti a mettere in relazione ben 22 parametri su almeno 3 esercizi dei 39 totali stabiliti. I risultati di questo confronto, che si ritengono di interesse, sono appresso riportati.

– Area dell’organizzazione dei CdL

L’evoluzione della situazione organizzativa dei Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia italiani nel tempo è raffigurata nella Fig. 5 dove è riportata la percentuale di presenza nei vari corsi delle principali strutture e figure organizzative e/o di elaborazione pedagogica riscontrato nei diversi esercizi. Come si evince dal grafico, con l’unica eccezione del Coordinatore di corso integrato che fin dal secondo esercizio è risultato presente della pressoché totalità delle sedi, è evidente la tendenza a un costante miglioramento nel tempo della situazione di coordinamento e di supporto dei corsi che appare nell’ultimo esercizio raggiungere livelli assolutamente soddisfacenti di frequenza nei diversi CdL. In particolare le commissioni tecnico-pedagogiche sono la struttura portante praticamente in tutte sedi fin dal penultimo esercizio mentre, pur essendo molto migliorato il dato relativo ai coordinatori di semestre, 1/3 delle sedi ne risulta ancora privo. Interessante sembra in proposito l’aumento percentuale importante acquisito tra gli ultimi due esercizi verosimilmente effetto dell’inclusione della presenza di tale figura tra i requisiti minimi approvati. Non si esclude che lo stesso effetto sia alla base dell’importante incremento della frequenza delle sedi che hanno a disposizione un supporto di personale amministrativo dedicato a tempo pieno alle attività del CLM.

Fig.5_2

– Area della qualità e dell’accreditamento dei CdL

In tutti gli esercizi è risultato che la totalità dei corsi di laurea possiede documenti pubblici in cui sono indicati la “mission e gli obiettivi formativi del CLM a dimostrazione del fatto che l’attitudine alla trasparenza e alla dichiarazione di intenti pubblicamente verificabile è patrimonio di antica tradizione nei CLMMC italiani. Interessante è l’andamento dei parametri relativi alla costituzione e attivazione dei sistemi di controllo di qualità. Tra gli ultimi due esercizi è evidente un grande balzo in avanti in questo ambito e attualmente oltre il 95% dei CLM ha elaborato una strategia per assicurare la qualità dell’offerta formativa e nelle relative dichiarazioni di intenti e oltre il 90%è realmente operativo (Figg. 6 e 7). Il fatto che, pur essendo presente un trend in aumento tra il II e il III esercizio testimonianza della già presente consapevolezza dell’importanza della presenza di un sistema qualità efficiente, la vera crescita esponenziale sia avvenuta tra il III e IV è verosimilmente dovuto anche ad una necessità di adempimento formale (ANVUR – AVA). Certo la risposta è stata eccezionale e quindi c’è da sperare che si possa colmare il divario tra adempimento formale e adeguamento sostanziale e intraprendere un virtuoso cammino di miglioramento continuo della qualità dell’offerta formativa dei corsi.

FIg.6_2 Fig.7_2

– Area delle risorse umane

La contrazione del personale docente, che tra gli ultimi due esercizi è stata di circa il 20% con una perdita secca di quasi 40 unità per corso,è ben rappresentata dall’andamento dei due parametri riportati in Fig. 8. A fronte di una virtuosa strategia di reclutamento che ha permesso un graduale aumento della copertura dei SSD presenti nei CdL fino alla quasi totalità degli stessi, è diminuito il rapporto tra docenti e crediti e quindi aumentato di molto il carico didattico per unità di docente. È evidente che la crescente abitudine al buon governo si scontra con la limitatezza delle risorse e le buone scelte strategiche rischiano di esser vanificate. Il dato registra molto bene l’impressione diffusa, riscontrata direttamente durante le visite, di un aumento soverchiante del carico di lavoro con possibile ricadute negative sulla qualità della didattica.

Fig.8_2

– Area delle risorse strutturali

L’andamento delle risorse strutturali nel tempo appare peculiare (Fig. 9). La scelta effettuata dal penultimo esercizio in poi di rapportare le aule non già al numero assoluto dei posti in esse contenuto, ma alla loro capacità di ospitare o meno la totalità o un percentuale degli immatricolati, ha evidenziato molto bene l’effetto dirompente del superamento del numero programmato degli accessi a causa del’aumento sconsiderato degli immatricolati dovuto ai cosiddetti “ricorsisti” (immatricolati in sovrannumero per effetto di sentenze favorevoli su ricorsi per i più svariati motivi inerenti presunte irregolarità nell’effettuazione del test di accesso). In questo senso è ben visibile la difficoltà sopravvenuta negli ultimi anni, registrata dall’ultimo esercizio, dove è presente una flessione della percentuale delle sedi in grado di ospitare adeguatamente gli studenti, in netta controtendenza con quanto precedentemente rilevato. L’aumento delle aule per piccoli gruppi è ovviamente dovuto al completamento di progetti di ristrutturazione basati sugli obbiettivi, assolutamente corretti, che i CdL si erano dati in anni non sospetti per aumentare al massimo la quota di didattica interattiva e che, pur costituendo una godibile risorsa strutturale, purtroppo la carenza di docenti già ricordata rischia di rendere poco utilizzabile tale risorsa.

Fig.9_2

In questo senso il continuo miglioramento dell’informatizzazione testimoniato dal confronto tra i tre ultimi esercizi può rappresentare una risorsa importante anche per l’utilizzo di spazi autogestiti e in cui l’interazione sia gestita mediante approccio telematico o comunque tramite fruizione di sistemi  e/o piattaforme informatiche.

– Area del diritto allo studio

Anche per quel che concerne il diritto allo studio (Fig. 10) l’offerta dei servizi risulta essere andata sempre in graduale miglioramento con evidenti impennate soprattutto per quel che riguarda l’assistenza ai disabili e la presenza del trasporto pubblico tra gli ultimi due esercizi. Non sembra disgiunto tale fenomeno da quello già commentato relativo ai sistemi di controllo della qualità anche per le ovvie necessità di adempiere alle normative sulla disabilità. Ciò non sminuisce assolutamente l’impegno costante per il raggiungimento di qualità di offerta di servizi per lo studente, accettabili e dignitosi in periodi di grande difficoltà, ed è segno evidente dell’attenzione dei Cdl e degli Atenei ai problemi del diritto allo studio.

Fig.10_2

– Area del potenziale assistenziale

Anche la fruibilità delle strutture assistenziali appare in continuo miglioramento secondo le rilevazioni degli ultimi tre esercizi (Figg. 11 e 12). Gradualmente si è giunti ad un fisiologico 100% di casi con presenza di più strutture diagnostiche e cliniche accessibili ai fini didattici e, nella ormai quasi totalità dei casi esiste un Dipartimento Emergenza Accettazione a diretta gestione da parte di Unità Operative Complesse a direzione universitaria o in convenzione. L’esposizione alla medicina di prossimità si è stabilizzata negli ultimi due esercizi a quasi il 90% delle sedi e necessita di un ultimo guizzo soprattutto in ragione dei nuovi orientamenti di politica sanitaria, unici a garantire la sostenibilità del nostro SSN a carattere universalistico. Il grande impegno della Conferenza in questo ambito, tramite tutte le iniziative di monitoraggio e di proposta di sperimentazione pedagogica, ha generato la maggioranza dei frutti tra il II e i III esercizio con un aumento di circa il 20% delle sedi in grado di esporre gli studenti alla pratica della medicina generale e di prossimità. Sarà necessario elaborare nuove iniziative, anche mirate, per raggiungere anche in questo specifico ambito un fisiologico 100%. Per quel che concerne il rapporto posti letto/studenti immatricolati pari o superiore a 3, si registra un aumento di circa il 10% delle sedi che lo rispettano tra il penultimo e ultimo esercizio, ma è evidente che le politiche di revisione del rapporto minimo abitanti posti letto, in funzione dell’orientamento già ricordato verso una sempre maggiore prossimità delle cure renderanno sempre più difficile il mantenimento di questo parametro. È ormai giunto il momento di passare a parametri che tengano conto più delle attività espletate dalle strutture che ospitano i CdL più che della consistenza numerica dei posti letto che albergano.

Fig.11_2

Fig.12_2

– Area della didattica e della valutazione

L’area della didattica e della valutazione degli studenti è sicuramente quella dove la possibilità di confronto tra i diversi esercizi è maggiormente difficile. È infatti evidente come anche gli stessi requisiti relativi a tale area invochino la presenza di strumenti in senso generico in quanto, nonostante la grande attenzione e l’entità del dibattito che si è sviluppato in questi anni all’interno della Conferenza, risulta ancora difficile stabilire indicatori reali che possano registrare l’integrazione didattica e l’integrazione nella valutazione dell’apprendimento. Mentre infatti risulta “empaticamente” chiaro il concetto di integrazione disciplinare, non è altrettanto chiaro come misurarla. È indubbio che in termini di apprendimento efficace, corsi realmente integrati danno risultati migliori e in tempi più brevi facilitano l’elaborazione delle informazioni da parte dello studente e soprattutto finalizzandole preventivamente allo scopo della formazione della competenza sullo specifico problema, ma come misurare in modo obbiettivo l’effettiva integrazione sia orizzontale sia verticale, è effettivamente difficile. In questo senso l’intervento nella metodologia didattica segna il passo, in termini almeno di risultati, come è evidente dal prevalere, nell’ultimo esercizio ancora del “abbastanza” ai quesiti sulla integrazione tra gli insegnamenti probabilmente proprio per i problemi di misurazione ricordati da una parte e per la sensazione di non essere ancora riusciti a far breccia tra le resistenze culturali e “politiche” legate agli “interessi” disciplinari. Peraltro la limitatezza delle risorse non aiuta certo l’organizzazione di corsi in multi-presenza, presenti, con ottimi risultati, solo occasionalmente nei CdL visitati. È ormai verosimilmente necessaria una riflessione che prenda atto dell’oggettiva difficoltà di raggiungere in modo diffuso le ideali condizioni di integrazione formativa e porti la Conferenza a proporre soluzioni anche di minima, ma sostenibili e attuabili in modo diffuso. Ciò detto è innegabile che i risultati del I esercizio del II ciclo relativi a quest’area, siano sicuramente incoraggianti (Fig. 13) in particolare per quel che riguarda le procedure di accreditamento delle ADE, l’organizzazione e l’effettuazione del controllo delle presenze e il controllo delle modalità di valutazione dell’apprendimento.

Fig.13_2

Queste ultime sono ancora prevalentemente effettuata tramite l’esame orale (nel 60% dei casi), presenti prove scritte, integrate o no con le prove orali, in circa il 30% dei casi e prove pratiche per la verifica delle abilità acquisite in circa il 10%. Sempre molto incentivata è la valutazione espressa da più esaminatori appartenenti a diversi SSD presenti nel medesimo corso integrato ed è sicuramente maggiormente realizzata rispetto all’integrazione nel momento formativo, rispetto alla quale è ormai verosimilmente necessaria una riflessione che prenda atto delle difficoltà oggettive (limitatezza delle risorse) e della permanenza di resistenze culturali e “politiche” legate agli interessi disciplinari. Un discorso a parte merita il risultato relativo alle ADP che nei diversi esercizi sono risultate spesso croce e delizia dei diversi CdL, nel senso che, sebbene di sovente abbiano rappresentato e siano state riportate come criticità anche rilevanti, sono state anche campo di sperimentazioni organizzative e metodologiche degne di esser riportate come eccellenze. Ormai le ADP risultano programmate in modo reale nella totalità dei corsi e, malgrado restino in grandissima parte svolte presso i plessi assistenziali, la diffusione dell’utilizzo dei laboratori di simulazione ha avuto in’importante impennata tra i due ultimi esercizi di Site Visit e attualmente risultano presenti in embrione almeno nei ¾ dei CDL (Fig. 14).

Fig.14_2

– Area del controllo e della valutazione dei corsi e dei docenti

Come è noto la valutazione e il controllo dei corsi e dei docenti è ubiquitario e principalmente effettuato tramite la somministrazione semestrale agli studenti dei questionari di valutazione, ma il rischio reale è che questa pratica, di per sé virtuosa, scada a livello di mero adempimento formale in assenza di momenti di discussione e divulgazione dei risultati di tali sondaggi. Nel tempo le sedi privilegiate di discussione dei dati dei questionari sono sempre più diventate il CCL e la CTP indicando un sano aumento dell’esigenza di discussione collegiale a fronte di una comunque sempre ben rappresentata abitudine alla discussione diretta tra docenti e Presidente di CdL. Ancora scarso appare il coinvolgimento in questa fase così delicata e importante, delle figure di coordinamento, CS e CCI (circa 1/3/dei casi). Il confronto tra il II esercizio del I ciclo (2007-2008) e il I esercizio del II ciclo (2013-14) (Fig. 15) dimostra un enorme incremento della presenza di momenti/sedi specifiche di discussione dei risultati delle varie forme di valutazione dei corsi e dei docenti dimostrando una sempre maggior abitudine al confronto che non può certo essere disgiunta dalla già rilevata maggiore abitudine alla ricerca di sistemi di qualità che permettano il miglioramento continuo delle attività dei CdL. Anche questo dato deve essere molto incoraggiante se si pensa all’estrema difficoltà che nemmeno dieci anni fa era presente nel corpo docente ad accettare ogni forma di valutazione da parte non solo degli studenti, ma anche dai propri pari. Non è un caso che, nell’esercizio 2007/08, meno della metà dei corsi discuteva i dati dei questionari, cosiddetti OPIS, e/o possedeva momenti di valutazione collegiale delle proprie attività.

Fig.15_2

L’adesione ai progetti della Conferenza

La scelta unanime di inserire tra i requisiti minimi per l’accreditamento interno alla Conferenza i Progetti strategici che la stessa persegue da almeno un decennio, rappresenta la volontà di ogni singolo CdL di partecipare attivamente ai progetti e di riconoscere agli stessi una valenza cruciale per le proprie attività. D’altro canto i tre progetti sono funzionali al monitoraggio, miglioramento e omogeneizzazione della attività fondamentali di un CdL: la formazione (il core curriculum), la valutazione dell’apprendimento (il progress test), il controllo di qualità (le Site Visit).

Non è certo un caso che fin dalla loro istituzione i progetti abbiano avuto la partecipazione della stragrande maggioranza dei CdL. Dal confronto tra gli esercizi (Fig. 16), infatti, è evidente come fin dal II esercizio del I ciclo almeno l’80% dei CdL abbia preso parte a tali iniziative.

Fig.16_2

Nello specifico nell’ultimo esercizio l’applicazione del Core Curriculum Nazionale, parrebbe presente in circa il 90% delle sedi, anche se tale dato andrebbe verificato in termini di riscontro sui programmi pubblicati, essendo frequente la dichiarata mancanza di utilizzo delle UDC e delle UDE in cui è declinato il Core Curriculum della Conferenza. Lo stesso andamento “basculante” nei tre esercizi confrontati del dato dell’adesione da parte dei CdL italiani denuncia una probabile soggettività dell’affermazione circa l’adozione del Core Curriculum sebbene sia indubitabile che gli argomenti trattati nei singoli CdL siano in gran parte sovrapponibili a quelli declinati nelle Unità Didattiche pubblicate dalla Conferenza. Se questo sicuramente rassicura circa la presenza di una certa omogeneità dei contenuti trattati nei diversi CLMMC italiani, il senso del progetto è certamente più ampio e, quindi, è verosimilmente necessario arrivare a stabilire criteri precisi che definiscano l’adesione al progetto e rendano quindi più obiettiva la partecipazione allo stesso. In questo senso la revisione del Core Curriculum Nazionale attualmente in atto è una buona occasione per ridefinire gli obiettivi del progetto e stabilire i criteri per la sua applicazione.

Per quel che concerne il Progress Test, che nell’ultimo esercizio risulta essere stato utilizzato dalla totalità delle sedi, sembra ormai chiaro che se ne sia compreso il valore in termini sia di autovalutazione della capacità formativa, sia di strumento obbiettivo di controllo dell’apprendimento, tanto che risulta sempre più utilizzato come strumento di valutazione dei corsi al’interno dei CdL (Figg. 17 e 18) anche verosimilmente per la sua caratteristica di metodo non formale, ma evidentemente utile e specificamente informativo. In realtà è possibile che le enormi potenzialità di questo eccezionale strumento messo a punto dalla Conferenza, siano ancora non completamente sfruttate sia a livello centrale, sia periferico. Utile sarebbe se la Conferenza trovasse il modo di lavorare su modelli applicativi da suggerire per la gestione periferica dei risultati.

Fig.17_2 Fig.18_2

Il progetto Site Visit ha ottenuto fin dal II esercizio del I ciclo la partecipazione totale di tutti CdL italiani e ci piace pensare che questo sia dovuto al grande clima di fiducia e stima reciproca che contraddistingue l’ambiente della Conferenza nel quale non si teme il confronto nella convinzione che, se effettuato secondo regole condivise, non può che esser fruttuoso. E che questo corrisponda a realtà è confermato dell’enorme messe di dati, impressioni ed emozioni che scaturisce dalla lettura delle relazioni delle commissioni che hanno effettuato le Site Visit: l’atto della visita, andando oltre l’istituzionale funzione di verifica e di correzione di quanto riportato nei questionari, ha rappresentato da sempre, infatti un formidabile momento di confronto e di crescita culturale, organizzativa ed umana, sia per coloro che hanno effettuato, sia per coloro che hanno ricevuto la visita. Il fatto di aver adottato progressivamente, soprattutto nel I esercizio del II ciclo, sistemi di standardizzazione sia della visita, sia della resa in relazione, ha permesso un più facile confronto delle esperienze. A mo’ di esempio si riporta un tentativo di analisi di raffronto tra criticità ed eccellenze rinvenute negli ultimi due esercizi (Figg. 19 e 20) già analizzato nel dettaglio in un precedente articolo. Senza entrare nello specifico in questa sede ci si limiterà a considerare un evidente fenomeno di “adattamento” particolarmente interessante per interpretare nel modo giusto i confronti nel tempo tra i diversi esercizi. Il dato oggettivo di un Progress Test ormai diffuso ovunque ne dimostra la condivisa affermazione e quindi la sua presenza non viene più percepita come eccellenza. Al contrario il dato, anch’esso obbiettivo, della contrazione del corpo docente, evidentemente ormai considerato scontato, è meno denunciato come criticità.

Fig.19_2

Fig.20_2

Il quadro complessivo

Il quadro complessivo dei risultati analizzati è riassunto nella Tabella I

Tab.1_2

È evidente il progressivo miglioramento della situazione della presenza dei requisiti che è stato possibile confrontare nel tempo nei CLMMC italiani. Pur utilizzando una soglia alta, pari alla presenza in almeno il 90% delle sedi, per la maggioranza dei parametri si è riusciti a uscire dalla “zona grigia” nella rilevazione dell’ultimo esercizio che, si ricorda, è stato anche il primo che ha perseguito un accreditamento se pur provvisorio dei CdL visitati. Si ricorderà che in prima applicazione la percentuale dei requisiti stabilita come soglia per l’ottenimento dell’accreditamento provvisorio era corrispondente all’80%. La Fig. 21 mostra i risultati dell’esercizio in questione.

Fig.21_2

Tutti i CLMMC italiani hanno raggiunto la soglia stabilita e pertanto sono titolari dell’accreditamento provvisorio interno alla CPPCLMMC. Tale risultato, come già in passato rilevato, riveste un significato ancora più importante alla luce di quanto dimostrato dalla simulazione, effettuata relativamente ai medesimi parametri, in base alle rilevazioni del precedente esercizio di Site Visit visibili nella Fig. 22 che fotografano una situazione ben diversa con più di 1/3 delle sedi sotto il livello di accreditamento e nessuna con il 100% dei requisiti.

Fig.22_2

In altre parole in dieci anni di lavoro si è riusciti a fare in modo che la stragrande maggioranza dei requisiti considerati oggi necessari per l’accreditamento fossero presenti in almeno il 90% dei CLMMC italiani e in tre anni di lavoro mirato, i CLMMC italiani sono stati in grado di mettere in atto i correttivi necessari al raggiungimento dei parametri che si erano comunemente dettati dimostrando che si può ingenerare quel circolo virtuoso di miglioramento continuo alla base di un reale sistema di qualità votato non già alla censura o alla “punizione” di chi è in difficoltà, ma alla individuazione delle criticità al fine della loro soluzione e alla condivisone delle eccellenze. Ci piace pensare che ciò sia stato possibile anche grazie allo stimolo e alla motivazione indotti dalla partecipazione al progetto Site Visit della Conferenza e agli strumenti messi in comune e a disposizione dalla Conferenza stessa.

L’effetto del raggiungimento dei requisiti minimi

Per capire se il raggiungimento dell’accreditamento interno alla Conferenza, e il conseguente raggiungimento di almeno l’80% dei requisiti considerati indispensabili per garantire una buona offerta didattica, abbia influito sull’efficacia didattica si è cercato di analizzare alcuni indicatori.

I risultati in termini di situazione della popolazione studentesca

Dalla rilevazione dell’ultimo esercizio risulta che circa il 55% degli studenti dei CLM italiani si laurea in corso e l’80% lo fa entro il I anno fuori corso. Tale dato è rimasto costante negli ultimi due esercizi. Inoltre attualmente in media la percentuale degli iscritti come ripetenti o fuori corso è del 20%, in netto miglioramento rispetto al 30% precedentemente registrato. Se tale ultimo dato viene riferito solo ai fuori corso e non ai ripetenti è possibile effettuare un confronto anche con il II esercizio del I ciclo e i risultati sono visibili in Fig. 23. In ultimo, confrontando il dato relativo al tempo medio di laurea tra il II esercizio del I ciclo e il I esercizio del II ciclo, è evidente un certo miglioramento (Fig. 24).

Fig.23_2 Fig.24_2

È evidente il trend positivo che, comunque, partendo da una situazione già buona, probabilmente necessità di più tempo per mostrare risultati più consistenti. Sembra comunque che obbiettivamente, il miglioramento dell’efficacia dei corsi sia un dato assumibile.

La percezione soggettiva dei Presidenti di CdL e quella oggettiva delle commissioni

Questo è sicuramente un indicatore relativamente affidabile perché comunque ricavato da una percezione, ma che essendo simile sia da parte dei valutati che dei valutatori può essere comunque considerata significativa. Il 97% dei Presidenti di CLM dichiara da abbastanza a del tutto raggiunti la missione e gli obiettivi del corso con un importante superamento da parte dei molto sugli abbastanza rispetto al penultimo esercizio. (Fig. 25)

Fig.25_2

Tale percezione soggettiva appare confermata dalla percezione delle commissioni che nelle conclusioni delle loro relazioni hanno giudicato positivamente i CdL in ordine a organizzazione e sintonia con il nuovo ordinamento didattico nella grande maggioranza dei casi (rispettivamente nel 75% e nel 63%). Anche in questo caso sembrerebbe che il raggiungimento dell’accreditamento interno sia coinciso con una migliore impressione da parte degli attori e dei verificatori dello stesso sullo “stato di salute” dei nostri CdL confermando l’efficacia del sistema messo in essere anche ai fini del reale miglioramento della qualità dei CLMMC italiani.

Considerazioni conclusive

Come già precedentemente rilevato, il processo di trasformazione del Progetto Site Visit in un vero sistema di accreditamento tra pari è ormai concluso; i requisiti minimi di accreditamento stilati e condivisi sono ormai un importante punto di riferimento per l’attività dei CdL e le linee guida per il loro raggiungimento/mantenimento in tempi ragionevoli, così come sono state indicate, sembrano utilizzate e utilizzabili. Per il futuro ogni corso, conoscendo in base ai risultati della precedente site visiti gli eventuali punti di debolezza che il sistema ormai standardizzato permette di individuare con maggiore facilità, potrà lavorare per il superamento delle specifiche criticità anche con l’aiuto della Conferenza che è impegnata da sempre nel supporto alle singole realtà. L’enorme lavoro effettuato in questi dieci anni di vita del Progetto Site Visit della CPPCLMC ha dato risultati estremamente positivi portando all’accreditamento, se pur provvisorio e relativo almeno all’80% dei requisiti stabiliti, della totalità dei corsi. Tutto ciò oltre a rappresentare il successo del metodo di lavoro della Conferenza, in termini di attenzione alla condivisione e alla sostenibilità di quanto ritenuto indispensabile per le attività dei corsi ricercata per la via del confronto continuo e della simulazione degli effetti delle decisioni prese, può essere di grande utilità anche in considerazione dell’avvenuto avvio delle Site Visit dell’ANVUR con le quali è sempre più necessario un processo di reale integrazione anche in considerazione del fatto che, almeno apparentemente, i criteri ANVUR non sembrano sufficienti a valutare le specificità dei CdL di area sanitaria. La sfida che attende la Conferenza è quella di riuscire a mantenere vitale nel tempo il sistema messo in essere, anche migliorandolo, ma soprattutto rendendolo più facilmente “sostenibile” per la Conferenza stessa.

 

Ringraziamenti

Si ringraziano i colleghi Presidenti di tutti i CLMMC passati, presenti e futuri per la fattiva collaborazione. Un particolare ringraziamento va ai componenti delle commissioni centrali che si sono susseguite nella gestione dei diversi esercizi e a tutti i commissari che hanno effettuato le visite durante gli stessi, senza i quali nulla di quanto fatto e raggiunto sarebbe stato possibile.

Si ringraziano infine la dottoressa Carmen Mazzitelli per il supporto costante in tutte le fasi della realizzazione degli ultimi due esercizi e per l’attenta revisione dell’articolo e la dottoressa Martina Leopizzi per il prezioso ausilio nell’elaborazione dei dati.

Cita questo articolo

Della Rocca C., Lenzi A., Dossier: Il progetto site visit. L’esperienza di dieci anni di lavoro, Medicina e Chirurgia, 69: 3138-3149, 2016. DOI:10.4487/medchir2016-69-4

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